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Renzi: "Piano Juncker va ampliato". Grasso: "Ue rischia irrilevanza geopolitica"

Riunione del Cosac a Palazzo Madama. Il premier: "In questo momento l'Europa ha bisogno di correre, di ingranare un'altra marcia". Il presidente del Senato: "Non si guardi solamente al presente e al breve periodo"

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ROMA - Renzi dice che rischia di diventare "la cenerentola dei paesi globali", per Grasso rischia "l'irrilevanza geopolitica". Il soggetto è l'Europa, e le frasi pronunciate dal premier e dal presidente del Senato oggi a Palazzo Madama - alla riunione plenaria della Conferenza degli organi parlamentari specializzati negli affari dell'Unione dei Parlamenti dell'Unione Europea (Cosac) - echeggiano la celebre frase di Kissinger "qual è il numero dell'Europa". 

L'Europa "è a un bivio", l'Europa deve "cambiare verso". E il discorso di Renzi a quel punto diventa più attuale, più concreto, più politico: "Il piano Juncker di 300 milioni di euro va nella direzione giusta come metodo perché sottolinea la necessità di fare investimenti senza i quali non c'è futuro, anche se a nostro giudizio va rafforzato". Perché "in questo momento l'Europa ha bisogno di correre, di ingranare un'altra marcia, se stiamo fermi altri non aspettano i nostri tempi. Se l'Europa non cambia la propria direzione politica economica non sarà un problema solo per l'Italia, sarà un problema per gli europei e le europee". E ribadisce: il patto di Stabilità si chiama in realtà "di stabilità e crescita".

Perché "senza flessibilità non c'è politica - oltre al fatto che "l'unione delle due Germanie non sarebbe stata possibile" - e diventiamo dei grigi tecnocrati. L'Europa non può diventare solo uno scontro tra ragionieri che ragionano su uno zero virgola - ha sostenuto ancora il presidente del Consiglio - o l'Europa diventa la casa politica di tutti o non avrà un futuro all'altezza del suo passato. Noi non siamo grigi e anonini esecutori di volontà tecniche".

L'intervento di Pietro Grasso. L'Unione europea "non ha finora espresso il potenziale politico, umano ed economico che deriva dalle nostre dimensioni, dalla nostra storia e dai nostri doveri nei confronti della comunità internazionale. Nelle due aree della nostra politica di vicinato, il Grande Mediterraneo e i confini orientali, dovremo sapere rispondere con processi politici strategici pragmatici e attenti al nostro interesse, superando per sempre l'epoca dell'attendismo e conferendo forza e sostegno, in ogni tema e quadrante, all'azione politica della nuova Alta Rappresentante e del Servizio di azione esterna. In caso contrario, il prezzo da pagare sarebbe una condanna all'irrilevanza geopolitica". È questo il passaggio chiave del presidente del Senato Pietro Grasso alla riunione plenaria del Cosac.

L'Unione Europea, sottolinea Grasso, "o cambia, o non è". "Quello che si avvia a conclusione - rileva Grasso - è stato un semestre complesso, segnato dal primo processo di rinnovo delle istituzioni europee dopo l'entrata in vigore del Trattato di Lisbona, con le elezioni del Parlamento e con l'insediamento della nuova Commissione Europea e dell'Alto rappresentante per la politica estera e di difesa, lo scorso 1° novembre. Per la prima volta, l'Unione ha un presidente della Commissione eletto dal Parlamento europeo, sulla base di una delibera del Consiglio europeo adottata tenendo conto dell'esito elettorale: un bel passo avanti sulla via del rafforzamento della legittimità democratica dell'Unione che è al centro del processo di riforma dei Trattati".

"Il Consiglio europeo di dicembre, atto conclusivo del semestre italiano, sarà chiamato ad assumere decisioni importanti: prima fra tutte, l'approvazione del piano Juncker. L'auspicio è che questa sia una prova di maturazione politica dell'Unione, che per dare rilievo (com'era necessario) alla disciplina finanziaria ha guardato quasi esclusivamente al presente e al breve periodo, senza alcun orientamento strategico della politica economica di ampio respiro in termini di espansione della capacità produttiva".
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