ROMA - Un endorsement di peso, per la manovra, arriva dal Colle più alto. Il giorno dopo la rivolta delle Regioni, il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano parla della legge di Stabilità appena approvata dal governo e dice: "Ci sono misure importanti per la crescita, sia direttamente per quel che riguarda le politiche di investimenti, sia indirettamente per quello che riguarda la riduzione della pressione fiscale". Mentre più di uno spiraglio arriva dal presidente dei governatori, Sergio Chiamparino. Che parla di un piano già pronto per la riduzione della spesa. Nonostante le aperture, Matteo Renzi rilancia le critiche alle regioni: "Hanno qualcosa da farsi perdonare, facciano la loro parte". E la loro parte, per il presidente del Consiglio, la devono fare anche i ministeri. Poi il premier ha assicurato che non ci sarà "l'apertura della procedura d'infrazione da parte dell'Unione europea sulla legge di stabilita".
"Ha ragione Renzi, le regioni hanno una grave colpa da farsi perdonare: la colpa di aver consentito ai governi di saccheggiare le risorse dei territori. Non dobbiamo ripetere l'errore" è la replica del presidente della regione Puglia, Nichi Vendola.
I quattro miliardi di tagli previsti per le Regioni ieri hanno fatto scattare soprattutto l'allarme Sanità. Contro le scelte del premier, Matteo Renzi, si sono schierati tutti i governatori, ad eccezione di Marcello Pittella, presidente della Basilicata. Ma oggi l'affondo più pesante arriva dai governatori del centro-destra. "Se resta così la legge di Stabilità avrà conseguenze catastrofiche in Lombardia", ha detto Roberto Maroni spiegando che da una prima valutazione "si rischia la chiusura di almeno 10 ospedali, l'aumento dei ticket, delle addizionali Irap e Irpef e tagli a infrastrutture e trasporti". Discutiamo, dice Renzi, "ma se tagliare i servizi sanitari sarebbe inaccettabile, magari si fa qualche asl di meno, o qualche primario e viceprimario di meno". Anche il ministro Pier Carlo Padoan ribadisce che il governo è pronto a discutere purché "i saldi restino fermi".
"Prendo atto che il governo non ci sente, e allora dico che impugneremo la manovra davanti alla Corte costituzionale, dal momento che non ho alcuna intenzione di aumentare le tasse ai miei amministrati", ha detto il governatore del Veneto, Luca Zaia in un'intervista a Repubblica. "L'impatto per noi sarà devastante, e in misura ancora maggiore rispetto a Regioni non proprio così virtuose. Perché i risparmi noi li abbiamo già fatti. E ancora: "Per il Veneto la manovra comporterebbe azzerare i soldi sul dissesto idrogeologico e sulla formazione".
Chiamparino: "Pronte proposte". Smorza i toni invece rispetto a ieri, ed apre al dialogo il presidente della Conferenza delle Regioni. "Basta tweet: #tagli è tema complesso ma risolvibile se ci incontriamo con Mef e Presidenza del Consiglio", scrive Chiamparino sul suo profilo Facebook. E poco dopo annuncia: "Abbiamo detto al governo che siamo pronti con delle proposte che ci consentono di rispettare il saldo dei quattro miliardi di taglio. Ma il grado di complessità tecnico è molto elevato e richiede un confronto per il quale occorre un mandato politico che deve venire da un incontro a Palazzo Chigi".
"Anch'io faccio l'hashtag 'Matteo vai avanti', però dico anche: attenzione a distruggere un'infrastruttura come la sanità che contribuisce alla competitività del Paese", avverte Enrico Rossi, governatore Regione Toscana (Pd). "Le mie proposte sono due: chiediamo un contributo per le prestazioni sanitarie ai ceti medio-alti laddove non arriviamo con tagli agli sprechi e poi andiamo a rivedere le pensioni d'oro. Ci vuole maggiore equità".
