Politica

Teresi: "Nessuna offesa al Quirinale, lo prevede la legge"

Il procuratore aggiunto: "Abbiamo dovuto affrontare una questione di diritto che prescinde dal cognome degli interessati"

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PALERMO. "Abbiamo il massimo e assoluto rispetto per il presidente della Repubblica", dice il procuratore aggiunto Vittorio Teresi, che coordina il pool trattativa. "Ma c'è il concreto rischio che la mancata partecipazione degli imputati all'udienza del Quirinale possa costituire una nullità insanabile del processo ". I pm di Palermo tengono a ribadire che non hanno "fatto alcuna valutazione sulla qualità degli imputati, ci siamo limitati ad interpretare le norme", spiega Teresi: "E alla fine abbiamo espresso un parere sul diritto alla presenza di tutti gli imputati, quelli liberi e quelli detenuti".

Secondo quali norme dovrebbero partecipare all'audizione del capo dello Stato?
"Nella nostra memoria alla Corte citiamo anche l'articolo 6 della convenzione per i diritti dell'uomo, che prevede il diritto di un imputato a partecipare alle udienze del suo processo".

Però, il presidente della Corte d'assise aveva già stabilito con un'ordinanza che all'udienza del Quirinale dovessero esserci solo gli avvocati e non gli imputati.
"L'ordinanza è corretta, richiama l'articolo 502 del codice di procedura penale, che prevede l'esame del testimone a domicilio. Nell'ultimo comma, si dice che il giudice, quando ne è fatta richiesta, ammette l'intervento personale dell'imputato interessato all'esame. E all'epoca, nessuno degli imputati aveva fatto richiesta. Dunque, il giudizio della Corte era sospeso. Poi, si sono fatti avanti non solo Riina e Bagarella, ma anche Mancino. E abbiamo dovuto affrontare una questione di diritto che riguarda tutti gli imputati, non importa il loro cognome".

Non crede che possa crearsi una situazione di imbarazzo istituzionale per la presenza dei capimafia collegati in videoconferenza col Quirinale?
"Intanto, noto una carenza normativa nell'articolo 205 del codice di procedura penale, che prevede la testimonianza del presidente della Repubblica, ma non regola le modalità precise con cui debba avvenire. Ecco perché poi la Corte ha deciso di colmare la lacuna con l'articolo che riguarda l'esame del testimone a domicilio. Ora, bisogna contemperare due interessi contrapposti: i diritti del capo dello Stato, verso cui abbiamo il massimo e assoluto rispetto, e i diritti degli imputati che le norme impongono di tutelare".

Forse, si dovrebbe regolamentare l'articolo 205?
"Non spetta a me dirlo. I magistrati si occupano delle norme che ci sono. Il resto è nei poteri esclusivi del legislatore".
 
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