ROMA - Nella partita a scacchi per il Quirinale, Nichi Vendola prova ad assestare un colpo fatale al patto del Nazareno. E fa una mossa che potrebbe creare più di un imbarazzo a Matteo Renzi. "Se il Partito democratico vuole, dopo quattro votazioni possiamo eleggere Romano Prodi al Quirinale", ha detto il governatore pugliese, nel corso del suo intervento all'assemblea di Sel. Insomma, i voti di Sel e Partito democratico a quel punto sarebbero sufficienti per il raggiungimento del quorum. Una proposta che arriva a pochi giorni dall'incontro, a Palazzo Chigi, tra Romano Prodi e Matteo Renzi. Un faccia a faccia dedicato ufficialmente a Ucraina, Libia, crisi internazionali, ma che naturalmente ha alimentato molti retroscena sulla corsa al Colle. E irritato non poco Berlusconi e tutta Forza Italia. Un vertice con cui il premier aveva voluto lanciare un doppio messaggio: no a Prodi sul professore ma nessuno provi a candidare Prodi contro di me.
Nell'asssemblea Vendola ha poi lanciato un affondo contro il premier sulla legge di stabilità, che ha appena superato un passaggio delicato a Palazzo Madama: "L'idea che il Parlamento non possa varare la manovra discutendo, mentre il Paese affonda, è una umiliazione delle prerogative parlamentari. Siamo alla velocizzazione renziana per propaganda". Messaggio duro al leader Pd anche sulla legge elettorale: "Sull'Italicum ci sarà battaglia campale in Parlamento contro lo sfregio fatto alla Costituzione: c'è iil rischio di nuovo Porcellum".
Infine il leader di Sel si infila nelle divisioni interne ai dem, parlando di Pippo Civati, uno dei leader della minoranza sempre sul punto di pronunciare l'addio al partito: "Civati non è Godot, e non saremo in attesa di Godot, ma dobbiamo valorizzare certe prese di posizione: si sta aprendo una crepa vera in quel mondo". E ancora: "Non voglio parlare di scissione, uso più filosoficamente l'espressione 'spirito di scissione'". Infine, una stoccata sul mondo del lavoro. Per Vendola "per la prima volta i sindacati non hanno più riferimento con il grande partito della sinistra".
Nell'asssemblea Vendola ha poi lanciato un affondo contro il premier sulla legge di stabilità, che ha appena superato un passaggio delicato a Palazzo Madama: "L'idea che il Parlamento non possa varare la manovra discutendo, mentre il Paese affonda, è una umiliazione delle prerogative parlamentari. Siamo alla velocizzazione renziana per propaganda". Messaggio duro al leader Pd anche sulla legge elettorale: "Sull'Italicum ci sarà battaglia campale in Parlamento contro lo sfregio fatto alla Costituzione: c'è iil rischio di nuovo Porcellum".
Infine il leader di Sel si infila nelle divisioni interne ai dem, parlando di Pippo Civati, uno dei leader della minoranza sempre sul punto di pronunciare l'addio al partito: "Civati non è Godot, e non saremo in attesa di Godot, ma dobbiamo valorizzare certe prese di posizione: si sta aprendo una crepa vera in quel mondo". E ancora: "Non voglio parlare di scissione, uso più filosoficamente l'espressione 'spirito di scissione'". Infine, una stoccata sul mondo del lavoro. Per Vendola "per la prima volta i sindacati non hanno più riferimento con il grande partito della sinistra".