Politica

Jobs act, Poletti: "Entro anno ok contratto tutele crescenti"

Il ministro del Lavoro è convinto che la strada intrapresa dal governo sia quella giusta: "È il primo obiettivo che vogliamo portare in porto". Speranza contro Landini: "Offese fuori luogo"

4 minuti di lettura
FIRENZE -  Entro fine anno il governo intende arrivare all'approvazione del contratto a tempo indeterminato a tutele crescenti. Lo ha detto il  ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, parlando con i giornalisti a margine di un convegno dell'Assocalzaturifici a Firenze. Il giorno dopo le manifestazioni organizzate in tutta Italia da Fiom e sindacati di base, che hanno fatto registrare scontri in alcune città, il ministro rassicura sulle priorità dell'esecutivo: "Il contratto a tutele crescenti - ha detto - è il primo obiettivo che vogliamo portare in porto per fine anno, per fare in modo che a gennaio le imprese e i lavoratori possano utilizzare le scelte che abbiamo fatto nella legge di Stabilità di riduzione del costo di modo che la percentuale di contratti a tempo indeterminato cresca in maniera importante. Oggi sui nuovi avviamenti valgono il 15% ed è un numero troppo basso, noi vogliamo che i contratti a tempo indeterminato a tutele crescenti aumentino percentualmente e quindi lo faremo sicuramente per l'inizio d'anno".

Il ministro è sicuro che le scelte del governo porteranno risultati positivi: "È naturale che il governo si interroghi e valuti se le cose che sta facendo sono quelle giuste, ma noi confermiamo la nostra convinzione: noi siamo convinti che le cose che stanno dentro la legge delega e la legge di Stabilità sono scelte che tendono a rendere più stabile il lavoro, meno precario, meno costoso e aiutano le imprese ad avere più certezze che è la condizione perché facciano investimenti e promuovano lo sviluppo. Da questo punto di vista - ha aggiunto Poletti - siamo convinti di aver scelto la strada giusta e pensiamo di portarla a compimento".

Per quanto riguarda, poi, le contestazioni, Poletti esclude che siamo di fronte a un clima di scontro sociale da anni Settanta. "Oggi c'è una situazione oggettivamente difficile, di tensione sociale e di problematiche - ha sottolineato il ministro - perché veniamo da sette anni di crisi. Ma il problema è di dare una risposta a queste tensioni, risolvere i problemi. Oggi siamo in questa situazione anche perché le decisioni non si sono prese e i problemi non si sono affrontati. L'Italia deve puntare a promuovere delle opportunità ed è quello che stiamo facendo".

Area Dem: "Da Landini offese fuori luogo"
. E, mentre prosegue il dibattito all'interno del Partito democratico sull'accordo raggiunto sul Jobs act (anche se per il vice segretario del Pd, Debora Serracchiani, la divisione interna è in gran parte superata: "Credo che in questo momento chi ritiene che il testo" del Jobs act "non sia ottimale è una minoranza"), le parole del segretario della Fiom, Maurizio Landini, hanno suscitato la reazione dell'area riformista del Pd.

Il capogruppo alla Camera Roberto Speranza giudica "un'offesa del tutto fuori luogo", il fatto che il leader sindacale abbia definito la mediazione interna del Pd "una presa in giro". "Io - ha detto a margine della convention dell'Area riformista del Pd, in corso a Milano - ho molto rispetto per chi protesta in queste ore, per chi ha opinioni diverse. Dobbiamo lavorare ad un nuovo rapporto tra politica e soggetti sociali dopo di che - ha aggiunto - il parlamento decide". È il Parlamento, sottolinea Speranza, che decide le leggi del Paese e dai sindacati "i toni troppo aspri che abbiamo ascoltato in questi giorni non aiutano neanche le battaglie giuste. Dobbiamo lavorare per un nuovo rapporto tra politica e soggetti sociali".

