BERLINO. Renzi ha un lavoro molto difficile, lo capiamo, ma il Patto di stabilità offre margini. Non va toccato. Lo dice Ralph Brinkhaus, vicecapogruppo parlamentare Cdu, responsabile di Finanze e Bilancio.
Renzi dice che l'Europa non appartiene ai tedeschi, Weidmann afferma che nuovi debiti non dànno crescita. Compromessi possibili tra posizioni opposte o no?
"Primo, Renzi ha un lavoro molto difficile. Varare riforme, mettere ordine, tenere unito il paese. Merita grande rispetto. L'Europa appartiene agli europei, non a un solo paese. Ma crediamo che l'Europa migliore sia un'Europa che si concentra su riforme di struttura e consolidamento dei bilanci. Se cambiamo o violiamo le regole perdiamo molta fiducia. Nelle attuali regole c'è abbastanza margine di manovra per quanto Renzi vuole".
Senza più flessibilità e più tempo, dice Renzi, le riforme non riusciranno...
"Rispettando le regole attuali abbiamo superato insieme situazioni difficili. Sarà possibile anche in futuro. Schaeuble ha detto a ragione che dobbiamo continuare sulla via seguita finora. Renzi però ha anche ragione quando dice che dobbiamo dare impulsi di crescita. E' possibile nell'ambito delle regole, non cambiandole. E con profonde riforme di struttura".
Come vedete Renzi: riformatore o leader a parole?
"Ha bisogno di tempo, crediamo che faccia sul serio. Riparliamone tra un anno".
Senza intese l'euro può esplodere?
"E' questione di trovare equilibrio. Riforme dure hanno migliorato situazioni di crisi. Sdrammatizziamo, cerchiamo colloqui costruttivi. Per noi una cosa è importante: regole concordate e firmate da tutti vanno rispettate, nel loro ambito c'è flessibilità ma riforme in mercato del lavoro, o politica sociale sono indispensabili alla fiducia come il rispetto degli impegni".
Dopo le elezioni europee, la voglia di più spese è più forte in Europa, no?
"Una cosa non si può fare: fermarsi con le riforme pro-competitività. E' la chiave del successo, non più spese né svalutazione dell'euro. So che in Italia non è facile, Renzi non è da invidiare".
Temete un asse Parigi-Roma?
"I leader italiani e francesi sono stretti tra la pressione interna contro riforme scomode e pressioni non solo tedesche, anche della Bce e di Bruxelles, di riformare. Cercano di guadagnare tempo. Alla fine non aiuta: servono riforme e rispetto delle regole, è la posizione europea, non tedesca".
Il pericolo è un'Europa di pregiudizi incrociati?
"Noi vogliamo un'Europa economicamente sana. Sappiamo che stiamo bene solo se stiamo bene i vicini. Chi viola le regole danneggia l'Europa, non la Germania. L'esempio è l'Irlanda: lamentarsi meno, agire di più. Dublino e Lisbona mostrano la via: riforme, non più spese".
Renzi dice che l'Europa non appartiene ai tedeschi, Weidmann afferma che nuovi debiti non dànno crescita. Compromessi possibili tra posizioni opposte o no?
"Primo, Renzi ha un lavoro molto difficile. Varare riforme, mettere ordine, tenere unito il paese. Merita grande rispetto. L'Europa appartiene agli europei, non a un solo paese. Ma crediamo che l'Europa migliore sia un'Europa che si concentra su riforme di struttura e consolidamento dei bilanci. Se cambiamo o violiamo le regole perdiamo molta fiducia. Nelle attuali regole c'è abbastanza margine di manovra per quanto Renzi vuole".
Senza più flessibilità e più tempo, dice Renzi, le riforme non riusciranno...
"Rispettando le regole attuali abbiamo superato insieme situazioni difficili. Sarà possibile anche in futuro. Schaeuble ha detto a ragione che dobbiamo continuare sulla via seguita finora. Renzi però ha anche ragione quando dice che dobbiamo dare impulsi di crescita. E' possibile nell'ambito delle regole, non cambiandole. E con profonde riforme di struttura".
Come vedete Renzi: riformatore o leader a parole?
"Ha bisogno di tempo, crediamo che faccia sul serio. Riparliamone tra un anno".
Senza intese l'euro può esplodere?
"E' questione di trovare equilibrio. Riforme dure hanno migliorato situazioni di crisi. Sdrammatizziamo, cerchiamo colloqui costruttivi. Per noi una cosa è importante: regole concordate e firmate da tutti vanno rispettate, nel loro ambito c'è flessibilità ma riforme in mercato del lavoro, o politica sociale sono indispensabili alla fiducia come il rispetto degli impegni".
Dopo le elezioni europee, la voglia di più spese è più forte in Europa, no?
"Una cosa non si può fare: fermarsi con le riforme pro-competitività. E' la chiave del successo, non più spese né svalutazione dell'euro. So che in Italia non è facile, Renzi non è da invidiare".
Temete un asse Parigi-Roma?
"I leader italiani e francesi sono stretti tra la pressione interna contro riforme scomode e pressioni non solo tedesche, anche della Bce e di Bruxelles, di riformare. Cercano di guadagnare tempo. Alla fine non aiuta: servono riforme e rispetto delle regole, è la posizione europea, non tedesca".
Il pericolo è un'Europa di pregiudizi incrociati?
"Noi vogliamo un'Europa economicamente sana. Sappiamo che stiamo bene solo se stiamo bene i vicini. Chi viola le regole danneggia l'Europa, non la Germania. L'esempio è l'Irlanda: lamentarsi meno, agire di più. Dublino e Lisbona mostrano la via: riforme, non più spese".