ROMA - Sono giorni fondamentali per il futuro della riforma del lavoro e anche per quello del Pd. Il premier Matteo Renzi tira dritto e la sinistra del partito è sempre più in fibrillazione, in attesa della direzione di lunedì. Nel dibattito si inserisce la presidente della Camera che fa un assist agli oppositori del Jobs Act: "L'articolo 18 non è cruciale".
LEGGI / LA CEI: "BASTA SLOGAN, RENZI RIDISEGNI L'AGENDA"
Il premier è tornato più volte sulla futura riforma dell'articolo 18 dagli Stati Uniti dove si trova e dove oggi è andato a visitare il quartier generale della Fiat Chrysler: "Non faccio compromessi", ha detto prima; "il reintegro non è un diritto scritto in costituzione, crea lavoratori di serie A e serie B", ha detto poi.
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Nonostante le polemiche il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, è convinto che il duello sul Jobs act non sfocerà nella caduta del governo. "Abbiamo lavorato per avere una delega che ha peraltro già avuto l'approvazione da parte della commissione Lavoro del Senato, dove sono stati presentati e accolti emendamenti importanti. Credo che abbiamo un testo che già nella formulazione attuale ha avuto un consenso largo - ha rimarcato - quindi credo possa procedere". Alla possibilità di uno sciopero della Cgil, il ministro ha risposto con fermezza: "Bisogna cambiare lo stato di cose, poi ognuno farà la scelta che reputerà. Noi ascoltiamo l'opinione altrui ma poi alla fine dobbiamo decidere".
L'esame in aula del jobs act slitterà di qualche giorno, ha spiegato Poletti, "perché ci sono alcune scadenze non rinviabili", ma "appena ci saranno le condizioni si farà perchè la discussione è già stata incardinata e avviata la scorsa settimana. Quindi non ci sono problemi di calendario".
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Fiducioso anche il presidente del Senato, Piero Grasso: "Certamente l'aula troverà l'equilibrio per potere uscire da questi dilemmi e poter avere una riforma del mercato del lavoro che possa aiutare soprattutto a trovare il lavoro". Sulla questione interviene anche la presidente della Camera, Laura Boldrini: "Le aziende estere non investono qui per burocrazia e tasse. Per nessuno è cruciale l'articolo 18" ha detto alla stampa estera. "Se non è un problema per gli imprenditori, allora che problema è? Anche se dobbiamo difendere chi non ha diritti, non bisogna toglierli a chi ancora ce li ha. La crescita si fa cambiando verso con investimenti in ricerca ed innovazione" ha aggiunto.
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Ma nella minoranza del Pd resta l'agitazione sulla riforma di Renzi e soprattutto sull'articolo 18. L'ex segretario Pierluigi Bersani continua a contrastare le scelte sul lavoro del governo. "Nessuno vuole scaraventare la delega, ma in Senato c'è un percorso con degli emendamenti che andrà rispettato fino in fondo. I senatori e anche i deputati sono stati eletti sulla base di un programma, e in questo programma, così come in quello con cui Renzi ha vinto le primarie, non c'era l'idea di cancellare una volta per tutte l'articolo 18 e il diritto al reintegro", spiega l'ex segretario, in un'intervista all'Huffington post.
Lunedì, alla direzione del partito, tutto sarà più chiaro. Gianni Cuperlo non ci sta al ricatto del premier e proprio in quella sede spera che "che il segretario presenti una relazione alternativa al prendere o lasciare - ha detto in un'intervista a Repubblica - un partito discute, la riforma si può migliorare. Renzi deve capire che da solo non ce la fa e che in casa non ha dei nemici. A meno che non pensi, e non voglio crederlo, che chi ha delle idee diverse dalle sue deve andarsene altrove". Non ci sarà bisogno del soccorso di Forza Italia. E' quanto sostiene il responsabile all'economia del partito, Filippo Taddei. "Vediamo innanzitutto se il Pd sarà diviso. Poi eventualmente vedremo quanto sarà ampia questa divisione - ha detto Taddei - non penso che sia in discussione il fatto che questa è una riforma che afferma i valori del Partito democratico. Non mi preoccupo di chi verrà in sostegno anche perchè non ce ne sarà bisogno".
Ci sono ancora i margini per non spaccare il partito. Secondo il presidente del Pd, Matteo Orfini lunedì ci saranno i numeri per trovare una sintesi in direzione per evitare una battaglia in Parlamento. "Sono giorni che stiamo facendo una discussione complicata - ha detto Orfini - sono giorni che dico che dobbiamo farla guardando al merito. Se guardiamo al merito le distanze non sono così ampie quindi credo che si possa trovare in direzione una soluzione che tenga unito il Pd" che eviti una "battaglia in Parlamento" perchè una volta prese le decisioni in direzione "l'impegno è rispettare la maggioranza. E così sarà".
Ma dalle parole di Maurizio Sacconi del Ncd sembra che spazi di trattativa ce ne siano pochi. "Abbiamo raggiunto un compromesso che è già stato oggetto di una trattativa. Non c'è motivo di rivederlo. Su questo argomento non decide solo il Pd, e credo che alla fine il premier Renzi saprà farsi seguire anche dalla minoranza del suo partito".
I sindacati. Il leader della Cgil, Susanna Camusso, invita a procedere senza strappi: "Io credo che sia strano sostenere che rispetto a una legge delega, che ha un suo lungo percorso di attuazione, si possa dire prendere o lasciare - ha detto il segretario generale -, ci pare che il tema dell'unificazione del lavoro nel nostro Paese sia molto importante e che non si può fare creando nuovi dualismi", ha aggiunto la Camusso. Intanto, il segretario della Uil, Luigi Angeletti apre a un'iniziativa comune purché "non sia di facciata". "Se la Cgil ha deciso di fare una manifestazione il 25 ottobre la farà - ha aggiunto - noi lunedì dovremmo incontrarci e mettere insieme un'iniziativa comune".
