Stabilità, le Regioni insorgono: "Manovra insostenibile. Sanità e trasporti a rischio". Renzi: "Pensate a ridurre gli sprechi"
di MONICA RUBINOI governatori contestano la legge di bilancio. Il premier: "Polemica inaccettabile". Chiamparino: "Parole offensive". Zingaretti: "E' facile tagliare le tasse con i soldi degli altri". Caldoro: "Aumento imposte e ticket? Lo faccia il governo".
ROMA- "La manovra così come si configura è insostenibile". A farsi sentire sulla legge di Stabilità, approvata ieri dal Cdm, sono le Regioni, prime tra gli organi di governo locale a insorgere dopo aver dato una scorsa alla bozza del provvedimento. A non piacere, in particolar modo, il fatto che i tagli siano stati inflitti soprattutto a loro, lasciando magari poi la possibilità di aumentare tasse locali e tariffe. Non il miglior modo di creare consenso.
La risposta di Matteo Renzi all'alzata di scudi dei presidenti di regioni è arrivata nel pomeriggio. Tra un impegno e l'altro dell'Asia-Europe business forum di Milano il premier ha trovato il tempo di twittare:
E poi ha rincarato la dose in una breve conferenza stampa direttamente dal forum euroasiatico milanese: "Penso che la protesta delle Regioni e la minaccia di alzare le tasse a livello locale sia un atto al limite della provocazione - ha detto Renzi - Vorrei fosse …
La risposta di Matteo Renzi all'alzata di scudi dei presidenti di regioni è arrivata nel pomeriggio. Tra un impegno e l'altro dell'Asia-Europe business forum di Milano il premier ha trovato il tempo di twittare:
E poi ha rincarato la dose in una breve conferenza stampa direttamente dal forum euroasiatico milanese: "Penso che la protesta delle Regioni e la minaccia di alzare le tasse a livello locale sia un atto al limite della provocazione - ha detto Renzi - Vorrei fosse …
ROMA- "La manovra così come si configura è insostenibile". A farsi sentire sulla legge di Stabilità, approvata ieri dal Cdm, sono le Regioni, prime tra gli organi di governo locale a insorgere dopo aver dato una scorsa alla bozza del provvedimento. A non piacere, in particolar modo, il fatto che i tagli siano stati inflitti soprattutto a loro, lasciando magari poi la possibilità di aumentare tasse locali e tariffe. Non il miglior modo di creare consenso.
La risposta di Matteo Renzi all'alzata di scudi dei presidenti di regioni è arrivata nel pomeriggio. Tra un impegno e l'altro dell'Asia-Europe business forum di Milano il premier ha trovato il tempo di twittare:
E poi ha rincarato la dose in una breve conferenza stampa direttamente dal forum euroasiatico milanese: "Penso che la protesta delle Regioni e la minaccia di alzare le tasse a livello locale sia un atto al limite della provocazione - ha detto Renzi - Vorrei fosse chiaro il gioco cui giochiamo: nessuno cerchi prendere in giro gli italiani. Prima di fare polemica bisogna guardare in casa propria e ridurre gli sprechi, per poter finalmente ridurre le tasse. Le famiglie stanno facendo degli sforzi, lo facciano anche le Regioni, che stanno usando parole contro la realtà. Noi siamo pronti a incontrare i governatori - ha concluso il premier - ciascuno però faccia la propria parte".
Ma i governatori rimangono sul piede di guerra. E replicano a loro volta ai "cinguettii" del presidente del Consiglio: "Renzi ci offende - ha detto Sergio Chiamparino, presidente della Conferenza delle Regioni e governatore del Piemonte, nonché renziano della prima ora - perché ognuno deve guardare ai suoi sprechi, e mi chiedo: nei ministeri forse non ce ne sono?". E Nicola Zingaretti, presidente del Lazio, di rincalzo: "Sprechi? Noi stiamo già tagliando e meglio del governo. Speriamo che questi sforzi non vengano vanificati".
La protesta delle Regioni. La rivolta delle Regioni è scoppiata alle 13, nel corso di una conferenza stampa organizzata a Roma dai governatori proprio sulle ricadute a livello locale della legge di Stabilità: "Al taglio prospettato di 4 miliardi di euro - ha attaccato Chiamparino- vanno sommati quelli decisi dai governi Monti e Letta pari a circa 1,750 miliardi. Si arriva così a 5,7 miliardi. Tagli insostenibili - ha sottolineato - a meno che non si incida sulla spesa sanitaria o con maggiori entrate". Di più: così com'è, la manovra "incrina il rapporto che dovrebbe essere di lealtà istituzionale e di pari dignità istituzionale tra enti dello Stato".
Salute e trasporti a rischio. Ma sono i servizi sanitari e il fondo per il trasporto pubblico locale quelli che rischiano un pesante decremento. "È tecnicamente impossibile prevedere questi tagli senza incidere per il 70% sulla sanità: dei 4 miliardi di tagli, 3 saranno sulla sanità- ha precisato il presidente della regione Umbria, Catiuscia Marini - il resto ricade sul trasporto pubblico che si basa sulle entrate delle regioni: non si regge tecnicamente. Con la rettifica fatta in finanziaria non si vuole dire la verità: questi tagli sono su sanità e trasporti".
