ROMA - "Se facciamo la legge elettorale si può fare eventualmente una clausola che dice che la legge elettorale entra in vigore nel 2016: noi la utilizzeremo solo nel 2018, ma va fatta subito perché altrimenti, dopo anni in cui si è promesso di fare le cose, rinviare sarebbe impossibile". Lo ha detto il premier Matteo Renzi, interpellato dai giornalisti ad Algeri.
"Non esiste la possibilità di un collegamento tra la riforma elettorale e quella costituzionale - ha proseguito il presidente del Consiglio - come se questa fosse una forma di clausola per condizionare l'entrata in vigore della legge elettorale". "Sarebbe - ha spiegato - un atto contro la Costituzione e un emendamento di questo tipo è già stato proposto ed è stato respinto". In ogni caso "le riforme vanno avanti - ha assicurato - con la convinzione che si sta facendo una legge elettorale efficace ma non solo: stiamo riformando il fisco, la giustizia, la pubblica amministrazione".
L'idea di Renzi non piace alla minoranza del Pd che con Alfredo D'Attore dice: "Di primo acchito mi pare una idea balzana. Qui non si tratta di ammansire il Parlamento permettendo ai parlamentari di rimanere in carica un anno in più". Incassato il sì della direzione del Pd, alle Camere, intanto, il percorso delle riforme va avanti a strappi. A Montecitorio, dopo una giornata interlocutoria, i lavori della prima commissione sono stati interrotti e riprenderanno domani. Uno stop che non ha fatto perdere il sorriso al ministro Maria Elena Boschi: "Se sono pessimista? Mi avete mai visto pessimista?", ha detto al termine di un riunione tra i vertici della commissione in cui si è confermata la volontà di votare il mandato al relatore il 12 "anche lavorando nei festivi", come ha detto il presidente della commissione Francesco Paolo Sisto.
Però la mattinata si è persa senza esaminare gli articoli che riguardano il Senato e il processo legislativo (quelli su cui ci sono le divisioni più profonde), accantonati anche in seguito a una riunione tra il Pd e il governo. La seduta poi si è chiusa in un rimpallo di responsabilità tra i vari gruppi: "Governo e maggioranza non sanno cosa fare e si fanno ostruzionismo da soli: è schizofrenia costituzionale", ha detto Danilo Toninelli del M5S. "Forza Italia chiarisca cosa vuole fare sul Senato", ha spiegato Andrea Giorgis del Pd.
La stessa Boschi in mattinata aveva spiegato che "il testo non è blindato ma non si cambia l'impostazione iniziale data dal Senato". In contemporanea a palazzo Madama il percorso dell'Italicum (dove i punti in discussione sono sempre liste, soglie e premio) va avanti senza scossoni. La discussione in commissione si chiuderà giovedì pomeriggio. Il leghista Roberto Calderoli ha denunciato: "La maggioranza cerca di prendere tempo, visto che il governo metterà la fiducia sul Jobs act e domani sarà tutto fermo". Mentre la dem Doris Lo Moro ha replicato: "Tutto si svolge con apparente tranquillità e direi che siamo perfettamente in linea con quello che è stato deciso. Ma siccome le decisioni non è qui che vengono prese, vedremo come andrà a finire...".
"Non esiste la possibilità di un collegamento tra la riforma elettorale e quella costituzionale - ha proseguito il presidente del Consiglio - come se questa fosse una forma di clausola per condizionare l'entrata in vigore della legge elettorale". "Sarebbe - ha spiegato - un atto contro la Costituzione e un emendamento di questo tipo è già stato proposto ed è stato respinto". In ogni caso "le riforme vanno avanti - ha assicurato - con la convinzione che si sta facendo una legge elettorale efficace ma non solo: stiamo riformando il fisco, la giustizia, la pubblica amministrazione".
L'idea di Renzi non piace alla minoranza del Pd che con Alfredo D'Attore dice: "Di primo acchito mi pare una idea balzana. Qui non si tratta di ammansire il Parlamento permettendo ai parlamentari di rimanere in carica un anno in più". Incassato il sì della direzione del Pd, alle Camere, intanto, il percorso delle riforme va avanti a strappi. A Montecitorio, dopo una giornata interlocutoria, i lavori della prima commissione sono stati interrotti e riprenderanno domani. Uno stop che non ha fatto perdere il sorriso al ministro Maria Elena Boschi: "Se sono pessimista? Mi avete mai visto pessimista?", ha detto al termine di un riunione tra i vertici della commissione in cui si è confermata la volontà di votare il mandato al relatore il 12 "anche lavorando nei festivi", come ha detto il presidente della commissione Francesco Paolo Sisto.
Però la mattinata si è persa senza esaminare gli articoli che riguardano il Senato e il processo legislativo (quelli su cui ci sono le divisioni più profonde), accantonati anche in seguito a una riunione tra il Pd e il governo. La seduta poi si è chiusa in un rimpallo di responsabilità tra i vari gruppi: "Governo e maggioranza non sanno cosa fare e si fanno ostruzionismo da soli: è schizofrenia costituzionale", ha detto Danilo Toninelli del M5S. "Forza Italia chiarisca cosa vuole fare sul Senato", ha spiegato Andrea Giorgis del Pd.
La stessa Boschi in mattinata aveva spiegato che "il testo non è blindato ma non si cambia l'impostazione iniziale data dal Senato". In contemporanea a palazzo Madama il percorso dell'Italicum (dove i punti in discussione sono sempre liste, soglie e premio) va avanti senza scossoni. La discussione in commissione si chiuderà giovedì pomeriggio. Il leghista Roberto Calderoli ha denunciato: "La maggioranza cerca di prendere tempo, visto che il governo metterà la fiducia sul Jobs act e domani sarà tutto fermo". Mentre la dem Doris Lo Moro ha replicato: "Tutto si svolge con apparente tranquillità e direi che siamo perfettamente in linea con quello che è stato deciso. Ma siccome le decisioni non è qui che vengono prese, vedremo come andrà a finire...".