Politica

Riforme, Renzi al Quirinale: "Possibile percorso condiviso". Al Tg1: "Chiudiamo entro gennaio"

Colloquio di oltre un'ora con Napolitano assieme al ministro Boschi. "Se riusciamo, la legislatura va avanti fino al 2018"

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ROMA - Tempi certi. E metodo inclusivo. Ovvero: riforma del Senato e Italicum da approvare entro gennaio coinvolgendo il maggior numero possibile di forze politiche. E soprattutto: una legislatura riformatrice, senza strappi, che arrivi fino alla sua scadenza naturale. Gran consulto questa mattina al Quirinale: da Giorgio Napolitano salgono il premier Matteo Renzi e Maria Elena Boschi, ministro delle riforme. Dopo un'ora di colloquio, un breve ma eloquente comunicato del Colle dà la versione ufficiale della conversazione. I tre hanno parlato delle riforme, da far ripartire e da seguire con attenzione, metodo e cura di qui ai prossimi mesi. Cercando di coniugare velocità e massimo coinvolgimento possibile tra i partiti.

La nota del Quirinale. Alla fine dell'incontro, questo il testo del Quirinale: "E' stato ampiamente esposto il percorso che il governo considera possibile e condivisibile con un ampio arco di forze politiche per quello che riguarda l'iter parlamentare dei due provvedimenti fondamentali già a uno stato avanzato di esame". In altre parole: il premier ha spiegato come intenda muoversi riguardo la riforma del Senato (approvata in prima lettura da Palazzo Madama e ora a Montecitorio) e la legge elettorale (a sua volta al Senato, dopo essere stata approvata dalla Camera mesi fa).

"Un percorso - conclude la nota - che tiene conto di preoccupazioni delle diverse forze politiche, soprattutto per quanto riguarda il rapporto tra legislazione elettorale e riforme costituzionali". Come dire: sono state date assicurazioni sul metodo, che dovrà vedere il massimo coinvolgimento del maggior numero possibile di forze politiche. Ma anche sul fatto che dovrà trattarsi di una riforma equilibrata, fatta in modo organico per portare ad un nuovo sistema costituzionale omogeneo in ogni sua parte.

Un iter rapido e condiviso, dunque. Questo è un aspetto della questione che, da sempre, sta a cuore al Quirinale: le riforme fatte per strappi non hanno vita lunga. C'è anche una seconda, e non alternativa, chiave di lettura: l'intento del colloquio sarebbe stato quello di rassicurare sulla durata della legislatura. Sostanziale sintonia tra premier e Capo dello stato, insomma, sui prossimi passi. Tanto più che Renzi avrebbe certificato a Napolitano la tenuta del Patto del Nazareno, come anche la tenuta del fronte interno del Pd, scosso ancora oggi dalle polemiche tra la dissidenza interna e la maggioranza.

Renzi al Tg1. E in serata il premier ritorna, in un'intervista al Tg1, sul percorso delle riforme. "Siamo a un passo sulla chiusura: se riusciremo a farle, se il Parlamento lavorerà, arriveremo alla fine della legislatura". E dopo un rigranziamento all'operato del Presidente della Repubblica, il premier blinda ancora una volta il Patto del Nazareno con Forza Italia: "Con noi hanno fatto un accordo sulle regole del gioco: in casa loro scelgono chi vogliono come leader", dice Renzi rispondendo alla domanda sul nuovo asse Berlusconi-Salvini. 

I tempi delle riforme. "Chiuderemo tra dicembre e gennaio", dice il presidente del Consiglio sul Tg1. Ma sui tempi è stato braccio di ferro in capigruppo sulla data dell'approdo in aula delle riforme  costituzionali. Il Pd aveva chiesto il 10 dicembre e le opposizioni gennaio. La presidente Laura Boldrini ha deciso come mediazione la data del 16 dicembre. M5s fa sapere che FI non si è espressa.

Minoranze in fibrillazione. La cronaca della giornata, però, vede anche una certa fibrillazione all'interno del Pd e di FI. E' ancora il fall out delle elezioni in Emilia Romagna e Calabria, innestato sulle polemiche per come si è arrivati all'approvazione del Jobs Act. Nel Pd l'opposizione si sente offesa per gli apprezzamenti del presidente Matteo Orfini, che ha definito i suoi esponenti delle "prime donne". Risponde Cuperlo, controribatte Orfini. Intanto Pier Luigi Bersani lancia un avvertimento: "La nostra gente non vuole scissioni, ma Renzi non faccia finta di nulla". Questo mentre Raffaele Fitto, sul versante di Forza Italia, si rivolge a Silvio Berlusconi con toni non esattamente da figliol prodigo: "Non esco dal partito, ma chiedo rispetto, le battaglie si fanno dall'interno". E propone "primarie per tutti", anche per l'ex premier. Il quadro all'interno dei due partiti è tutto men che statico.



 
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