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'Vu cumpra': perché la 'scusa' di Alfano non regge

Criticato per l'uso del termine, il ministro si difende ricordandone l'inserimento nella Treccani. E l'Enciclopedia replica. L'opinione del linguista

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Il ministro dell'Interno Alfano, nella conferenza stampa di ieri al Viminale, per controbattere le accuse di chi lo aveva attaccato per il "vu cumprà", ha detto - palmare alla mano, riferendosi al portale dell'autorevole istituzione che l'ha prodotta - che l'espressione si trova "anche sulla Treccani".

Fin troppo ovvia la risposta dell'Istituto della Enciclopedia Italiana, che ha precisato: "Nella propria base dati lessicale, Treccani registra l'espressione 'vu cumprà' a scopo di documentazione, senza volerne in alcun modo legittimare l'uso. In altre sezioni del portale, trattando in forma più distesa di questa specifica espressione, ne sottolinea espressamente il registro d'uso spregiativo".

Il ministro ha insomma omesso un piccolo particolare: i vari repertori lessicali Treccani, come altri vocabolari dell'uso corrente attenti alla percezione socio-culturale di una lingua, registrano "vu cumprà" ma ne sottolineano il valore denigratorio. È un po' come se mandassi qualcuno volgarmente a quel paese (evito, per pudore, di indicare con quale espressione), quel qualcuno si ribellasse e io, per difendermi, aprissi lo Zingarelli o il Devoto-Oli alla voce relativa e replicassi che mai e poi mai avrei potuto (o voluto) offenderlo: la voce è sul dizionario, e sono dunque legittimato a usarla.

Una postilla, valida anche per il caso Tavecchio e i mangiatori di banane. Un conto è pronunciare in casa propria parole o espressioni offensive per riferirsi a Tizio o a Caio, un altro conto è esibirle pubblicamente come hanno fatto Alfano e Tavecchio. Non è una mera questione di politicamente corretto (per i mangiabanane dell'uno e i vu cumprà dell'altro), è un problema ben più serio: quello di un becero provincialismo, in odore o sostanza di razzismo, che disprezza le persone e aggiunge al misfatto il danno: ci rende sempre più inaffidabili agli occhi di chi ci vede dal di fuori.  La strada da percorrere per arrivare a competere con paesi culturalmente più avanti del nostro, se non prendiamo coscienza di tutto questo, potrebbe rivelarsi ancora molto lunga.

Quando Berlusconi diede dell'"abbronzato" a Obama ci furono reazioni indignate, compresa la mia. Matteo Renzi, in risposta ai "vu cumprà" di Alfano, si è limitato a dire che non avrebbe usato quell'espressione. Doveva sconfessarlo, ma ha preferito far proprio un condizionale da distanziamento emotivo. Per lui sarà stato politicamente più rassicurante, per me quel condizionale è suonato invece inquietante.

* Massimo Arcangeli è linguista e critico letterario, ordinario di Linguistica italiana all'Università di Cagliari, incaricato di linguaggi della pubblica amministrazione e della politica presso l'università del Molise
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