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Riforme, Fassino: "Pochi 21 sindaci al Senato". Ma Renzi: "Entro 15 giorni si chiude"

Il presidente dell'Anci critica il nuovo Palazzo Madama: "Numero inadeguato rispetto al dovere di rappresentare oltre 8mila Comuni". Il M5S: "Rischio ghigliottina per far tacere l'opposizione". Zanda (Pd): "Da lunedì voto a oltranza in Aula"

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ROMA - "L'Anci considera insoddisfacente la previsione di partecipazione di 21 sindaci al nuovo Senato. Questo numero è inadeguato rispetto al dovere di rappresentare oltre 8 mila Comuni". Lo ha detto il presidente dell'Anci, Piero Fassino al termine dell'Ufficio di presidenza dell'Associazione dei Comuni italiani, con riferimento alle riforme costituzionali del governo Renzi, in questi giorni in aula a Palazzo Madama dopo l'ok in Commissione. Inoltre, secondo Fassino, storico esponente del Pd di Matteo Renzi, "il metodo di elezione dei 21 sindaci che diventano senatori affidato ai Consigli regionali, non è corretto: la nostra fonte di legittimazione deve arrivare dagli amministratori locali, non dai Consigli regionali".

Chiamparino: "Modifica Titolo V essenziale". "Io non vedrei male anche un riequilibrio a favore dei sindaci purché resti un Senato che sia il luogo politico" dove si affrontino "le questioni del rapporto fra le autonomie locali, le Regioni e lo Stato", ha risposto il presidente della Regione Piemonte, Sergio Chiamparino, "questo secondo me sarebbe il grande senso" della riforma. "La rivisitazione del Titolo V della Costituzione è essenziale", aggiunge Chiamparino, "e vanno razionalizzati i compiti delle Regioni, che devono essere pochi. Le Regioni devono anche lavorare di più insieme".

Il M5S: "Vogliono silenziare l'opposizione".
Ma gli ostacoli sono tanti per Matteo Renzi. Oltre ai dissidenti nel Pd e quelli in Forza Italia, restano molto critiche le altre forze politiche, come il Movimento 5 Stelle. "Il governo si appresta a richiedere la 'Ghigliottina' sul dibattito parlamentare che porterà allo stravolgimento della costituzione", ha dichiarato il parlamentare grillino Vincenzo Maurizio Santangelo, "è pura follia! ci sono voluti quasi tre anni per scrivere la carta ed ora, in piena estate, Renzi e Berlusconi pensano di stravolgerla, diminuendo gli spazi democratici per i cittadini, in tre soli giorni". Il M5S vorrebbe il rinvio della discussione al prossimo autunno, anche perché, come hanno ribadito Di Maio e Toninelli durante l'incontro con il Pd e il premier Renzi in streaming, "prima viene la legge elettorale". Ma la proposta è stata respinta dall'Aula, che ha confermato il calendario fissato dalla Capigruppo.

CHE COS'E' LA GHIGLIOTTINA

Renzi: "Due settimane e si chiude". Perché il governo Renzi non si vuole fermare. "Noi chiudiamo le riforme costituzionali, al massimo, entro 15 giorni", ha annunciato il premier nel corso dell'incontro con i 5 Stelle. "Il giorno dopo - ha aggiunto il Presidente del Consiglio - siamo pronti a discutere della legge elettorale". L'aula del Senato procederà ad oltranza sulle riforme a partire da lunedì mattina prossimo. Lo ha deciso, a maggioranza, la conferenza dei capigruppo di Palazzo Madama. Il capogruppo del Pd, Luigi Zanda, dice che in capigruppo non si è parlato di contingentamento dei tempi ma che in ogni caso le riforme saranno approvate prima dell'estate. Zanda ha specificato che lunedì mattina si concluderà in aula il dibattito. Poi si svolgeranno le repliche dei relatori e governo. Nel pomeriggio dunque inizierà la illustrazione dei quasi 8mila emendamenti presentati e poi le votazioni.
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Calderoli: "Niente fretta". Ma Calderoli, Lega Nord, giudica irrealistici i tempi del governo. "E' difficile. Se, come sembra, gli emendamenti saranno nella nostra disponibilità da lunedì mattina, io pretendo di avere il tempo per fare un lavoro serio, e credo lo stesso valga per la mia collega. Diversamente, lo spirito collaborativo cambia. Non facciamo quindi conteggi dei tempi". Anche Forza Italia, con il senatore Donato Bruno, chiede "un congruo tempo da dare a tutta l'Assemblea per poter leggere gli emendamenti".

Delrio: "Accelerare con le riforme". "Per le riforme è in ritardo il Paese e non il governo", ha ribadito oggi il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Graziano Delrio, parlando con i giornalisti oggi a Pompei (Napoli) a margine della sottoscrizione del patto di azione congiunto tra Commissione europea e Governo per il grande progetto Pompei. "Sono trent'anni che aspettavamo la riforma della città metropolitana e la abbiamo fatta. Cento anni che si votava per le Province e adesso non votiamo più ed era dalla Costituente che si discuteva dell'utilità di un bicameralismo perfetto", ha osservato ancora il sottosegretario rimarcando anche l'iter compiuto sulla legge elettorale. Risultati che "sono stati raggiunti in appena 150 giorni", ha concluso Delrio.

Il Ncd: "Niente rinvii". "Chiuderemo entro la pausa estiva sulle riforme", assicura Gaetano Quagliariello. "Non ci sarà nessun rinvio a dopo l'estate, è impossibile", gli fa eco Maurizio Sacconi. Il Nuovo Centrodestra scommette sull'approvazione del ddl Boschi prima delle vacanze, in una conferenza stampa nella sede del partito, il coordinatore nazionale non vuol sentir parlare di slittamenti a settembre. "Noi faremo la nostra parte" ribadisce anche Renato Schifani, responsabile del programma e dei rapporti con il governo, "mi affido alla responsabilità dei partiti e alla capacità di mediazione del presidente del Senato", è l'appello lanciato da Schifani alle altre forze politiche".
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