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A Redipuglia il no di Napolitano alla guerra

Dal sacrario-simbolo il capo dello Stato inizia domenica il pellegrinaggio sui luoghi dei tragici combattimenti del '15-'18. Con lui i presidenti della Slovenia e della Croazia. Muti dirige la "Messa da Requiem" di Verdi
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ROMA. Cominciò come Belle époque. Quaranta anni di pace e di dolci illusioni nell'Europa fin de siècle. Finì con sessanta milioni di soldati al fronte e dieci milioni di uomini morti ammazzati. Trincee, gas, baionette e cannoni. Mai più. Sarà una lunga cavalcata di commemorazioni, quella che il presidente Giorgio Napolitano inaugura domenica con il concerto evento di Riccardo Muti nel sacrario di Redipuglia, ma con un messaggio di bruciante attualità: come la storia tragica della Grande Guerra insegna, "solo un Europa davvero unita - non si stanca di ripetere il capo dello Stato - può metterci al riparo dal ripetersi di simili orrori".

Dove cento anni fa passava la linea del fronte, lungo quei confini incerti e insanguinati che oggi si chiamano Friuli e Slovenia, il capo dello Stato compirà due giorni di "pellegrinaggio", insieme al presidente sloveno Borut Pahor, quello croato Ivo Josipovic, al preside…
ROMA. Cominciò come Belle époque. Quaranta anni di pace e di dolci illusioni nell'Europa fin de siècle. Finì con sessanta milioni di soldati al fronte e dieci milioni di uomini morti ammazzati. Trincee, gas, baionette e cannoni. Mai più. Sarà una lunga cavalcata di commemorazioni, quella che il presidente Giorgio Napolitano inaugura domenica con il concerto evento di Riccardo Muti nel sacrario di Redipuglia, ma con un messaggio di bruciante attualità: come la storia tragica della Grande Guerra insegna, "solo un Europa davvero unita - non si stanca di ripetere il capo dello Stato - può metterci al riparo dal ripetersi di simili orrori".

Dove cento anni fa passava la linea del fronte, lungo quei confini incerti e insanguinati che oggi si chiamano Friuli e Slovenia, il capo dello Stato compirà due giorni di "pellegrinaggio", insieme al presidente sloveno Borut Pahor, quello croato Ivo Josipovic, al presidente del consiglio federale (il Senato) austriaco Ana Blatnik. I nemici di un secolo fa.

Il viaggio in questa memoria dolorosa comincia appunto dal più simbolico dei luoghi, il sacrario di Redipuglia, il sacello dei caduti italiani del '15-'18, dove domenica sera il maestro Muti dirige la Messa da Requiem di Verdi (diretta su Raitre, condotta da Sveva Sagramola). "In ricordo dei caduti della guerra, di tutti i caduti, di tutte le guerre", annuncerà il maestro. Accanto al capo dello Stato, appunto gli altri tre presidenti. Per il governo italiano, il ministro della Difesa Pinotti e probabilmente il sottosegretario Lotti (che a Palazzo Chigi guida anche la "struttura di missione" che gestisce le celebrazioni). Ci sarà anche il governatore del Friuli Serraccchiani.

Poi il giorno dopo la seconda tappa della "riconciliazione": si svolgerà in terra slovena e stavolta sarà il presidente italiano a rendere omaggio a tutti i morti dall'altra parte. Nova Gorica, la nuova Gorizia, dove ora un "confine" disegnato da ciotole di fiori segna quella linea d'ombra attraversata un secolo fa da filo spinato e cavalli di frisia. E soprattutto, una panchina. La "panchina della pace". Una semplicissima panca in legno, costruita apposta per questa occasione, e sistemata sul Monte Santo, sotto la targa che ricorda che qui caddero a centinaia, a migliaia in una furiosa battaglia. Su quella "panchina della pace" si siederanno Napolitano e Pahor, soltanto loro due, come un ricordare e riflettere sul dramma della guerra fra due amici ritrovati piuttosto che un colloquio fra capi di Stato.

Il via a questo viaggio fra passato e presente lo darà dunque il capo dello Stato, ma le celebrazioni per la Grande Guerra andranno avanti e avranno il culmine nel 2015, quando cadrà il vero e proprio centenario (l'Italia entrò in guerra nel 1915, un anno dopo gli altri paesi). Manifestazioni, mostre (già inaugurata proprio da Napolitano quella al Vittoriano), iniziative nelle scuole, con un obiettivo che il comitato storico-scientifico guidato da Franco Marini si è dato: recuperare in tutt'Italia cento monumenti abbandonati dedicati alla Grande guerra.