ROMA. "Affinché la riforma elettorale sia strutturale - e duratura nel tempo - penso che serviranno tre modifiche. Corrispondono a quelle che noi abbiamo già presentato alla Camera". Riccardo Nencini, leader socialista e viceministro alle Infrastrutture, ritiene possibile una nuova intesa sull'Italicum.
Viceministro, che cosa ha in mente?
"La prima modifica prevede una nuova soglia per chi accede al premio di maggioranza. Per noi sarebbe giusto fissarla al 40%".
Quali altri miglioramenti sono possibili?
"Sarebbe giusto introdurre un diritto di tribuna per le forze che stanno in coalizione. E sarebbe utile prevedere una norma sul conflitto d'interesse".
Siete pronti a ripresentare questi emendamenti al Senato?
"Forse non ce ne sarà bisogno, se si arriverà - come sembra - a modifiche condivise. Quanto all'intervento sul conflitto d'interesse, invece, lo riproporremo certamente a Palazzo Madama".
Pensa insomma che la riforma non resterà vittima dei veti incrociati.
"La strada credo sia in discesa, a questo punto. Vedo solo un rischio: la riforma che ha in mente Renzi - e che abbiamo in mente noi - è strutturale. Dall'altra parte dello schieramento invece, non avendo un leader in grado di costruire un nuovo centrodestra, vivono la stagione delle riforme come una forma di difesa. Per questo, ad esempio, dicono no ai collegi piccoli o alle preferenze, con l'obiettivo di portare una sorta di guardia regia in Parlamento".
Viceministro, che cosa ha in mente?
"La prima modifica prevede una nuova soglia per chi accede al premio di maggioranza. Per noi sarebbe giusto fissarla al 40%".
Quali altri miglioramenti sono possibili?
"Sarebbe giusto introdurre un diritto di tribuna per le forze che stanno in coalizione. E sarebbe utile prevedere una norma sul conflitto d'interesse".
Siete pronti a ripresentare questi emendamenti al Senato?
"Forse non ce ne sarà bisogno, se si arriverà - come sembra - a modifiche condivise. Quanto all'intervento sul conflitto d'interesse, invece, lo riproporremo certamente a Palazzo Madama".
Pensa insomma che la riforma non resterà vittima dei veti incrociati.
"La strada credo sia in discesa, a questo punto. Vedo solo un rischio: la riforma che ha in mente Renzi - e che abbiamo in mente noi - è strutturale. Dall'altra parte dello schieramento invece, non avendo un leader in grado di costruire un nuovo centrodestra, vivono la stagione delle riforme come una forma di difesa. Per questo, ad esempio, dicono no ai collegi piccoli o alle preferenze, con l'obiettivo di portare una sorta di guardia regia in Parlamento".