Un punto su cui Renzi ha ribattuto, sempre su Twitter:
Nel chiedere al governo un incontro urgente, anche il governatore del Piemonte ha chiarito che il Patto per la Salute è a serio rischio: "Abbiamo dato intesa sul Patto per la Salute e il Fondo sanitario: il Patto viene così meno. Il Governo fa delle legittime e condivisibili manovre di politica economica ma usando risorse che sono di altri enti: l'elemento incrina un rapporto di lealtà istituzionale e di pari dignità". Sulla stessa linea anche il governatore della Lombardia Roberto Maroni e il presidente della Campania, Stefano Caldoro: "Il Patto per la Salute non è a rischio, è pregiudicato. C'è un problema di affidabilità istituzionale". E rilancia a Renzi la proposta di "sciogliere" le Regioni per istituire delle macroaree:
Per il presidente del Veneto Luca Zaia "questa manovra passerà alla storia come la legge del massacro specie per le Regioni virtuose". E si è detto pronto alla "ribellione in tutte le forme legittime". Secondo Nichi Vendola, alla guida della Regione Puglia, "Renzi non cambia verso: sta mettendo le Regioni e gli enti locali nel ruolo di feroci esattori medievali condannati al dissesto. Lui taglia l'Irap con i soldi del mio bilancio e poi mi dice: beh, se non ce la fai allora aumenta tu le tasse. Il primo problema che noi abbiamo, allora, non è uscire dalla crisi. E' uscire dal talk show".
No all'aumento delle tasse regionali. D'accordo, con poche sfumature e scarsissimi distinguo, i presidenti delle altre regioni. Zingaretti ha commentato: "E' facile abbassare le tasse con i soldi degli altri. Le Regioni sono chiamate ora a condividere il raggiungimento di obiettivi di finanza pubblica dettati dall'Ue, a finanziare scelte che non abbiamo preso noi ma il governo".
E adesso? Chiamparino ha annunciato che lui le tasse locali non le alzerà, piuttosto si dimette da presidente della Regione Piemonte: "Piuttosto che aumentare l'Irap lascio l'incarico. Noi non vogliamo succhiare sangue al contribuente", ha detto il presidente piemontese. "Non metterò tasse per conto di altri", ha aggiunto la governatrice dell'Umbria.
Incontro Governo-Regioni. Come detto, Chiamparino, insieme ai suoi colleghi, ha chiesto l'avvio di un confronto e la convocazione a Palazzo Chigi. E il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Graziano Delrio gli ha risposto su Twitter dando la sua disponibilità:
Più tardi anche il premier ha accettato l'incontro con i governatori:
Ma stanotte già si sussurrava, nei palazzi di Roma, che per il premier si tratterà di un prendere o lasciare valido per tutti. Nessuna concessione su nessun punto con nessuno, insomma. E questo vale per l'Ue (Barroso e Merkel), sinistra Pd, opposizione e anche per i presidenti delle regioni.
D'altro canto il ministro dell'Economia ha cercato di rassicurare sulle risorse. Le "preoccupazioni" relative alle coperture previste nella legge di Stabilità "sono senza fondamento", ha detto Pier Carlo Padoan. Ma non ha escluso l'aumento della tassazione locale: "Le regioni aumenteranno il loro prelievo? Può darsi - ha precisato il ministro - Ma c'è sempre un appostamento di risorse a fronte di un aumento del prelievo e poi saranno i cittadini a giudicare". Il pressing sugli enti locali "non è per far aumentare loro le tasse, ma perchè aumentino l'efficienza. Siamo convinti che i margini ci siano. Si tratta di dare gli stimoli giusti, a partire dal governo".
La risposta di Matteo Renzi all'alzata di scudi dei presidenti di regioni è arrivata nel pomeriggio. Tra un impegno e l'altro dell'Asia-Europe business forum di Milano il premier ha trovato il tempo di twittare:
E poi ha rincarato la dose in una breve conferenza stampa direttamente dal forum euroasiatico milanese: "Penso che la protesta delle Regioni e la minaccia di alzare le tasse a livello locale sia un atto al limite della provocazione - ha detto Renzi - Vorrei fosse chiaro il gioco cui giochiamo: nessuno cerchi prendere in giro gli italiani. Prima di fare polemica bisogna guardare in casa propria e ridurre gli sprechi, per poter finalmente ridurre le tasse. Le famiglie stanno facendo degli sforzi, lo facciano anche le Regioni, che stanno usando parole contro la realtà. Noi siamo pronti a incontrare i governatori - ha concluso il premier - ciascuno però faccia la propria parte".
Ma i governatori rimangono sul piede di guerra. E replicano a loro volta ai "cinguettii" del presidente del Consiglio: "Renzi ci offende - ha detto Sergio Chiamparino, presidente della Conferenza delle Regioni e governatore del Piemonte, nonché renziano della prima ora - perché ognuno deve guardare ai suoi sprechi, e mi chiedo: nei ministeri forse non ce ne sono?". E Nicola Zingaretti, presidente del Lazio, di rincalzo: "Sprechi? Noi stiamo già tagliando e meglio del governo. Speriamo che questi sforzi non vengano vanificati".
