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Boldrini: "Inaccettabili le offese ai dipendenti di Montecitorio". Che sui tagli alle retribuzioni promettono guerra

Il presidente della Camera risponde indignata ad Andrea Vecchio di Scelta Civica che parla di "presa in giro". "Solo fango per ottenere facile clamore" la replica. Ma 465 dipendenti sperano nell'incostituzionalità dei tetti alle retribuzione della P.A. e minacciano azioni legali
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ROMA - Il presidente della Camera, Laura Boldrini, risponde indignata all'accusa lanciata dal deputato di Scelta Civica Andrea Vecchio che, riguardo il voto di ieri in Aula sui tagli degli stipendi dei dipendenti di Montecitorio, si è complimentato con l'astensione del collega e questore Stefano D'Ambruoso perché si tratta di "tagli fasulli" e di una "inaccettabile presa in giro" di "tutti quegli italiani che sperano ancora nell'onestà della politica".

"Nessuna differenza di opinione può legittimare" simili "offensive" parole con cui si "getta fango" sulle istituzioni "pur di ottenere facile clamore", stigmatizza Boldrini. "La Camera è impegnata, insieme al Senato, in una delicata azione di riordino delle retribuzioni dei dipendenti - prosegue il presidente -. E' una riforma che in tanti giudichiamo indispensabile, anche per mettere il Parlamento in maggiore sintonia con la f…
ROMA - Il presidente della Camera, Laura Boldrini, risponde indignata all'accusa lanciata dal deputato di Scelta Civica Andrea Vecchio che, riguardo il voto di ieri in Aula sui tagli degli stipendi dei dipendenti di Montecitorio, si è complimentato con l'astensione del collega e questore Stefano D'Ambruoso perché si tratta di "tagli fasulli" e di una "inaccettabile presa in giro" di "tutti quegli italiani che sperano ancora nell'onestà della politica".

"Nessuna differenza di opinione può legittimare" simili "offensive" parole con cui si "getta fango" sulle istituzioni "pur di ottenere facile clamore", stigmatizza Boldrini. "La Camera è impegnata, insieme al Senato, in una delicata azione di riordino delle retribuzioni dei dipendenti - prosegue il presidente -. E' una riforma che in tanti giudichiamo indispensabile, anche per mettere il Parlamento in maggiore sintonia con la fase difficile che il Paese sta attraversando". Le parole di Laura Boldrini a difesa dello staff della Camera arrivano  dopo la lettera di protesta inviata alla presidente da da 465 dipendenti di Montecitorio che giudicano "troppo punitivi" i tagli e minacciano azioni legali.

"E' una manovra che incide in modo assai profondo sugli stipendi dei dipendenti - osserva Boldrini -. C'è chi la pensa in altro modo e, legittimamente, può ritenere che si dovesse fare qualcosa di diverso. Ma nessuna differenza di opinione può legittimare le parole che ho letto nella dichiarazione del deputato Andrea Vecchio". Boldrini rincara accusando a sua volta Vecchio di "mostrarsi disinformato sulla competenza dei dipendenti". "Per parte mia, ma certissima di rappresentare il sentire dell'intera assemblea di Montecitorio, riaffermo la massima stima per tutte le donne e gli uomini che mettono al servizio della Camera la loro professionalità e la loro dedizione", conclude Boldrini.

Il presidente della Camera ha affrontato la questione in un passaggio del suo intervento alla celebrazione del 750mo anniversario di San Francesco patrono d'Italia. L'umiltà professata dal santo, ha sostenuto Boldrini, "deve tradursi dal punto di vista di chi ha incarichi istituzionali in sobrietà". E "ispirati a questo principio di sobrietà" ha aggiunto Boldrini, "abbiamo deciso un difficile ma indispensabile riordino della retribuzioni dei dipendenti".

Boldrini non è entrata nel merito della critica di Andrea Vecchio, che oltre a ricordare come i tagli saranno operativi nel "lontano 2018", ha definito "intollerabile" che un tetto dello stipendio da considerare "al netto dei contributi previdenziali e delle varie inspiegabili indennità di funzione e con l'introduzione di un incentivo di produttività per i dipendenti che lo abbiano superato". "Il che significa - aveva concluso il deputato di Scelta Civica - che molti dipendenti della Camera senza alcuna preparazione specifica continueranno a superare abbondantemente il famoso tetto dei 240.000 euro annui. Un commesso con qualche decina d'anni di servizio guadagnerà ancora più del presidente del Consiglio dei ministri, più di un astronauta, di un primario di chirurgia oncologica o di un ingegnere".

I tagli votati alla Camera, in accordo con il Senato, sono significativi e si calcola un risparmio complessivo di quasi 97 milioni di euro, undici solo nel primo anno, tra 2015 e 2018. Ma, come ha evidenziato Vecchio, persiste il rischio che le retribuzioni continuino a superare il tetto fissato per il pubblico impiego, 240 mila euro, perché al netto delle indennità di funzione e degli oneri previdenziali. Come gli altri sottotetti: i consiglieri passano da 358 mila a 240 mila euro, i documentaristi da 238 a 166 mila, i segretari da 156 a 115 mila, i collaboratori tecnici da 152 a 106 mila e, infine, gli operatori e gli assistenti (cioè i commessi) da 136 a 99 mila euro. Per chi già supera la soglia, il ridimensionamento entrerà in vigore entro quattro anni, gradualmente.

Non la pensano esattamente così i 465 dipendenti della Camera (su un totale di 1.400) firmatari di una lettera indirizzata alla Presidenza di Montecitorio, in cui si minacciano "contenziosi legali" e si denunciano atteggiamenti "antisindacali" messi in atto con "assoluta noncuranza dei diritti dei lavoratori". Il tetto ai loro salari, il "massimo" di 240 mila euro, è troppo punitivo, sostengono, ricordando l'esistenza di "sottotetti" il più basso dei quali è fissato a 99 mila euro. I lavoratori sperano che la Consulta bocci il tetto agli stipendi della pubblica amministrazione, in ogni caso promettono azioni legali che "inaspriranno inevitabilmente i rapporti con la parte datoriale".