Sulla stessa linea di Speranza anche Cesare Damiano, ex ministro e parlamentare Pd: "Rispetto Landini e pretendo rispetto. Non vanno  contrapposti i luoghi di discussione - ha detto rivendicando i risultati raggiunti non solo sul reintegro nel caso di licenziamenti disciplinari - il sindacato fa il suo mestiere e noi ne facciamo un altro. Landini ha il diritto di dire quel che vuole. Penso che le sue parole siano state inappropriate. Non scendo a quel livello polemico".

Di "conflitto un po' troppo intenso, forse, con le organizzazioni sindacali", parla anche il responsabile economico del Pd, Filippo Taddei, che, però, non vede nel clima teso un motivo per fare passi indietro. "Non siamo spaventati dal pagare quello che può apparire un piccolo prezzo di consenso nel breve periodo, per realizzare il cambiamento", ha detto intervenendo all'assemblea dell'associazione 'Liberta' eguale' a Orvieto. Le riforme del governo, non sono "solo veloci, ma hanno il capitale politico del consenso", ha aggiunto. Poi, per quanto riguarda le modifiche al testo, ha spiegato che nel Jobs Act viene riconosciuto che un licenziamento che "non avviene per cattiveria comporti una compensazione chiara per il lavoratore a seconda della sua anzianità. Già oggi il 70% dei licenziamenti economici finisce con una conciliazione" rimarcando come "se affermo le tutele crescenti nei licenziamenti economici devo mantenere la stessa filosofia nei disciplinari, con una chiara tipizzazione".

Difende l'accordo raggiunto due giorni fa il presidente del Pd, Matteo Orfini: "È un punto di equilibrio positivo che finirà con estendere tutele e diritti a una parte del mondo del lavoro che oggi non le ha. Dentro il testo della legge delega ci sono tante misure che sono quelle che in questi anni ci ha sollecitato il sindacato". Per il presidente dei democratici nel provvedimento ci sono "molte cose positive per i lavoratori. C'è il disboscamento dei contratti precari, che era una delle priorità indicata dalla Cgil e che abbiamo rafforzato nell'ultimo accordo di due giorni fa - spiega .- C'è un investimento molto forte sulla detassazione dei contratti a tempo indeterminato per far sì che il lavoro stabile costi meno e sia più conveniente di quello precario. Ci sono più risorse per gli ammortizzatori sociali, ci sono i primi investimenti importati per sconfiggere il precariato della Pubblica amministrazione e un miliardo per i precari della scuola" conclude Orfini.

Bersani: "Errore mettere in mezzo art.18". Alla convention riformista ha partecipato anche l'ex segretario Pd, Pier Luigi Bersani che, oltre a lanciare stoccate a Renzi sul Patto del Nazareno e a ribadire l'appartenenza al partito, ha parlato del Jobs act: "Purtroppo rimettere il dentifricio nel tubetto è difficile", ha detto in merito alle scelte effettuate finora. Per lui, non era necessario "dopo due anni rimettere in mezzo l'articolo 18", ma per spingere il lavoro occorreva puntare piuttosto "rilanciare la produttività come in Germania". "Adesso si sta cercando di mettere delle pezze, ma tant'è", ha aggiunto. Poi, per quanto riguarda il rapporto del governo con i sindacati, ha aggiunto: "Una sinistra di governo deve essere anche liberale", ma con il governo Renzi "qui mi sa che si sta un po' appannando", ha detto, ricordando che il premier "non riceve i sindacati, ma gli imprenditori e i vertici degli ordini".

"In questo  Paese - ha detto ancora - per lavorare non bisogna essere per forza iscritti ad un sindacato, ma a un ordine...Mi piacerebbe che la sinistra di governo non dimenticasse la capacità di indignarsi", ha aggiunto poi, tornando a criticare le scelte di Fiat: "La più grande azienda italiana va via, mette la sede fiscale in Gran Bretagna, scorpora la Ferrari indebolendo l' assetto industriale e nessuno dice niente: applausi. Almeno - ha concluso - caviamoci la soddisfazione di dire che non siamo d'accordo".
I commenti dei lettori