Politica

Consulta, nuovo voto a vuoto su ticket Violante-Bruno. Nulla di fatto anche per il Csm

Dopo le fumate nere dei giorni scorsi, il Parlamento continua a far mancare i voti necessari. Pd e Fi invitati dai leader a rispettare l'accordo politico, ma tra i dem c'è scontento per l'indicazione di Vitali al Csm e per le assenze ingiustificate

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ROMA -  Niente da fare. Il Parlamento ci ha riprovato, in seduta comune, nel tentativo di chiudere una partita che si protrae da giorni: quella per l'elezione alla Consulta di due giudici costituzionali, e al Csm di altrettanti componenti laici. Ma la maggioranza richiesta dei 3/5 dell'assemblea ancora non arriva. E i nomi di Bruno e Violante restano al palo. Quest'ultimo ha ricevuto 526 voti (ieri ne aveva presi 530), mentre Bruno ne ha ottenuti 544 (ieri ne aveva incassati 529).

La giornata. Deputati e senatori di Pd e Fi erano stati invitati a votare (lo scrutinio è segreto) per Luciano Violante (candidato dem) e Donato Bruno (in quota Fi)  per la Consulta. L'indicazione per il Csm era quella di Luigi Vitali. Ma qualche malumore continuava a serpeggiare nel Pd. Non solo: nel Pd i mal di pancia sarebbero legati anche al nome di Vitali, coinvolto in alcuni procedimenti giudiziari. I dem riterrebbero la sua elezione al vertice di autogoverno dei magistrati come assolutamente inopportuna.

Non a caso è mancato il quorum anche per l'elezione di due membri laici del Csm. Nessuno ha raggiunto la quota di 515 voti necessari per far scattare l'elezione.


I Cinque Stelle. In serata, una mossa del M5s ha scatenato la polemica. I pentastellati, infatti, hanno deciso di votare in modo palese scrivendo in bella vista i nomi nella scheda, senza entrare nella cabina allestita per il voto. Immediata la replica di Dario Ginefra del Pd: "Se verrà confermato il voto palese dei parlamentari M5s per mezzo fotografico, oltre a trovarci di fronte ad una palese violazione del regolamento, ci troveremmo al cospetto di una forma inaccettabile di controllo del voto". Nel caso, "i presidenti di Camera e Senato dovrebbero assumere ogni iniziativa per assicurare la libertà di voto degli organi costituzionali".

In mattinata, Beppe Grillo era tornato a farsi sentire lanciando nuove accuse contro la maggioranza. "In questo momento in parlamento è in corso un ricatto - aveva scritto il leader del Movimento sul blog in un post intitolato Violante, un maggiordomo alla Consulta -. Ci hanno proposto uno scambio di voti: se non voteremo Violante alla Corte Costituzionale, non appoggeranno il nostro candidato", Nicola Colajanni. "Denunciamo questo ricatto e la visione da vecchia politica. Noi non voteremo mai Violante".





 
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