Politica

Consulta, fumata nera. Forza Italia divisa su Catricalà. Leone eletto al Csm

Ancora nulla di fatto sui nomi dei due giudici della Corte costituzionale. Violante il più votato. Anche nella seduta comune del Parlamento di ieri non si è raggiunto il quorum. Eletti al Csm solo due membri laici degli otto previsti: Legnini e Fanfani, entrambi Pd. Maggioranza: "Nuova seduta lunedì". Grasso e Boldrini: urgente soluzione

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ROMA - Un'altra fumata nera per l'elezione di due giudici alla Corte costituzionale, eletto, invece, al Csm, Antonio Leone. Forza Italia non è riuscita a compattarsi sui nomi di Luciano Violante e Antonio Catricalà.

Non c'è l'accordo dopo nove votazioni per la Consulta e sei per Palazzo dei Marescialli. Dopo l'ennesimo nulla di fatto, si cerca una via d'uscita dalla situazione di stallo. Per eleggere i giudici della Corte è sufficiente la maggioranza di tre quinti dei componenti delle Camere, dopo il terzo scrutinio. Stesso quorum per i componenti del Csm, dopo il secondo scrutinio. La conferenza dei capogruppo, riunita subito dopo la votazione, ha chiesto di poter far slittare il voto.

Si guadagna tempo prezioso per trovare un compromesso. I presidenti delle Camere Laura Boldrini e Pietro Grasso hanno ribadito l'assoluta urgenza di un esito positivo delle votazioni per Consulta e Csm per far si che "le due Camere possano tornare a concentrare pienamente il lavoro sugli importanti temi in calendario" e hanno convocato una nuova seduta per lunedì 15 settembre.

Violante resta il più votato con 468 voti. I suoi consensi sono aumentati: ieri sera ne aveva incassati 429. Salgono e di moltissimo i voti per Antonio Catricalà: stamani è arrivato a quota 368 a fronte dei soli 64 di ieri sera. 120 i voti per Donato Bruno di Fi. Il quorum richiesto per essere eletti è di 570 voti. Invece, Leone del Ncd è stato eletto per il Csm con 517 preferenze, ma restano da scegliere altri cinque componenti.  Si sono fermati Teresa Bene, con 480 voti; Elisabetta Alberti Casellati, 473; Renato Balduzzi, 462; Luigi Vitali 451; Nicola Colaianni, 425; Roberto Zaccaria, 127. I voti dispersi sono stati 70, 48 le schede bianche e 26 le nulle.
Ieri erano passati Giovanni Legnini (in corsa per la vicepresidenza dell'organo di autogoverno dei giudici) e Giuseppe Fanfani, entrambi in quota Pd.

Forza Italia. Un sms arrivato a tutti i parlamentari azzurri aveva dato l'indicazione, per la Consulta, di votare questa mattina Catricalà e Violante. Linea confermata anche da Renato Brunetta. Ma che i problemi politici all'interno del partito di Berlusoni non fossero ancora risolti lo aveva fatto intendere un altro messaggio arrivato successivamente ai deputati e ai senatori: "Tenetevi pronti a una votazione nel pomeriggio". A dividere gli azzurri sarebbe il nome di Antonio Catricalà, sponsorizzato da Gianni Letta e voluto dallo stesso Silvio Berlusconi. Da Arcore infatti sarebbero arrivate indicazioni chiare sull'ex sottosegretario alla presidenza del Consiglio, indicazioni non accolte pienamente, confermano fonti interne al partito, soprattutto nelle fila dei senatori, che preferirebbero il collega Bruno.

"Su quanto sta avvenendo occorre "una riflessione" all'interno dei gruppi a cominciare da quello di Forza Italia", ha commentato il consigliere politico, Giovanni Toti che poi ironizza sui chi dà la colpa dello stallo al partito di Berlusconi: "Quando c'è il voto segreto è sempre colpa di qualcun'altro. E come quando si ruba la marmellata nella dispensa, è sempre colpa di un fratello o una sorella".
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Nel primo pomeriggio di ieri sulla Corte l'accordo sembrava raggiunto sui nomi di Violante e di Catricalà. Ma, a qualche minuto dall'inizio della seconda votazione della giornata, il meccanismo si è rotto in Forza Italia. I parlamentari azzurri, infatti, non hanno più votato il candidato deciso dai loro vertici, cui preferivano Donato Bruno. Il background di partito di quest'ultimo - è stato spiegato da alcuni forzisti - appariva più congruo.

Ieri, Violante si è fermato a 429 preferenze: 141 in meno del minimo di 570 previsto. Catricalà è arrivato a quota 64, sorpassato da Donato Bruno (68 voti), ma anche dal costituzionalista Franco Modugno che ne ha presi 119 voti e da Felice Besostri, sostenuto da M5S con 165 voti.

Grillo
. Parla di inciucio il Movimento 5 stelle, e come solito, non usa mezzi termini: "Per l'elezione dei membri della Corte costituzionale e del Csm stiamo assistendo all'ennesima spartizione di potere fra Forza Italia e Partito democratico". Non va giù ai pentastellati il nome di Luciano Violante, "vogliono sporcare la consulta", commentano nel  blog di Beppe Grillo, con un post firmato M5s Senato. "Ha dato avvio alle larghe intese" e "nel 2003 parlando alla Camera ha certificato l'impunità per Berlusconi sin dal 1994".


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