ROMA - Renata Polverini, fittiana di ferro, non sta nella pelle. "Fino a qualche tempo fa parlavano di casting per selezionare i volti. Ecco, oggi si è indicato il partito come luogo nel quale individuare e crescere i dirigenti ".
Quindi ora Forza Italia si riorganizza?
"Penso di sì. Il presidente ha preso atto che c'era una linea, rappresentata da Fitto, che merita attenzione. Vuole instaurare con lui un rapporto per la rifondazione di Forza Italia".
Sia sincera: esulta perché è stata sconfitta quella che alcuni avevano definito la corte di Arcore.
"Non parlerei, oggi, di sconfitti o vincitori. In questi mesi però c'è stato un doppio binario di confronto. Uno era più aspro, ma ha portato risultati. Si tratta di quelli che hanno un consenso che viene verificato ad ogni elezione. Ed è emersa, ancora una volta, la capacità di Berlusconi di fare sintesi".
Adesso i fittiani saranno rappresentati nel partito?
"Berlusconi ha chiesto più volte a Fitto e ad altri di dare una mano per guidare FI. Mi auguro che da questo momento si aprano possibilità, poi starà ai singoli valutare. Esistono alcuni ruoli vacanti".
Immagina Fitto alla guida del partito, un gradino immediatamente sotto Berlusconi?
"Finché c'è Berlusconi, non c'è discussione e la leadership non è all'ordine del giorno. Fitto ha certamente mostrato capacità e spero che il Presidente ne tenga conto nell'organizzazione di Forza Italia".
Patto del Nazareno: resta il nodo del premio di lista?
"Ho letto dell'esito dell'accordo di maggioranza, mi sembra stravolga la filosofia dell'Italicum. Non c'è solo il problema del premio di lista, ma anche la questione dei piccoli partiti: FI è sempre stata per uno sbarramento alto e non c'è un arretramento da parte nostra su questo punto. Con il premio di lista il partito del premier - che alle ultime Europee ha raccolto il 40,8% - decide di andare al governo da solo. È una forzatura".
Ma per lei il premio di lista va bene?
"Non mi convince, assolutamente no".
Però restate al tavolo delle trattative.
"FI ha deciso di essere in campo per le riforme. Non saremo mai noi a lasciare il tavolo, c'è molto da fare. Né Renzi può fare a meno di FI. Deve però rinunciare ai diktat. Poi può anche decidere di fare le riforme con i grillini, ma credo che sia nel suo interesse avere un interlocutore affidabile come noi".
Quindi ora Forza Italia si riorganizza?
"Penso di sì. Il presidente ha preso atto che c'era una linea, rappresentata da Fitto, che merita attenzione. Vuole instaurare con lui un rapporto per la rifondazione di Forza Italia".
Sia sincera: esulta perché è stata sconfitta quella che alcuni avevano definito la corte di Arcore.
"Non parlerei, oggi, di sconfitti o vincitori. In questi mesi però c'è stato un doppio binario di confronto. Uno era più aspro, ma ha portato risultati. Si tratta di quelli che hanno un consenso che viene verificato ad ogni elezione. Ed è emersa, ancora una volta, la capacità di Berlusconi di fare sintesi".
Adesso i fittiani saranno rappresentati nel partito?
"Berlusconi ha chiesto più volte a Fitto e ad altri di dare una mano per guidare FI. Mi auguro che da questo momento si aprano possibilità, poi starà ai singoli valutare. Esistono alcuni ruoli vacanti".
Immagina Fitto alla guida del partito, un gradino immediatamente sotto Berlusconi?
"Finché c'è Berlusconi, non c'è discussione e la leadership non è all'ordine del giorno. Fitto ha certamente mostrato capacità e spero che il Presidente ne tenga conto nell'organizzazione di Forza Italia".
Patto del Nazareno: resta il nodo del premio di lista?
"Ho letto dell'esito dell'accordo di maggioranza, mi sembra stravolga la filosofia dell'Italicum. Non c'è solo il problema del premio di lista, ma anche la questione dei piccoli partiti: FI è sempre stata per uno sbarramento alto e non c'è un arretramento da parte nostra su questo punto. Con il premio di lista il partito del premier - che alle ultime Europee ha raccolto il 40,8% - decide di andare al governo da solo. È una forzatura".
Ma per lei il premio di lista va bene?
"Non mi convince, assolutamente no".
Però restate al tavolo delle trattative.
"FI ha deciso di essere in campo per le riforme. Non saremo mai noi a lasciare il tavolo, c'è molto da fare. Né Renzi può fare a meno di FI. Deve però rinunciare ai diktat. Poi può anche decidere di fare le riforme con i grillini, ma credo che sia nel suo interesse avere un interlocutore affidabile come noi".