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Il premier è tornato più volte sulla futura riforma dell'articolo 18 dagli Stati Uniti dove si trova e dove oggi è andato a visitare il quartier generale della Fiat Chrysler: "Non faccio compromessi", ha detto prima; "il reintegro non è un diritto scritto in costituzione, crea lavoratori di serie A e serie B", ha detto poi.
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Nonostante le polemiche il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, è convinto che il duello sul Jobs act non sfocerà nella caduta del governo. "Abbiamo lavorato per avere una delega che ha peraltro già avuto l'approvazione da parte della commissione Lavoro del Senato, dove sono stati presentati e accolti emendamenti importanti. Credo che abbiamo un testo che già nella formulazione attuale ha avuto un consenso largo - ha rimarcato - quindi credo possa procedere". Alla possibilità di uno sciopero della Cgil, il ministro ha risposto con fermezza: "Bisogna cambiare lo stato di cose, poi ognuno farà la scelta che reputerà. Noi ascoltiamo l'opinione altrui ma poi alla fine dobbiamo decidere".
L'esame in aula del jobs act slitterà di qualche giorno, ha spiegato Poletti, "perché ci sono alcune scadenze non rinviabili", ma "appena ci saranno le condizioni si farà perchè la discussione è già stata incardinata e avviata la scorsa settimana. Quindi non ci sono problemi di calendario".
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Fiducioso anche il presidente del Senato, Piero Grasso: "Certamente l'aula troverà l'equilibrio per potere uscire da questi dilemmi e poter avere una riforma del mercato del lavoro che possa aiutare soprattutto a trovare il lavoro". Sulla questione interviene anche la presidente della Camera, Laura Boldrini: "Le aziende estere non investono qui per burocrazia e tasse. Per nessuno è cruciale l'articolo 18" ha detto alla stampa estera. "Se non è un problema per gli imprenditori, allora che problema è? Anche se dobbiamo difendere chi non ha diritti, non bisogna toglierli a chi ancora ce li ha. La crescita si fa cambiando verso con investimenti in ricerca ed innovazione" ha aggiunto.
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Ma nella minoranza del Pd resta l'agitazione sulla riforma di Renzi e soprattutto sull'articolo 18. L'ex segretario Pierluigi Bersani continua a contrastare le scelte sul lavoro del governo. "Nessuno vuole scaraventare la delega, ma in Senato c'è un percorso con degli emendamenti che andrà rispettato fino in fondo. I senatori e anche i deputati sono stati eletti sulla base di un programma, e in questo programma, così come in quello con cui Renzi ha vinto le primarie, non c'era l'idea di cancellare una volta per tutte l'articolo 18 e il diritto al reintegro", spiega l'ex segretario, in un'intervista all'Huffington post.
Lunedì, alla direzione del partito, tutto sarà più chiaro. Gianni Cuperlo non ci sta al ricatto del premier e proprio in quella sede spera che "che il segretario presenti una relazione alternativa al prendere o lasciare - ha detto in un'intervista a Repubblica - un partito discute, la riforma si può migliorare. Renzi deve capire che da solo non ce la fa e che in casa non ha dei nemici. A meno che non pensi, e non voglio crederlo, che chi ha delle idee diverse dalle sue deve andarsene altrove". Non ci sarà bisogno del soccorso di Forza Italia. E' quanto sostiene il responsabile all'economia del partito, Filippo Taddei. "Vediamo innanzitutto se il Pd sarà diviso. Poi eventualmente vedremo quanto sarà ampia questa divisione - ha detto Taddei - non penso che sia in discussione il fatto che questa è una riforma che afferma i valori del Partito democratico. Non mi preoccupo di chi verrà in sostegno anche perchè non ce ne sarà bisogno".
Ci sono ancora i margini per non spaccare il partito. Secondo il presidente del Pd, Matteo Orfini lunedì ci saranno i numeri per trovare una sintesi in direzione per evitare una battaglia in Parlamento. "Sono giorni che stiamo facendo una discussione complicata - ha detto Orfini - sono giorni che dico che dobbiamo farla guardando al merito. Se guardiamo al merito le distanze non sono così ampie quindi credo che si possa trovare in direzione una soluzione che tenga unito il Pd" che eviti una "battaglia in Parlamento" perchè una volta prese le decisioni in direzione "l'impegno è rispettare la maggioranza. E così sarà".
Ma dalle parole di Maurizio Sacconi del Ncd sembra che spazi di trattativa ce ne siano pochi. "Abbiamo raggiunto un compromesso che è già stato oggetto di una trattativa. Non c'è motivo di rivederlo. Su questo argomento non decide solo il Pd, e credo che alla fine il premier Renzi saprà farsi seguire anche dalla minoranza del suo partito".
I sindacati. Il leader della Cgil, Susanna Camusso, invita a procedere senza strappi: "Io credo che sia strano sostenere che rispetto a una legge delega, che ha un suo lungo percorso di attuazione, si possa dire prendere o lasciare - ha detto il segretario generale -, ci pare che il tema dell'unificazione del lavoro nel nostro Paese sia molto importante e che non si può fare creando nuovi dualismi", ha aggiunto la Camusso. Intanto, il segretario della Uil, Luigi Angeletti apre a un'iniziativa comune purché "non sia di facciata". "Se la Cgil ha deciso di fare una manifestazione il 25 ottobre la farà - ha aggiunto - noi lunedì dovremmo incontrarci e mettere insieme un'iniziativa comune".