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Spending review, Lorenzin: "Per ora nessun taglio da tre miliardi"

Il ministro sottolinea che le è stato chiesto di ridurre del 3% le spese del suo dicastero e che a quel piano si sta lavorando. E confida nei risparmi che il Patto per la salute porterà già l'anno prossimo: "Possibile recuperare 900 milioni da lotta agli sprechi". Renzi su Twitter: "Prima di fare proclami le Regioni inizino a spendere bene i soldi"

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ROMA - "Al momento", non è previsto un taglio di tre miliardi al fondo sanitario. Da Bari il ministro della Sanità, Beatrice Lorenzin, nega che sul tappeto vi siano i ridimensionamenti della spesa di cui si è parlato in questi giorni: "Quello che mi è stato chiesto è il taglio del tre per cento alle spese del ministero e lo stiamo predisponendo". Stando alle indiscrezioni, il ministro intende proporre una riduzione di 40 milioni del budget di un miliardo assegnato al suo dicastero.

"Dobbiamo invece lavorare in modo forte nella lotta agli sprechi - rimarca Lorenzin - per questo è stato fatto il Patto per la salute in cui è prevista la centrale unica di acquisti, abbiamo previsto un nuovo sistema di benchmark anche per acquisti di nuovi dispositivi e farmaci, e poi tutta la parte sulla digitalizzazione sanitaria, c'è la cabina di monitoraggio del patto, che verrà implementata". E ancora: "Credo che dall'attuazione del Patto ci possano essere molti risparmi dal prossimo anno e lavorerei più su quello che dare suggerimenti metodologici. Adesso procediamo per step perché è inutile creare allarmismi prima del tempo. Lavoriamo portando il piano al ministro Padoan e al presidente Renzi. Dopodiché se ci sarà da affrontare altro lo affronteremo. Eviterei di fare allarmismi. Non ci sono proprio i motivi". Alla richiesta di rassicurazioni arrivata dalle Regioni, Lorenzin risponde sorridendo e dicendo che "anche il ministro della Salute vuole essere rassicurato".

Parlando in seguito a margine della festa dell'Udc, a Chianciano, Lorenzin ha quantificato il possibile recupero dagli sprechi: "Credo che potremmo già recuperare almeno 900 milioni di euro nel prossimo anno di risparmi". La sanità, ha detto il ministro, "è un asset nazionale e come tale andrebbe trattato", mentre "il fallimento del federalismo regionale è nei fatti, perché se hai la fortuna di vivere in un certo territorio avrai cure di altissimo livello, ma se per avventura vivi altrove allora no. E questo è insostenibile". Detto questo, però, respinge la lettura secondo la quale "tutto è colpa solo dei tagli", perché quei tagli "hanno colpito Regioni che non avevano colto il loro dovere di interpretare la responsabilizzazione della gestione della sanità". "Il primo problema - attacca - sono i cattivi manager, i cattivi direttori generali, i cattivi direttori sanitari, i cattivi primari, i cattivi assessori alla Salute nelle Regioni". Le soluzioni, poi, passano dalla programmazione, dai costi standard, da "meno ospedali e più territorio, con un sistema di controllo e monitoraggio", dallo sfruttare al massimo i progressi della tecnologia: "La sanità digitale - ha detto come sempio - , a regime, in un arco di tempo 5 anni, significa 7 miliardi di euro di risparmi".

Di fronte alle ipotesi di tagli per tre miliardi al fondo sanitario, i governatori sono saliti sulle barricate, invocando in primo luogo il rispetto del Patto per la salute siglato neppure due mesi fa. Palazzo Chigi ha cercato di spegnere l'incendio facendo filtrare che "nessuno vuole tagliare la sanità, ma nessuno vuole gli sprechi". Oggi Renzi torna sulla questione con un tweet dal tono polemico: "Revisione della spesa non significa tagliare la sanità. Ma le Regioni prima di fare proclami inizino a spendere bene i soldi che hanno".

La prima parte del tweet sembra accontentare Sergio Chiamparino, presidente della conferenza delle Regioni: "E' positiva la rassicurazione che arriva dal presidente del Consiglio sulla non coincidenza fra revisione della spesa e tagli in sanità". Il governatore del Piemonte ribadisce poi la "massima collaborazione con il governo, la stessa che ci ha portato a sottoscrivere il patto per la salute che peraltro è anche un documento di spending review e razionalizzazione della spesa". "Del resto come certificato dalla stessa Corte dei conti proprio il patto per la salute ha consentito in questi anni di tenere sotto controllo la spesa sanitaria", conclude Chiamparino.
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