MILANO . "Penso che la Germania debba dare credito agli italiani e al governo Renzi. É anche nel suo interesse avere una Italia che riesca ad agganciare la ripresa economica: concedere maggiore flessibilità è un atto di doverosa fiducia nei confronti del nostro paese".
Alberto Bombassei lavora fin dagli anni Sessanta con le imprese tedesche. Con Brembo, la società quotata in Borsa e fondata con il padre in provincia di Bergamo, fornisce freni e componenti auto per i colossi Audi, Bmw e Porsche, e la Germania è il mercato principale dell'azienda assieme agli Usa. Proprio per questa sua esperienza, è stato inserito nel gruppo di una decina di parlamentari (come deputato di Scelta Civica), incaricato dal presidente della Repubblica di tenere rapporti con la politica tedesca per evitare altri "incidenti".
Bombassei chi ha ragione tra rigore e flessibilità, tra italiani e tedeschi?
"Renzi ha esposto con onestà la situazione italiana. E, al di là di qualche polemica, mi pare che il cancelliere Merkel abbia già chiuso il caso sostenendo la linea italiana. Renzi ha esposto le difficoltà del nostro paese ma anche tutto quello che si sta facendo per dimostrare la nostra volontà di recuperare le situazione. I tedeschi potranno giudicarci in seguito, nel caso non ce la facessimo, ma senza pregiudizi".
Non si fidano degli italiani in generale o sono rimasti scottati dalle mancate promesse dei governi Berlusconi?
"Se qualche incidente in passato c'è stato mi sembra superato. Ora siamo in una nuova fase, con un governo di persone giovani che vuole dimostrare, senza dare lezioni a nessuno, che le riforme si possono fare. Del resto, la crisi che stiamo attraversando e globale e coinvolge tutti, poi gli italiani con i loro difetti ci mettono del loro, ma non siamo solo noi ad avere qualche difficoltà in questo momento".
Secondo lei, perché una parte dei tedeschi sembra tifare per una Europa a due velocità? Solo per continuare a sfruttare i vantaggi di tassi bassi per i loro titoli di Stato?
"In Germania, come in Italia, non sempre si conoscono i problemi nella loro complessità. E la maggior parte dei tedeschi sanno che una Italia in difficoltà, secondo paese più industrializzato della Ue, alla lunga sarà un danno anche per il loro sistema economico. L'Italia è il primo paese della Ue per l'interscambio commerciale con la Germania e i nostri prodotti d'eccellenza sono molto apprezzati per la loro qualità. Ed è un aspetto che riconosciuto dai tedeschi rappresenta una garanzia di qualità che vale in
tutto il mondo".
Teme che qualcuno in Germania se ne possa approfittare per mettere in difficoltà le aziende italiane che in molti settori manifatturiere sono i primi concorrenti dei prodotti tedeschi?
"In verità, è l'opposto. In questi ultimi anni, ho notato un atteggiamento di sostegno convinto al sistema economico italiano. Ho partecipato a più di un convegno in Germania, anche di recente, dove ho ascoltato esponenti politici e dell'economia auspicare che l'Italia diventi sempre più influente nella Ue. Perché i più intelligenti e i più aperti, sanno che l'Europa deve farsi trovare unita per affrontare le prossime sfide economiche. Che non sono quelle tra i paesi europei, ma tra l'Europa e la Cina, il Brasile, e l'accordo di libero scambio con gli Stati Uniti".
Alberto Bombassei lavora fin dagli anni Sessanta con le imprese tedesche. Con Brembo, la società quotata in Borsa e fondata con il padre in provincia di Bergamo, fornisce freni e componenti auto per i colossi Audi, Bmw e Porsche, e la Germania è il mercato principale dell'azienda assieme agli Usa. Proprio per questa sua esperienza, è stato inserito nel gruppo di una decina di parlamentari (come deputato di Scelta Civica), incaricato dal presidente della Repubblica di tenere rapporti con la politica tedesca per evitare altri "incidenti".
Bombassei chi ha ragione tra rigore e flessibilità, tra italiani e tedeschi?
"Renzi ha esposto con onestà la situazione italiana. E, al di là di qualche polemica, mi pare che il cancelliere Merkel abbia già chiuso il caso sostenendo la linea italiana. Renzi ha esposto le difficoltà del nostro paese ma anche tutto quello che si sta facendo per dimostrare la nostra volontà di recuperare le situazione. I tedeschi potranno giudicarci in seguito, nel caso non ce la facessimo, ma senza pregiudizi".
Non si fidano degli italiani in generale o sono rimasti scottati dalle mancate promesse dei governi Berlusconi?
"Se qualche incidente in passato c'è stato mi sembra superato. Ora siamo in una nuova fase, con un governo di persone giovani che vuole dimostrare, senza dare lezioni a nessuno, che le riforme si possono fare. Del resto, la crisi che stiamo attraversando e globale e coinvolge tutti, poi gli italiani con i loro difetti ci mettono del loro, ma non siamo solo noi ad avere qualche difficoltà in questo momento".
Secondo lei, perché una parte dei tedeschi sembra tifare per una Europa a due velocità? Solo per continuare a sfruttare i vantaggi di tassi bassi per i loro titoli di Stato?
"In Germania, come in Italia, non sempre si conoscono i problemi nella loro complessità. E la maggior parte dei tedeschi sanno che una Italia in difficoltà, secondo paese più industrializzato della Ue, alla lunga sarà un danno anche per il loro sistema economico. L'Italia è il primo paese della Ue per l'interscambio commerciale con la Germania e i nostri prodotti d'eccellenza sono molto apprezzati per la loro qualità. Ed è un aspetto che riconosciuto dai tedeschi rappresenta una garanzia di qualità che vale in
tutto il mondo".
Teme che qualcuno in Germania se ne possa approfittare per mettere in difficoltà le aziende italiane che in molti settori manifatturiere sono i primi concorrenti dei prodotti tedeschi?
"In verità, è l'opposto. In questi ultimi anni, ho notato un atteggiamento di sostegno convinto al sistema economico italiano. Ho partecipato a più di un convegno in Germania, anche di recente, dove ho ascoltato esponenti politici e dell'economia auspicare che l'Italia diventi sempre più influente nella Ue. Perché i più intelligenti e i più aperti, sanno che l'Europa deve farsi trovare unita per affrontare le prossime sfide economiche. Che non sono quelle tra i paesi europei, ma tra l'Europa e la Cina, il Brasile, e l'accordo di libero scambio con gli Stati Uniti".