ROMA - Cerca di rompere l'assedio alla sua giunta. Respingendo accuse e i tentativi di deleggittimarlo. Ignazio Marino reagisce alle numerose richieste di dimissioni che gli sono arrivate in questi giorni. Lo fa ai microfoni di RaiNews 24. E la prima replica è per l'ex Cavaliere: "Berlusconi? Ma guardate da che pulpito viene la predica...". Poi il sindaco argomenta: "Ha mai sentito parlare del leader di Forza Italia? In questo momento sta scontando una pena ed è il presidente del Consiglio che si rifiutò di procedere allo scioglimento del comune di Fondi per mafia". Poi l'ipotesi di scioglimento per mafia. Su questo versante Marino incassa il sostegno del governo. "Perché si arrivi a commissariare un Comune ci vogliono degli estremi precisi e in questo caso non ci sono. Marino deve continuare a governare la città, e a farlo bene. Anche perché, a quanto mi risulta, non è Marino a essere indagato ma Alemanno". Così il ministro per le Riforme, Maria Elena Boschi, nel programma L'intervista trasmesso da Sky.
Nel pomeriggio il primo cittadino di Roma incontra i giovani dem: "Con noi gli affari sono finiti. Noi stiamo dall'altra parte", dice rispondendo all'accoglienza più che calorosa, una vera e propria standing ovation, della platea di Factory 365, organizzata dai Giovani democratici nell'ex Mattatoio di Roma. Dal palco, infatti, uno degli organizzatori ha accolto il primo cittadino con la frase: "Marino siamo con te e ti sosteniamo. Vogliamo una buona e pulita amministrazione". All'appuntamento il sindaco arriva in bici, nonostante le raccomandazioni del prefetto sui rischi per l'incolumità: "Il prefetto non è il mio papà", ha detto il sindaco.
Marino per tutta la giornata tenta di mettere in chiaro le caratteristiche della sua azione politica. Spiega: "Io non sono un investigatore, ma dal momento in cui mi sono insediato in Campidoglio mi resi conto che alcune questioni non andavano. È stato poi un susseguirsi di denunce che ho fatto al procuratore Pignatone e di cambiamenti nelle società principali: una delle prime persone che rimossi fu Franco Panzironi, ad di Ama". Un lavoro importante che Marino dichiara di aver svolto senza cercare la ribalta mediatica: "C'è stata molta più attenzione sulla pedonalizzazione dei Fori imperiali piuttosto che sulle altre scosse fortissime che io ho messo in atto da subito: ad esempio la chiusura della discarica di Malagrotta o l'aver mandato via il consiglio d'amministrazione di Assicurazioni di Roma. Perchè le decisioni che io ho preso non sono state prese nei cinque anni precedenti? Questo bisognerebbe domandarsi...".
Marino ora si prepara a un rimpasto. "Mi aiuterà il presidente Cantone a gestire questa fase con la revisione di tutti gli appalti", assicura. E per farlo sta pensando ad un vero e proprio assessorato alla Legalità. "Immagino - spiega - una figura all'interno o all'esterno della giunta che rafforzi la nostra squadra per il controllo della legalità perchè non voglio che questo lavoro termini con le operazioni del presidente Cantone ma che continui per tutta la consiliatura". E' partita la ricerca, quindi, per questa figura "al di sopra di ogni sospetto". In un primo momento era spuntata l'ipotesi di Gian Carlo Caselli ma per ora Marino frena: "E' un caro amico con il quale ho parlato in questi giorni. Ci conosciamo da 18 anni ma in questo momento non credo ci sia un trasferimento del procuratore Caselli a Roma". Tra i candidati papabili si parla di un ex magistrato, di un ex presidente della Corte Costituzionale o comunque di una persona che ha fatto della lotta alla mafia una sua ragione di vita. Il Marino-bis si avvicina sempre più e questa settimana potrebbe essere molto probabilmente quella in cui vedrà la luce il nuovo team che sarà frutto di un valzer di deleghe e qualche new entry.
Su un altro punto Marino non ha dubbi: i soldi tolti, dovranno essere restituiti: "Per quanto riguarda tutto ciò che è stato sottratto il Comune si costituirà parte civile - ha annunciato all'Arena di Raiuno -, perché vogliamo che quei soldi tornino indietro alla città. Spero che Pignatone metta queste persone in prigione e poi butti le chiavi" ha aggiunto.