La protesta delle Regioni. La rivolta delle Regioni è scoppiata alle 13, nel corso di una conferenza stampa organizzata a Roma dai governatori proprio sulle ricadute a livello locale della legge di Stabilità: "Al taglio prospettato di 4 miliardi di euro - ha attaccato Chiamparino- vanno sommati quelli decisi dai governi Monti e Letta pari a circa 1,750 miliardi. Si arriva così a 5,7 miliardi. Tagli insostenibili - ha sottolineato - a meno che non si incida sulla spesa sanitaria o con maggiori entrate". Di più: così com'è, la manovra "incrina il rapporto che dovrebbe essere di lealtà istituzionale e di pari dignità istituzionale tra enti dello Stato".
Salute e trasporti a rischio. Ma sono i servizi sanitari e il fondo per il trasporto pubblico locale quelli che rischiano un pesante decremento. "È tecnicamente impossibile prevedere questi tagli senza incidere per il 70% sulla sanità: dei 4 miliardi di tagli, 3 saranno sulla sanità- ha precisato il presidente della regione Umbria, Catiuscia Marini - il resto ricade sul trasporto pubblico che si basa sulle entrate delle regioni: non si regge tecnicamente. Con la rettifica fatta in finanziaria non si vuole dire la verità: questi tagli sono su sanità e trasporti".
Un punto su cui Renzi ha ribattuto, sempre su Twitter:
Nel chiedere al governo un incontro urgente, anche il governatore del Piemonte ha chiarito che il Patto per la Salute è a serio rischio: "Abbiamo dato intesa sul Patto per la Salute e il Fondo sanitario: il Patto viene così meno. Il Governo fa delle legittime e condivisibili manovre di politica economica ma usando risorse che sono di altri enti: l'elemento incrina un rapporto di lealtà istituzionale e di pari dignità". Sulla stessa linea anche il governatore della Lombardia Roberto Maroni e il presidente della Campania, Stefano Caldoro: "Il Patto per la Salute non è a rischio, è pregiudicato. C'è un problema di affidabilità istituzionale". E rilancia a Renzi la proposta di "sciogliere" le Regioni per istituire delle macroaree:
Per il presidente del Veneto Luca Zaia "questa manovra passerà alla storia come la legge del massacro specie per le Regioni virtuose". E si è detto pronto alla "ribellione in tutte le forme legittime". Secondo Nichi Vendola, alla guida della Regione Puglia, "Renzi non cambia verso: sta mettendo le Regioni e gli enti locali nel ruolo di feroci esattori medievali condannati al dissesto. Lui taglia l'Irap con i soldi del mio bilancio e poi mi dice: beh, se non ce la fai allora aumenta tu le tasse. Il primo problema che noi abbiamo, allora, non è uscire dalla crisi. E' uscire dal talk show".
No all'aumento delle tasse regionali. D'accordo, con poche sfumature e scarsissimi distinguo, i presidenti delle altre regioni. Zingaretti ha commentato: "E' facile abbassare le tasse con i soldi degli altri. Le Regioni sono chiamate ora a condividere il raggiungimento di obiettivi di finanza pubblica dettati dall'Ue, a finanziare scelte che non abbiamo preso noi ma il governo".
E adesso? Chiamparino ha annunciato che lui le tasse locali non le alzerà, piuttosto si dimette da presidente della Regione Piemonte: "Piuttosto che aumentare l'Irap lascio l'incarico. Noi non vogliamo succhiare sangue al contribuente", ha detto il presidente piemontese. "Non metterò tasse per conto di altri", ha aggiunto la governatrice dell'Umbria.
Incontro Governo-Regioni. Come detto, Chiamparino, insieme ai suoi colleghi, ha chiesto l'avvio di un confronto e la convocazione a Palazzo Chigi. E il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Graziano Delrio gli ha risposto su Twitter dando la sua disponibilità:
Più tardi anche il premier ha accettato l'incontro con i governatori:
Ma stanotte già si sussurrava, nei palazzi di Roma, che per il premier si tratterà di un prendere o lasciare valido per tutti. Nessuna concessione su nessun punto con nessuno, insomma. E questo vale per l'Ue (Barroso e Merkel), sinistra Pd, opposizione e anche per i presidenti delle regioni.
D'altro canto il ministro dell'Economia ha cercato di rassicurare sulle risorse. Le "preoccupazioni" relative alle coperture previste nella legge di Stabilità "sono senza fondamento", ha detto Pier Carlo Padoan. Ma non ha escluso l'aumento della tassazione locale: "Le regioni aumenteranno il loro prelievo? Può darsi - ha precisato il ministro - Ma c'è sempre un appostamento di risorse a fronte di un aumento del prelievo e poi saranno i cittadini a giudicare". Il pressing sugli enti locali "non è per far aumentare loro le tasse, ma perchè aumentino l'efficienza. Siamo convinti che i margini ci siano. Si tratta di dare gli stimoli giusti, a partire dal governo".