ROMA. Per certi versi le sue parole sono sorprendenti: "Le aspettative sono grandi, in Europa e in Italia. Il momento per sostenerlo è adesso". A parlare è il numero due dei socialdemocratici tedeschi, Thorsten Schäfer-Gümbel. L'uomo da sostenere è il premier italiano, Matteo Renzi.
Qualche volta si ha l'impressione che l'Europa sia un po' scettica nei confronti del premier italiano. Lei che ne pensa?
"Questo scetticismo non è affatto giustificato. Renzi affronta le riforme con grande energia. Per questo in primo luogo gli si deve del rispetto. Non si può stare a guardare: va sostenuto".
È cambiato il rapporto del Pd con gli altri partiti socialdemocratici e progressisti dopo il voto europeo?
"Il Pd ha ottenuto con Renzi un successo elettorale molto grande. I democratici hanno condotto una campagna europeista, con un'agenda che punta al riequilibrio sociale. Questo successo dà alla socialdemocrazia europea forza e nuova fiducia".
Fino a qualche anno fa sembrava che l'Europa girasse intorno alla Germania e alla Francia. Ora le cose appaiono diverse. Che ruolo può avere l'Italia?
"Posso capire come sia nata quest'impressione: ci sono stati molti vertici franco- tedeschi e un'intensa collaborazione, anche per la politica di avvicinamento seguita alla seconda guerra mondiale. D'altra parte, l'Italia è un membro fondatore dell'Ue. Sotto Berlusconi mancava un partner affidabile sul palcoscenico europeo. Con Renzi le cose sono diverse".
C'è chi dice che le riforme italiane vengono solo annunciate. Tempo fa lei ha detto che Renzi pare essere il primo nelle condizioni di portare ad una vera svolta. Lo pensa ancora?
"Sì. Renzi è al governo solo da pochi mesi. So quanto ci vuole a mettere in piedi delle riforme, anche in Germania. Al di là di ogni impazienza in Europa e in Italia, bisogna concedere a Renzi il tempo necessario".
La crisi non è finita. Cosa succede se Renzi non ce la fa?
"Non parliamo di fallimenti, ma di cose che devono riuscire. L'Europa ce la fa tutta insieme o non ce la fa affatto a superare la crisi. In Germania si parla troppo di risparmi, poco di riforme. Questo deve cambiare. Altrimenti i populisti, che non offrono risposte se non quelle sbagliate, diventano ancora più forti. Ne usciremo solo se non deludiamo le aspettative dei cittadini in un'Europa unita. C'è bisogno di crescita, lavoro e più istruzione. Dalla Commissione mi aspetto proposte concrete".
E da Renzi l'Spd cosa si aspetta?
"È una questione di capacità di tenuta, di obiettivi chiari e di forza di volontà. Io vedo che queste caratteristiche lui ce l'ha. La Spd confida molto in Renzi".
Qualche volta si ha l'impressione che l'Europa sia un po' scettica nei confronti del premier italiano. Lei che ne pensa?
"Questo scetticismo non è affatto giustificato. Renzi affronta le riforme con grande energia. Per questo in primo luogo gli si deve del rispetto. Non si può stare a guardare: va sostenuto".
È cambiato il rapporto del Pd con gli altri partiti socialdemocratici e progressisti dopo il voto europeo?
"Il Pd ha ottenuto con Renzi un successo elettorale molto grande. I democratici hanno condotto una campagna europeista, con un'agenda che punta al riequilibrio sociale. Questo successo dà alla socialdemocrazia europea forza e nuova fiducia".
Fino a qualche anno fa sembrava che l'Europa girasse intorno alla Germania e alla Francia. Ora le cose appaiono diverse. Che ruolo può avere l'Italia?
"Posso capire come sia nata quest'impressione: ci sono stati molti vertici franco- tedeschi e un'intensa collaborazione, anche per la politica di avvicinamento seguita alla seconda guerra mondiale. D'altra parte, l'Italia è un membro fondatore dell'Ue. Sotto Berlusconi mancava un partner affidabile sul palcoscenico europeo. Con Renzi le cose sono diverse".
C'è chi dice che le riforme italiane vengono solo annunciate. Tempo fa lei ha detto che Renzi pare essere il primo nelle condizioni di portare ad una vera svolta. Lo pensa ancora?
"Sì. Renzi è al governo solo da pochi mesi. So quanto ci vuole a mettere in piedi delle riforme, anche in Germania. Al di là di ogni impazienza in Europa e in Italia, bisogna concedere a Renzi il tempo necessario".
La crisi non è finita. Cosa succede se Renzi non ce la fa?
"Non parliamo di fallimenti, ma di cose che devono riuscire. L'Europa ce la fa tutta insieme o non ce la fa affatto a superare la crisi. In Germania si parla troppo di risparmi, poco di riforme. Questo deve cambiare. Altrimenti i populisti, che non offrono risposte se non quelle sbagliate, diventano ancora più forti. Ne usciremo solo se non deludiamo le aspettative dei cittadini in un'Europa unita. C'è bisogno di crescita, lavoro e più istruzione. Dalla Commissione mi aspetto proposte concrete".
E da Renzi l'Spd cosa si aspetta?
"È una questione di capacità di tenuta, di obiettivi chiari e di forza di volontà. Io vedo che queste caratteristiche lui ce l'ha. La Spd confida molto in Renzi".