Il presidente della regione Campania, Stefano Caldoro insiste nel ricordare al premier gli enormi sforzi fatti dalla sua Regione soprattutto in ambito sanitario e chiede se la stessa opera di risanamento venga fatta a Roma.
Ottimista la vicesegretaria del Pd Debora Serracchiani, che è anche governatore del Friuli-Venezia Giulia: "Penso che si riuscirà a trovare un punto di equilibrio in un incontro che, sono convinta, ci sarà tra il presidente del Consiglio e le Regioni". Spiragli, dunque, rispetto ai toni accesi di ieri.
Qualche riserva sulla manovra viene dalla minoranza del Pd. Pier Luigi Bersani è sicuro che si "aggiusterà in Parlamento", ma esprime la sua preoccupazione per i tagli alle Regioni. "E' chiaro che tuttti vogliamo una manovra espansiva, ma bisogna essere sicuri che non siano tagliati i servizi e bloccati gli investimenti", spiega l'ex segretario che aggiunge: "Si deve discutere con le Regioni, devono fare il loro sforzo. Ad occhio quattro miliardi, che poi sono cinque-sei, se si va a vedere bene, conoscendo un po' come sono messe le Regioni, penso sia una dimensione non sopportabile senza tagliare servizi". Sulla stessa linea Stefano Fassina: la manovra "va corretta perché è insostenibile la dimensione e l'orizzontalità dei tagli agli enti territoriali e alle amministrazioni centrali"
Dal fronte Cinque Stelle scende in campo Beppe Grillo, e lo fa ancora una volta dal blog. Come sempre, a testa bassa: "Renzi infila nella manovra la porcata della clausola taglia-sanità! Il presidente del Consiglio, se ha coraggio, vada in tv a dire la verità agli italiani, quella verità che ieri in conferenza stampa a palazzo Chigi ha nascosto: cioè che la sua legge di stabilità scarica sulle spalle delle Regioni quattro miliardi di tagli e che questi si tradurranno in tagli alla sanità, cioè sulla carne viva dei cittadini".
Quanto ai sindacati, torna a parlare il leader della Fiom, Maurizio Landini. Dalla manifestazione dei metalmeccanici a Torino, definisce la legge di Stabilità "una follia". "Se lo Stato dà soldi pubblici alle imprese - afferma - queste si devono impegnare a non licenziare. È una manovra sotto dettatura della Confindustria, che è l'ultima che può dare lezioni di come si sta in un Paese visto che, se c'è crisi, è anche responsabilità degli imprenditori che portano i soldi all'estero e non fanno investimenti".
"Ha ragione Renzi, le regioni hanno una grave colpa da farsi perdonare: la colpa di aver consentito ai governi di saccheggiare le risorse dei territori. Non dobbiamo ripetere l'errore" è la replica del presidente della regione Puglia, Nichi Vendola.
I quattro miliardi di tagli previsti per le Regioni ieri hanno fatto scattare soprattutto l'allarme Sanità. Contro le scelte del premier, Matteo Renzi, si sono schierati tutti i governatori, ad eccezione di Marcello Pittella, presidente della Basilicata. Ma oggi l'affondo più pesante arriva dai governatori del centro-destra. "Se resta così la legge di Stabilità avrà conseguenze catastrofiche in Lombardia", ha detto Roberto Maroni spiegando che da una prima valutazione "si rischia la chiusura di almeno 10 ospedali, l'aumento dei ticket, delle addizionali Irap e Irpef e tagli a infrastrutture e trasporti". Discutiamo, dice Renzi, "ma se tagliare i servizi sanitari sarebbe inaccettabile, magari si fa qualche asl di meno, o qualche primario e viceprimario di meno". Anche il ministro Pier Carlo Padoan ribadisce che il governo è pronto a discutere purché "i saldi restino fermi".
"Prendo atto che il governo non ci sente, e allora dico che impugneremo la manovra davanti alla Corte costituzionale, dal momento che non ho alcuna intenzione di aumentare le tasse ai miei amministrati", ha detto il governatore del Veneto, Luca Zaia in un'intervista a Repubblica. "L'impatto per noi sarà devastante, e in misura ancora maggiore rispetto a Regioni non proprio così virtuose. Perché i risparmi noi li abbiamo già fatti. E ancora: "Per il Veneto la manovra comporterebbe azzerare i soldi sul dissesto idrogeologico e sulla formazione".
