Politica

G20, Renzi in Australia per spingere sulla crescita

Il premier per la prima volta al summit dei Grandi. L'uscita dalla recessione e la creazione di posti di lavoro al centro dell'incontro. Lungo colloquio con Putin e incontro informale con Obama. Juncker: "Dobbiamo fare di più per sostenere la ripresa economica".

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BRISBANE - Un punto, almeno sulla carta, Matteo Renzi l'ha segnato. Il mantra del G20 è la parola "crescita", su questo si è saldato un vasto fronte  -  da Obama a Cameron - che sembra aver messo all'angolo la Germania. Al termine del primo giorno del summit australiano, che il primo ministro Tony Abbot ha testardamente orientato tutto su sviluppo e occupazione, Renzi può dirsi soddisfatto: "Il G20 sta andando molto bene sulle scelte strategiche da prendere. L'austerità non è la risposta, bisogna investire su crescita e futuro. Noi dobbiamo fare la nostra parte con le riforme, ma tutti sono d'accordo sulla necessità di un cambio di passo in Europa". E in quel "tutti" al primo posto figura certamente Barack Obama. Proprio dal presidente americano sono venute infatti le parole più forti contro le politiche rigoriste ispirate dalla Germania. "Non ci si può attendere che gli Usa  -  ha scandito Obama - portino l'economia mondiale sulle loro spalle. Dunque il G20 ha la responsabilità di agire per stimolare la domanda, investire di più e creare posti di lavoro". Renzi, da dentro il grande salone del centro congressi di Brisbane, twitta lesto la sua sintesi politica: "I Grandi paesi del mondo condividono l'idea di fondo: l'austerità non basta. Servono investimenti e riforme".

Dopo un bilaterale con Putin e altri incontri a margine, tra cui quello delicatissimo con l'indiano Narendra Modi in cui viene toccato anche l'argomento dei marò italiani, il premier si affaccia per qualche minuto in sala stampa per uno scambio di battute con i giornalisti. L'aria è distesa nonostante il jet-lag, segno che il vertice sta girando per il verso giusto. "Abbiamo illustrato le riforme che stiamo facendo e tutti ne sono rimasti impressionati", riferisce citando la legge elettorale, la riforma del fisco, della Pa, della scuola, la corruzione, e la giustizia civile. In Italia, rivendica, "non ci siamo limitati a cambiare governo ma abbiamo cambiato passo. Siamo finalmente liberi, svincolati dai legami del passato".

Questa ipotetica svolta europea Renzi la rivendica come un merito anche della pressione esercitata dall'Italia "grazie al semestre europeo". Molto si giocherà in concreto su quel piano di investimenti da 300 miliardi di euro che Junker dovrebbe riempiere di qualche contenuto domani davanti ai 19 leader. La strada comunque per l'Italia è ancora tutta in salita. "Veniamo da tre anni molto difficili e anche la nostra azione  -  ammette il premier  -  ha portato soltanto a un -0,3 per cento di crescita rispetto al -1,9 che abbiamo ereditato. Restiamo comunque in campo negativo e dobbiamo tornare a tutti i costi a crescere, cominciando dall'occupazione". Un primo segnale di inversione di tendenza sembra esserci. Renzi cita i 153mila posti di lavoro creati e "l'attrazione degli investimenti stranieri che è già iniziata, come dimostra anche l'operazione  -  che proprio ieri ha ricevuto la benedizione ufficiale dell'Europa  -  dell'acquisizione di Alitalia da parte di Ethiad".

Se sulla lotta all'austerità il capo del governo fa squillare le trombe, il tono si fa prudente e diplomatico quando riferisce del colloquio con l'indiano Modi, "un'occasione importante e preziosa per ristabilire contatti diretti tra i leader". In ballo c'è la sorte dei marinai del San Marco. "L'Italia farà tutto il necessario, ma bisogna evitare le polemiche con l'India. In questo chiedo un aiuto anche ai media. Deve essere chiaro agli italiani che seguiamo il caso con grande attenzione nel rispetto della compliata querelle internazionale".  

Con Vladimir Putin, che a Brisbane ha evitato il bilaterale con Obama, Renzi ci va ugualmente molto cauto. Nella delegazione italiana non fanno mistero di considerare "sbagliata" la politica muscolare adottata dagli anglosassoni (americani, inglesi e australiani) nei confronti di Mosca. Renzi auspica invece il "dialogo" con l'Orso del Cremlino per la soluzione della crisi ucraina "nello spirito di Milano", il vertice Asem di alcune settimane fa.
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