ROMA - Passano i giorni da quando il Senato ha votato la fiducia al governo Renzi sulla delega per la nuova legge di riforma del lavoro, il Jobs Act, ma all'interno del Partito Democratico i malumori delle varie anime della minoranza dem non si sopiscono. Il premier non perde occasione per richiamare il partito a "stare insieme", a discutere ma poi a uniformarsi alla linea prevalsa in direzione. E che, alla Camera, "non si cambia niente". Ma allo stesso modo quanti non si riconoscevano, e non si riconoscono, in quella linea continuano a ribadirlo, lasciando intendere che la resistenza continua.
Cesare Damiano parla di "necessarie correzioni" alla delega sul Jobs Act alla Camera e avverte Renzi sulla imposizione di un nuovo voto di fiducia ipotizzata dal premier. E se Gianni Cuperlo nei giorni scorsi aveva fatto sapere che sarebbe stato alla manifestazione promossa dalla Cgil per il 25 ottobre, la stessa confederazione sindacale smentisce di aver posto un veto sulla presenza in piazza dei senatori che hanno votato la fiducia, come vorrebbe un virgolettato riportato da Repubblica ma non attribuito. "La manifestazione è aperta a tutti coloro che hanno a cuore il lavoro" precisa il portavoce del segretario generale Susanna Camusso.
Di certo, Beppe Grillo ha fatto dell'attacco al governo sulla riforma del mercato del lavoro un punto centrale del raduno del Movimento 5 Stelle al Circo Massimo: "Non permetteremo mai di portare la gente alla fame: contro il Jobs Act combatteremo con ogni mezzo".
Damiano: "Correzioni alla Camera e Renzi eviti la fiducia". Il presidente della Commissione Lavoro alla Camera, ed ex ministro del Lavoro nel governo Prodi 2006-2008, Cesare Damiano, lo dice a chiare lettere. "Al Senato sono stati compiuti passi avanti, ma secondo me sono necessarie correzioni" alla delega sul Jobs Act, dichiara all'Ansa. Per Damiano, i miglioramenti apportati al testo "sono stati insufficienti", per cui, aggiunge, "mi auguro ulteriori interventi alla Camera". Dove, sottolinea l'esponente della minoranza dem, "ritengo sia da evitare il ricorso alla fiducia - a cui Renzi ha accennato -, anche perché non siamo di fronte a scadenze come il vertice a Milano" sull'occupazione in Europa. La fiducia alla Camera, per Damiano, "è l'ultima cosa a cui pensare adesso, se la poteva risparmiare".
Cosa accadrà, dunque, alla Camera? "La Commissione Lavoro comincerà giovedì prossimo, 16 ottobre, l'esame della delega", annuncia Damiano. "La Camera - prosegue - dovrà svolgere il suo approfondimento, in tempi compatibili per concludere l'iter complessivo entro la fine dell'anno. I tempi possono essere più o meno accelerati, quello che conta è svolgere la discussione e trovare le soluzioni". Al riguardo, l'ex ministro ricorda come la delega sia rimasta "al Senato per cinque mesi, con un'accelerazione nelle ultime 72 ore prima del vertice informale sul lavoro dell'8 ottobre a Milano". Insomma, spiega Damiano, "il Parlamento dovrà consegnare la delega per la fine del semestre della presidenza italiana Ue, quindi entro l'anno, inizio dicembre".
Quanto alle possibili correzioni da apportare al testo, Damiano non si sbilancia. Le modifiche si baseranno "sulle proposte dei partiti, tenendo in considerazione l'opinione del governo, come sempre si è fatto". E aggiunge: "Le materie da toccare potrebbero essere parecchie", con possibili miglioramenti ad esempio sul "controllo a distanza, sul ruolo del sindacato aziendale riguardo alle mansioni". Inoltre, sottolinea Damiano, "si potrebbe anche tenere conto delle dichiarazioni del premier Renzi su rappresentanza sindacale, partecipazione dei lavoratori e contrattazione decentrata".
Poi, resta il nodo dell'articolo 18. "Un passo avanti è stato fatto nella direzione del Pd, che però non è stato incluso nel testo". Sugli sgravi al contratto stabile, previsti dal testo uscito dal Senato, su oneri diretti e indiretti, a vantaggio del datore di lavoro, "spero che la legge di stabilità certifichi - evidenzia Damiano - il fatto che il governo metta risorse fresche sia per gli ammortizzatori sociali per i precari sia per abbattere il cuneo fiscale per i contratti a tempo indeterminato".
Comunque Damiano dà anche atto dei miglioramenti inseriti nel maxiemendamento al Senato, a partire dal "disboscamento delle forme più precarie, visto che si parla di superarle". C'è poi, fa notare, appunto un "paragrafo aggiuntivo sul contratto a tempo indeterminato, con sgravi". Altri progressi, aggiunge, si sono registrati "sulle mansioni, per quanto riguarda la tutela economica dei lavoratori, che permette di mantenere il livello salariale". Riscontri positivi pure "sui voucher, il cui uso rimane plafonato - sottolinea Damiano - alla vecchia normativa, ovvero a 5mila euro annui".
