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Speranza: "Non siamo dei passacarte, quella legge va modificata"

Il capogruppo PD alla camera dei deputati: "Sbaglia chi dice che sta al governo per volontà dei poteri forti. Renzi fa il premier perché lo ha voluto lì il Pd"

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Presidente Speranza, Renzi alla Camera non vuol cambiare il Jobs Act approvato in Senato.
"Il Parlamento non può essere ridotto a passacarte. L'ho già detto alla direzione del partito".

Così com'è la riforma non va bene?
"La commissione Lavoro della Camera è impegnata in una discussione seria, approfondita sul testo. Secondo me, ci sono tutte le condizioni per uno scatto in avanti".

E come?
"Costruendo un ponte fra le istanze che in questi giorni stanno arrivando dalle piazze, dalla società, e le decisioni del governo che, legittimamente, vuol modificare alcune regole del mercato del lavoro. Un ponte che passa appunto per il Parlamento, con una discussione che non può finire congelata. Vogliamo negare la funzione stessa dell'istituzione?".

Ovvero, cercare una sintesi sull'articolo 18 fra Renzi e il tandem Camusso-Landini. Non è un tentativo velleitario?
"Cerchiamo di uscire dalla logica del muro contro muro. E di ascoltare il messaggio lanciato dalla manifestazione di San Giovanni".

In concreto?
"Ripartire dall'ordine del giorno che era stato approvato dalla direzione del Pd, e che prevede la tutela dell'articolo 18 anche per i licenziamenti disciplinari".

E se il governo pone la fiducia?
"Vedremo dopo, quando e se verrà posta. Intanto, mandiamo avanti il confronto in commissione".

Ma voterebbe contro un Jobs Act senza modifiche? Qualcuno, come Francesco Boccia, già lo minaccia.
"E' un'ipotesi che, adesso, non voglio nemmeno prendere in considerazione. Chiedo il confronto, e c'è lo spazio perché alla fine tutto il partito si senta rappresentato in questo provvedimento".

Renzi cerca la prova di forza con la minoranza pd?
"Non ha bisogno di nessuna prova di forza. E' il segretario del partito legittimato dalle primarie. E Palazzo Chigi ce l'ha mandato il Pd, che l'ha votato in direzione, me compreso. Sbaglia chi dice che sta al governo per volontà dei poteri forti. Renzi fa il premier perché lo ha voluto lì il Partito democratico".

Nessun tentativo da parte della minoranza di usare la battaglia sul Jobs Act per indebolire Renzi?
"Lasciamo perdere gli scontri interni al partito. Io la riforma non voglio affossarla, ma discuterla e approvarla in tempi rapidi. Non è certo in discussione il governo. Sono in partenza per Berlino, vado ad incontrare il collega capo dei deputati dell'Spd, Oppermann: un pressing per convincere la Merkel a farla finita con la linea rigorista. La battaglia del governo italiano è la battaglia di tutto il Pd".

Renzi sfida la minoranza, se vogliono vadano pure via.
"La scissione non esiste, smettiamola di evocarla".

Il "nuovo" partito della sinistra, con a capo Landini?
"Il presente e il futuro della sinistra resta il Pd".
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