Chiamparino: "Pronte proposte". Smorza i toni invece rispetto a ieri, ed apre al dialogo il presidente della Conferenza delle Regioni. "Basta tweet: #tagli è tema complesso ma risolvibile se ci incontriamo con Mef e Presidenza del Consiglio", scrive Chiamparino sul suo profilo Facebook. E poco dopo annuncia: "Abbiamo detto al governo che siamo pronti con delle proposte che ci consentono di rispettare il saldo dei quattro miliardi di taglio. Ma il grado di complessità tecnico è molto elevato e richiede un confronto per il quale occorre un mandato politico che deve venire da un incontro a Palazzo Chigi".
"Anch'io faccio l'hashtag 'Matteo vai avanti', però dico anche: attenzione a distruggere un'infrastruttura come la sanità che contribuisce alla competitività del Paese", avverte Enrico Rossi, governatore Regione Toscana (Pd). "Le mie proposte sono due: chiediamo un contributo per le prestazioni sanitarie ai ceti medio-alti laddove non arriviamo con tagli agli sprechi e poi andiamo a rivedere le pensioni d'oro. Ci vuole maggiore equità".
Il presidente della regione Campania, Stefano Caldoro insiste nel ricordare al premier gli enormi sforzi fatti dalla sua Regione soprattutto in ambito sanitario e chiede se la stessa opera di risanamento venga fatta a Roma.
Ottimista la vicesegretaria del Pd Debora Serracchiani, che è anche governatore del Friuli-Venezia Giulia: "Penso che si riuscirà a trovare un punto di equilibrio in un incontro che, sono convinta, ci sarà tra il presidente del Consiglio e le Regioni". Spiragli, dunque, rispetto ai toni accesi di ieri.
Qualche riserva sulla manovra viene dalla minoranza del Pd. Pier Luigi Bersani è sicuro che si "aggiusterà in Parlamento", ma esprime la sua preoccupazione per i tagli alle Regioni. "E' chiaro che tuttti vogliamo una manovra espansiva, ma bisogna essere sicuri che non siano tagliati i servizi e bloccati gli investimenti", spiega l'ex segretario che aggiunge: "Si deve discutere con le Regioni, devono fare il loro sforzo. Ad occhio quattro miliardi, che poi sono cinque-sei, se si va a vedere bene, conoscendo un po' come sono messe le Regioni, penso sia una dimensione non sopportabile senza tagliare servizi". Sulla stessa linea Stefano Fassina: la manovra "va corretta perché è insostenibile la dimensione e l'orizzontalità dei tagli agli enti territoriali e alle amministrazioni centrali"
Dal fronte Cinque Stelle scende in campo Beppe Grillo, e lo fa ancora una volta dal blog. Come sempre, a testa bassa: "Renzi infila nella manovra la porcata della clausola taglia-sanità! Il presidente del Consiglio, se ha coraggio, vada in tv a dire la verità agli italiani, quella verità che ieri in conferenza stampa a palazzo Chigi ha nascosto: cioè che la sua legge di stabilità scarica sulle spalle delle Regioni quattro miliardi di tagli e che questi si tradurranno in tagli alla sanità, cioè sulla carne viva dei cittadini".
Quanto ai sindacati, torna a parlare il leader della Fiom, Maurizio Landini. Dalla manifestazione dei metalmeccanici a Torino, definisce la legge di Stabilità "una follia". "Se lo Stato dà soldi pubblici alle imprese - afferma - queste si devono impegnare a non licenziare. È una manovra sotto dettatura della Confindustria, che è l'ultima che può dare lezioni di come si sta in un Paese visto che, se c'è crisi, è anche responsabilità degli imprenditori che portano i soldi all'estero e non fanno investimenti".