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Ma tutti gli scenari sul futuro della giunta sono ancora aperti. "Per Roma potrebbero esserci tre ipotesi, dopo la valutazione delle carte dell'inchiesta - dice il prefetto, Giuseppe Pecoraro - o un accesso agli atti, o lo scioglimento o una terza via che prevede di non intervenire essendo in corso l'attività giudiziaria", Insomma, un'interruzione della legislatura non è affatto scongiurata.
Nel pomeriggio il primo cittadino di Roma incontra i giovani dem: "Con noi gli affari sono finiti. Noi stiamo dall'altra parte", dice rispondendo all'accoglienza più che calorosa, una vera e propria standing ovation, della platea di Factory 365, organizzata dai Giovani democratici nell'ex Mattatoio di Roma. Dal palco, infatti, uno degli organizzatori ha accolto il primo cittadino con la frase: "Marino siamo con te e ti sosteniamo. Vogliamo una buona e pulita amministrazione". All'appuntamento il sindaco arriva in bici, nonostante le raccomandazioni del prefetto sui rischi per l'incolumità: "Il prefetto non è il mio papà", ha detto il sindaco.
Marino per tutta la giornata tenta di mettere in chiaro le caratteristiche della sua azione politica. Spiega: "Io non sono un investigatore, ma dal momento in cui mi sono insediato in Campidoglio mi resi conto che alcune questioni non andavano. È stato poi un susseguirsi di denunce che ho fatto al procuratore Pignatone e di cambiamenti nelle società principali: una delle prime persone che rimossi fu Franco Panzironi, ad di Ama". Un lavoro importante che Marino dichiara di aver svolto senza cercare la ribalta mediatica: "C'è stata molta più attenzione sulla pedonalizzazione dei Fori imperiali piuttosto che sulle altre scosse fortissime che io ho messo in atto da subito: ad esempio la chiusura della discarica di Malagrotta o l'aver mandato via il consiglio d'amministrazione di Assicurazioni di Roma. Perchè le decisioni che io ho preso non sono state prese nei cinque anni precedenti? Questo bisognerebbe domandarsi...".
Marino ora si prepara a un rimpasto. "Mi aiuterà il presidente Cantone a gestire questa fase con la revisione di tutti gli appalti", assicura. E per farlo sta pensando ad un vero e proprio assessorato alla Legalità. "Immagino - spiega - una figura all'interno o all'esterno della giunta che rafforzi la nostra squadra per il controllo della legalità perchè non voglio che questo lavoro termini con le operazioni del presidente Cantone ma che continui per tutta la consiliatura". E' partita la ricerca, quindi, per questa figura "al di sopra di ogni sospetto". In un primo momento era spuntata l'ipotesi di Gian Carlo Caselli ma per ora Marino frena: "E' un caro amico con il quale ho parlato in questi giorni. Ci conosciamo da 18 anni ma in questo momento non credo ci sia un trasferimento del procuratore Caselli a Roma". Tra i candidati papabili si parla di un ex magistrato, di un ex presidente della Corte Costituzionale o comunque di una persona che ha fatto della lotta alla mafia una sua ragione di vita. Il Marino-bis si avvicina sempre più e questa settimana potrebbe essere molto probabilmente quella in cui vedrà la luce il nuovo team che sarà frutto di un valzer di deleghe e qualche new entry.
Su un altro punto Marino non ha dubbi: i soldi tolti, dovranno essere restituiti: "Per quanto riguarda tutto ciò che è stato sottratto il Comune si costituirà parte civile - ha annunciato all'Arena di Raiuno -, perché vogliamo che quei soldi tornino indietro alla città. Spero che Pignatone metta queste persone in prigione e poi butti le chiavi" ha aggiunto.
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Ma tutti gli scenari sul futuro della giunta sono ancora aperti. "Per Roma potrebbero esserci tre ipotesi, dopo la valutazione delle carte dell'inchiesta - dice il prefetto, Giuseppe Pecoraro - o un accesso agli atti, o lo scioglimento o una terza via che prevede di non intervenire essendo in corso l'attività giudiziaria", Insomma, un'interruzione della legislatura non è affatto scongiurata.