ROMA. "Siamo molto preoccupati. La situazione è tale da dover prendere in considerazione qualsiasi ipotesi".
Si riferisce a Moody's che taglia le previsioni di crescita per l'Italia, Paolo Romani, capogruppo di Forza Italia?
"Le agenzie di rating americane troppo spesso hanno fatto previsioni sbagliate, ci impensierisce di più il meno 0,2 fatto registrare dalla stima del secondo trimestre: è la conferma che le terapie dei tre governi che si sono succeduti, tutti privi di legittimazione popolare, non sono state sufficienti a portare il Paese fuori dalla recessione".
Nei primi due governi, fino a un certo momento, c'eravate anche voi. Adesso a sentire il suo collega Brunetta siete pronti ancora una volta a collaborare.
"Ad oggi, noi svolgiamo fino in fondo il nostro ruolo, che è quello di un'opposizione dura ma responsabile. Stimoliamo il governo a fare le cose che finora sembra non abbia il coraggio di fare. Ma questo non vuol dire che si possa andare in soccorso al governo".
Nessun sostegno esterno, dunque, nessun ingresso in maggioranza?
"Vorrei essere chiaro, una volta per tutte. Con la sinistra di Renzi abbiamo terapie profondamente diverse per affrontare la crisi. Più in generale, non ci sono le condizioni, non se n'è mai parlato, non c'è alcun accordo o ipotesi di questo tipo. Altra cosa sarebbe approvare singoli provvedimenti di ispirazione liberale, qualora li ritenessimo utili al Paese".
E la "coesione nazionale" in tempi di crisi, magari alla tedesca, che sogna sempre qualche suo collega?
"Siamo lontanissimi dal contesto tedesco. Lì la Merkel è stata costretta a dar vita a una larga coalizione, però impostata sulla base di una trattativa durata più di due mesi, con tanto di programma stilato fin nei minimi dettagli. Mondi diversi".
Il ministro Alfano ieri su Repubblica vi invitava a finirla con questa "tarantella" e a dire chiaramente se volete entrare in maggioranza.
"L'accordo con Renzi e col Pd, per quanto ci riguarda, esiste solo sulle riforme, per modificare l'assetto istituzionale. Di quel tavolo siamo protagonisti, in linea con la nostra tradizione riformatrice. Siamo noi che abbiamo chiesto e ottenuto che la versione finale fosse lontanissima da quella iniziale del governo, firmata anche da Alfano e dai ministri Ncd".
Pensate che in questo contesto di crisi le riforme istituzionali e la legge elettorale siano sempre la priorità?
"La legge elettorale non serve a uscire dalla crisi, ma va fatta perché in qualsiasi sistema democratico va garantita la possibilità di ricorrere alle urne per consentire agli elettori di scegliersi un governo".
Non temete che, una volta approvato l'Italicum, Renzi vi trascini al voto?
"Non credo che Renzi abbia intenzione di andare alle urne velocemente. Non concluderebbe il ciclo riformatore e questa sarebbe una cocente sconfitta per lui. Insomma, ritengo improbabile che si vada a votare a stretto giro. Il problema si porrà tra un anno, quando le tante promesse del premier falliranno: a quel punto bisognerà decidere che fare. Lo deciderà il capo dello Stato".
Apporterete all'Italicum le modifiche che vi chiedono i piccoli e delle quali Berlusconi ha discusso con Renzi? Insomma, le preferenze le volete o no?
"Limitate modifiche sono possibili, tenendo conto anche delle richieste avanzate dalla nostra coalizione. Sempre a patto che siano condivise da Forza Italia e Pd. A mio avviso molti tra i piccoli parlano di preferenze, ma chi lo fa ha interesse solo a trattare sulle soglie di sbarramento. Ne discuteremo".
Si riferisce a Moody's che taglia le previsioni di crescita per l'Italia, Paolo Romani, capogruppo di Forza Italia?
"Le agenzie di rating americane troppo spesso hanno fatto previsioni sbagliate, ci impensierisce di più il meno 0,2 fatto registrare dalla stima del secondo trimestre: è la conferma che le terapie dei tre governi che si sono succeduti, tutti privi di legittimazione popolare, non sono state sufficienti a portare il Paese fuori dalla recessione".
Nei primi due governi, fino a un certo momento, c'eravate anche voi. Adesso a sentire il suo collega Brunetta siete pronti ancora una volta a collaborare.
"Ad oggi, noi svolgiamo fino in fondo il nostro ruolo, che è quello di un'opposizione dura ma responsabile. Stimoliamo il governo a fare le cose che finora sembra non abbia il coraggio di fare. Ma questo non vuol dire che si possa andare in soccorso al governo".
Nessun sostegno esterno, dunque, nessun ingresso in maggioranza?
"Vorrei essere chiaro, una volta per tutte. Con la sinistra di Renzi abbiamo terapie profondamente diverse per affrontare la crisi. Più in generale, non ci sono le condizioni, non se n'è mai parlato, non c'è alcun accordo o ipotesi di questo tipo. Altra cosa sarebbe approvare singoli provvedimenti di ispirazione liberale, qualora li ritenessimo utili al Paese".
E la "coesione nazionale" in tempi di crisi, magari alla tedesca, che sogna sempre qualche suo collega?
"Siamo lontanissimi dal contesto tedesco. Lì la Merkel è stata costretta a dar vita a una larga coalizione, però impostata sulla base di una trattativa durata più di due mesi, con tanto di programma stilato fin nei minimi dettagli. Mondi diversi".
Il ministro Alfano ieri su Repubblica vi invitava a finirla con questa "tarantella" e a dire chiaramente se volete entrare in maggioranza.
"L'accordo con Renzi e col Pd, per quanto ci riguarda, esiste solo sulle riforme, per modificare l'assetto istituzionale. Di quel tavolo siamo protagonisti, in linea con la nostra tradizione riformatrice. Siamo noi che abbiamo chiesto e ottenuto che la versione finale fosse lontanissima da quella iniziale del governo, firmata anche da Alfano e dai ministri Ncd".
Pensate che in questo contesto di crisi le riforme istituzionali e la legge elettorale siano sempre la priorità?
"La legge elettorale non serve a uscire dalla crisi, ma va fatta perché in qualsiasi sistema democratico va garantita la possibilità di ricorrere alle urne per consentire agli elettori di scegliersi un governo".
Non temete che, una volta approvato l'Italicum, Renzi vi trascini al voto?
"Non credo che Renzi abbia intenzione di andare alle urne velocemente. Non concluderebbe il ciclo riformatore e questa sarebbe una cocente sconfitta per lui. Insomma, ritengo improbabile che si vada a votare a stretto giro. Il problema si porrà tra un anno, quando le tante promesse del premier falliranno: a quel punto bisognerà decidere che fare. Lo deciderà il capo dello Stato".
Apporterete all'Italicum le modifiche che vi chiedono i piccoli e delle quali Berlusconi ha discusso con Renzi? Insomma, le preferenze le volete o no?
"Limitate modifiche sono possibili, tenendo conto anche delle richieste avanzate dalla nostra coalizione. Sempre a patto che siano condivise da Forza Italia e Pd. A mio avviso molti tra i piccoli parlano di preferenze, ma chi lo fa ha interesse solo a trattare sulle soglie di sbarramento. Ne discuteremo".