Cesare Damiano parla di "necessarie correzioni" alla delega sul Jobs Act alla Camera e avverte Renzi sulla imposizione di un nuovo voto di fiducia ipotizzata dal premier. E se Gianni Cuperlo nei giorni scorsi aveva fatto sapere che sarebbe stato alla manifestazione promossa dalla Cgil per il 25 ottobre, la stessa confederazione sindacale smentisce di aver posto un veto sulla presenza in piazza dei senatori che hanno votato la fiducia, come vorrebbe un virgolettato riportato da Repubblica ma non attribuito. "La manifestazione è aperta a tutti coloro che hanno a cuore il lavoro" precisa il portavoce del segretario generale Susanna Camusso.
Di certo, Beppe Grillo ha fatto dell'attacco al governo sulla riforma del mercato del lavoro un punto centrale del raduno del Movimento 5 Stelle al Circo Massimo: "Non permetteremo mai di portare la gente alla fame: contro il Jobs Act combatteremo con ogni mezzo".
Damiano: "Correzioni alla Camera e Renzi eviti la fiducia". Il presidente della Commissione Lavoro alla Camera, ed ex ministro del Lavoro nel governo Prodi 2006-2008, Cesare Damiano, lo dice a chiare lettere. "Al Senato sono stati compiuti passi avanti, ma secondo me sono necessarie correzioni" alla delega sul Jobs Act, dichiara all'Ansa. Per Damiano, i miglioramenti apportati al testo "sono stati insufficienti", per cui, aggiunge, "mi auguro ulteriori interventi alla Camera". Dove, sottolinea l'esponente della minoranza dem, "ritengo sia da evitare il ricorso alla fiducia - a cui Renzi ha accennato -, anche perché non siamo di fronte a scadenze come il vertice a Milano" sull'occupazione in Europa. La fiducia alla Camera, per Damiano, "è l'ultima cosa a cui pensare adesso, se la poteva risparmiare".
Cosa accadrà, dunque, alla Camera? "La Commissione Lavoro comincerà giovedì prossimo, 16 ottobre, l'esame della delega", annuncia Damiano. "La Camera - prosegue - dovrà svolgere il suo approfondimento, in tempi compatibili per concludere l'iter complessivo entro la fine dell'anno. I tempi possono essere più o meno accelerati, quello che conta è svolgere la discussione e trovare le soluzioni". Al riguardo, l'ex ministro ricorda come la delega sia rimasta "al Senato per cinque mesi, con un'accelerazione nelle ultime 72 ore prima del vertice informale sul lavoro dell'8 ottobre a Milano". Insomma, spiega Damiano, "il Parlamento dovrà consegnare la delega per la fine del semestre della presidenza italiana Ue, quindi entro l'anno, inizio dicembre".
Quanto alle possibili correzioni da apportare al testo, Damiano non si sbilancia. Le modifiche si baseranno "sulle proposte dei partiti, tenendo in considerazione l'opinione del governo, come sempre si è fatto". E aggiunge: "Le materie da toccare potrebbero essere parecchie", con possibili miglioramenti ad esempio sul "controllo a distanza, sul ruolo del sindacato aziendale riguardo alle mansioni". Inoltre, sottolinea Damiano, "si potrebbe anche tenere conto delle dichiarazioni del premier Renzi su rappresentanza sindacale, partecipazione dei lavoratori e contrattazione decentrata".
Poi, resta il nodo dell'articolo 18. "Un passo avanti è stato fatto nella direzione del Pd, che però non è stato incluso nel testo". Sugli sgravi al contratto stabile, previsti dal testo uscito dal Senato, su oneri diretti e indiretti, a vantaggio del datore di lavoro, "spero che la legge di stabilità certifichi - evidenzia Damiano - il fatto che il governo metta risorse fresche sia per gli ammortizzatori sociali per i precari sia per abbattere il cuneo fiscale per i contratti a tempo indeterminato".
Comunque Damiano dà anche atto dei miglioramenti inseriti nel maxiemendamento al Senato, a partire dal "disboscamento delle forme più precarie, visto che si parla di superarle". C'è poi, fa notare, appunto un "paragrafo aggiuntivo sul contratto a tempo indeterminato, con sgravi". Altri progressi, aggiunge, si sono registrati "sulle mansioni, per quanto riguarda la tutela economica dei lavoratori, che permette di mantenere il livello salariale". Riscontri positivi pure "sui voucher, il cui uso rimane plafonato - sottolinea Damiano - alla vecchia normativa, ovvero a 5mila euro annui".