Politica

Caselli: "Difficile cambiare e fare patti con un condannato"

L'ex procuratore di Torino: "Il problema principale della giustizia sono i tempi lunghi: per ridurli l'unica strada è abolire il processo d'appello. La responsabilità civile è un tema delicato, se maneggiato male può diventare un'arma non contro le toghe, ma contro i cittadini"

2 minuti di lettura
TORINO - Le linee guida della riforma della giustizia "sono ancora troppo generiche per una valutazione di merito. Sarebbe come giudicare un romanzo dall'indice". Giancarlo Caselli reagisce così alle notizie che filtrano sulle intenzioni del governo. Premette che "il contesto del cosiddetto 'Patto del Nazarenò non è tra i più incoraggianti visto che l'accordo è fatto con Berlusconi, nonostante i suoi problemi con la giustizia" e lancia una provocazione: "Il problema principale della giustizia sono i tempi lunghissimi. Vogliamo ridurli drasticamente? Non c'è che una strada: l'abolizione del processo di appello".

Dottor Caselli, la soddisfa l'impianto delle linee guida sulla responsabilità civile dei magistrati?
"Abbiamo ancora indicazioni vaghe. Si dice che l'azione di responsabilità di civile scatta nei casi di "cattivo uso del potere giudiziario", "negligenza inescusabile". Questa non è una casistica definita, è una serie di affermazioni che rimangono nel limbo. Senza maggiore chiarezza, sarà impossibile dare una valutazione ".

Teme che la responsabilità civile diventi un'arma contro i magistrati?
"Quello della responsabilità civile è un tema molto delicato. Ho paura che, se maneggiato male, possa diventare un'arma contro i cittadini. Essere giudicati da un magistrato che non è indipendente perché teme rivalse da parte di chi ha la forza per esercitarle non è una condizione auspicabile".

Vede questo rischio con la nuova legge?
"Riconosco al ministro Orlando una autentica volontà riformatrice e penso che questo sia un buon punto di partenza. Constato che si deve muovere in un contesto non incoraggiante, con un governo che ha sottoscritto un patto con il signor Berlusconi che in vent'anni di attività politica ha cercato di sottrarsi sistematicamente alla giurisdizione e ha altrettanto sistematicamente oltraggiato la magistratura fino a definirla "un cancro da estirpare"".

Ritiene che nel "Patto del Nazareno" ci sia una parte sulla riforma della giustizia?
"Io non sono un politico e non faccio politica. Ma non posso chiudere gli occhi di fronte al contesto in cui questa riforma viene portata avanti".

Non è normale che in un Paese il patto sulle riforme con l'opposizione venga trattato con il suo leader?
"Non lo so. Ma lei mi indichi un paese europeo in cui un uomo pubblico condannato a non fare politica da un tribunale per le sue gravi colpe viene ricevuto nelle sedi istituzionali e tratta con il governo".

E' però evidente che, al di là di Berlusconi, la giustizia non funziona. Lei ha una proposta per migliorare la situazione?
"Certo io non partirei dalla responsabilità civile, ma dalla drastica riduzione dei tempi dei processi. Che da noi sono infiniti. Nei tribunali c'è un arretrato di 9 milioni di cause, un macigno gigantesco. Per sollevarlo sarebbe necessario abolire il grado di appello: smaltire quelli arretrati in due anni e arrivare a un sistema con un solo grado di giudizio".

Perché privare i cittadini di un grado di giudizio? I maligni direbbero subito che dopo l'assoluzione di Berlusconi in appello, lo si abolisce..
"In tutti i paesi con il rito accusatorio come quello italiano, il giudizio di appello di fatto non esiste. Se noi liberassimo i giudici di appello, potremmo utilizzarli per il primo grado e la giustizia italiana diventerebbe molto più rapida".
I commenti dei lettori