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Jobs Act, Ncd: "Occasione persa". E incassa ironia da Fi. Sinistra Pd e sindacati all'attacco su licenziamenti collettivi

Sacconi continua a evidenziare le presunte debolezze dei decreti attuativi, per Quagliariello e Cicchitto la partita non è chiusa. Dai forzisti l'accusa di subalternità. Damiano: "Su licenziamenti collettivi testo va cambiato". Cgil: imprese libere di licenziare in maniera discrezionale lavoratori singoli e gruppi. Cisl: decreto migliorabile. Uil: servono iniziative unitarie
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ROMA - Due giorni dopo le tensioni in Cdm e il respingimento delle misure con cui Ncd puntava a superare del tutto l'articolo 18, gli alfaniani continuano a parlare i perché di "occasione persa" e promettono nuova battaglia sul punto. Ma nello stesso tempo il Nuovo centrodestra si ritrova a essere messo all'angolo, da sinistra e da destra.

Pur di veder passare l'opting out (la possibilità dell'imprenditore di aggirare l'obbligo del reintegro del lavoratore licenziato ingiustamente versandogli una sorta di super-indennizzo) e lo scarso rendimento come causa di interruzione del rapporto di lavoro, il presidente della Commissione lavoro del Senato Maurizio Sacconi aveva apertamente minacciato la caduta del governo. Limitandosi invece, dopo la prova di forza di Renzi e l'approvazione in Cdm dei decreti attuativi del Jobs Act privi di quelle misure, a lamentarsi, come spiega ancora oggi in una nota, per una "bozza di decreto delegato sul Jobs Act" che &quo…
ROMA - Due giorni dopo le tensioni in Cdm e il respingimento delle misure con cui Ncd puntava a superare del tutto l'articolo 18, gli alfaniani continuano a parlare i perché di "occasione persa" e promettono nuova battaglia sul punto. Ma nello stesso tempo il Nuovo centrodestra si ritrova a essere messo all'angolo, da sinistra e da destra.

Pur di veder passare l'opting out (la possibilità dell'imprenditore di aggirare l'obbligo del reintegro del lavoratore licenziato ingiustamente versandogli una sorta di super-indennizzo) e lo scarso rendimento come causa di interruzione del rapporto di lavoro, il presidente della Commissione lavoro del Senato Maurizio Sacconi aveva apertamente minacciato la caduta del governo. Limitandosi invece, dopo la prova di forza di Renzi e l'approvazione in Cdm dei decreti attuativi del Jobs Act privi di quelle misure, a lamentarsi, come spiega ancora oggi in una nota, per una "bozza di decreto delegato sul Jobs Act" che "non è tale da dare un vero impulso ai comportamenti imprenditoriali" e "non introduce l'auspicata certezza che poteva essere garantita solo dalla possibilità in ultima istanza di pagare sanzione e indennizzo anche in caso di condanna alla reintegrazione". Fabrizio Cicchitto e Gaetano Quagliariello da due giorni evidenziano che, in ogni caso, il provvedimento è un grande passo avanti e sui licenziamenti individuali la partita non è, secondo Ncd, affatto chiusa.

Ma anche il fronte della sinistra dem è in fermento. Il presidente della Commissione Lavoro, Cesare Damiano, dice: "Le nuove regole riguardano anche i licenziamenti collettivi, questo è un punto che per noi deve essere modificato". "Per quanto ci riguarda - spiega - la modifica dell'articolo 18 deve riguardare solo i licenziamenti individuali per i neoassunti". Un'altra correzione investirebbe il numero di mensilità d'indennizzo, per Damiano "si dovrebbe partire da sei nelle aziende sopra i 15 dipendenti" e non da quattro, come prevede lo schema di decreto attuativo del Jobs act. Ancora più duro Stefano Fassina:  "Purtroppo, i primi due decreti attuativi della Delega Lavoro confermano l'obiettivo vero dell'intervento: ulteriore svalutazione del lavoro, data l'impossibilità di svalutare la moneta, per puntare illusoriamente a crescere via export. Insomma, un'altra tappa del mercantilismo liberista raccomandato dalla Troika".

Dalla Cgil, ancora dure critiche al governo sul Jobs Act. "Con il decreto al posto delle tutele crescenti si passa alla monetizzazione crescente dei diritti, si cancella il lavoro a tempo indeterminato e si penalizzano i giovani rendondoli precari a tempo indeterminato". Inoltre, si legge in una nota del sindacato guidato da Susanna Camusso, le nuove misure danno "il via libera alle imprese a licenziare in maniera discrezionale lavoratori singoli e gruppi di lavoratori. Più che di rivoluzione copernicana (come l'ha definita Renzi, ndr), siamo a una delega in bianco alle imprese a cui viene appaltata la crescita".

Il segretario generale della Uil Carmelo Barbagallo, invita Cgil e Cisl a predisporre "un percorso comune e iniziative unitarie" anche per correggere gli "errori" che scaturiranno dai decreti attuativi del provvedimento. Perché il "Jobs Act non risolverà i problemi del mondo del lavoro, anzi, farà emergere contraddizioni che non sarà facile gestire. Un vero Jobs Act, invece, dovrebbe determinare la soluzione delle crisi aziendali ancora aperte e prevedere investimenti pubblici e privati" per lo sviluppo e l'occupazione. Quanto alla Cisl, che non ha partecipato allo sciopero generale contro il Jobs Act: "Il testo del governo è ancora migliorabile, in particolare per quanto riguarda le norme sui licenziamenti collettivi", dice il segretario confederale della Cisl, Gigi Petteni, responsabile del mercato del lavoro.


Tornando al fronte politico, Forza Italia punta soprattutto sull'attacco al Nuovo centrodestra, accusato di subalternità nei confronti del Pd. "Ora Ncd che farà? Finora ha tirato a Renzi palline di carta con la cannuccia della biro, sai che dolore. Renzi e Napolitano ritirano la penna ai mocciosi e tutto ricomincia. Stavolta devono sopportare anche gli sberleffi di Speranza. Un soprassalto di dignità sarebbe benvenuta da parte di Alfano e dei suoi". Lo scrive 'Il Mattinale', la nota politica redatta dallo staff del gruppo Forza Italia alla Camera. "In questo caso - si legge - la dignità non sarebbe solo esibizione di fronte alta, ma comporterebbe anche un vantaggio politico. Staccare la spina conviene all'Italia

Anche per Daniela Santanchè è la "lobby Cgil-minoranza Pd" a "dettare l'agenda a Renzi", che fa solo "finta di smarcarsi da diktat e ricatti". E se nella sua nota quotidiana l'esponente forzista non fa alcun cenno a Ncd, il "non detto" in questo caso è in sè un messaggio. E Giovanni Toti:  "I decreti attuativi sul Jobs Act? Un compromesso al ribasso che non porterà i risultati che si aspettano. Tra i tanti 'pacchi' giunti agli italiani in questi giorni è arrivato anche questo". Il provvedimento non porterà occupazione. Voglio ricordare che il governo Berlusconi varò la legge Biagi che invece portò lavoro".

Ma Sacconi non ci sta e contrattacca accusando chi a destra fa "solo confusione e propaganda". "Il Nuovo Centrodestra, ora Area Popolare, ha vissuto e vive la convivenza anomala e transitoria con la sinistra a schiena dritta - sottolinea il senatore in una nuova nota -. Le nostre proposte sono state forti e chiare" mentre "a destra, sui contenuti, solo confusione e propaganda. La Lega si è opposta alla riforma dell'art.18 e FI si è espressa con la contrarietà della Polverini, il favore di Brunetta, il 'ni' dei più. Dedichino alla sinistra le energie che stanno sprecando contro di noi".

Il Movimento 5 stelle infine propone un test "per capire se vi stiano fregando con il Jobs Act. Basta che andiate in banca con uno di questi nuovi contratti a tutele crescenti, che Renzi chiama meschinamente 'a tempo indeterminato'. Chiedete se con quel contratto vi concederanno mai un mutuo per comprare una casa e mettere su famiglia...non ve lo faranno mai". E' quanto scrive su Facebook il vicepresidente della Camera e membro del 'direttorio' del M5S, Luigi Di Maio. Insomma, a due giorni dai decreti attuativi approvati in consiglio dei ministri, la battaglia sul Jobs act sembra tutt'altro che conclusa.