Politica

Renzi: "Non molliamo". Scontro sul Jobs act, il governo: "No per il pubblico impiego"

Dopo la pausa natalizia il presidente del Consiglio torna sul Cdm del 24 dicembre. E l'Italicum "è in arrivo". Sacconi rilancia l'ipotesi Ichino: "Applicare le nuove norme sui licenziamenti anche ai dipendenti pubblici". Secco no da una nota ufficiale del Ministero del lavoro e dallo stesso ministro Poletti. Contestato dal sottosegretario all'economia Zanetti: "Sconcertante"

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ROMA - Riforme e rilancio dell'azione di governo. Dopo la pausa natalizia il dibattito tra i partiti riparte dal consiglio dei ministri del 24 dicembre. Ovvero: Il giorno della "svolta su Taranto, lavoro, delega fiscale, Inps", provvedimenti approvati mentre si chiudevano le vertenze di "Termini Imerese e Meridiana". Così il premier Matteo Renzi su twitter. E annuncia che non ci sarà un nuovo Consiglio dei ministri prima del prossimo anno. Ai critici: "Si arrenderanno di fronte alla realtà". Ma sul Jobs Act le tensioni non si placano. Arriva la richiesta di Sacconi: "Sia esteso anche ai dipendenti pubblici". Una ipotesi caldeggiata - pur se più volte contestato - anche dal senatore di Scelta Civica Pietro Ichino, ma che in serata ha ricevuto un secco stop ufficiale sia da una nota del Ministero del Lavoro che da una dichiarazione del ministro Poletti. E sul provvedimento in generale restano i timori per il passaggio parlamentare, tra veti incrociati di sinistra Pd e falchi Fi e malumori di Ncd. Il tutto sotto la pressione dei sindacati - con dubbi anche dalla Cisl - ribadita con durezza oggi da Susanna Camusso in una intervista a Repubblica.
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Agenda di governo via Twitter. E dopo il tweet Renzi scambia sul social network anche alcune "battute" con i cittadini. Rispondendo a un utente sul tema dell'Ilva, il premier scrive: "Il progetto è serio ed è un progetto Taranto (cultura, porto, bonifiche, ospedale). Non solo Ilva". Ancora: "Veramente noi interveniamo pesanti anche sul risanamento ambientale". Poi sulla legge elettorale: "Arriva, arriva. A gennaio siamo in seconda lettura al Senato, ormai ci siamo anche lì #lavoltabuona". E a chi gli chiede se ci sarà un nuovo Consiglio dei ministri orima della fine dell'anno: "Mi pare che abbiamo già dato la vigilia di Natale". Non manca una replica a chi gli chiede dei "gufi". "Si arrenderanno quando non potranno più negare la realtà. Per adesso andiamo avanti". Poi la riforma della giustizia amministrativa: "E' una delle priorità del 2015".

Lo scontro sul pubblico impiego. Intanto continua il dibattito sul Jobs Act interno alla maggioranza. E dal Nuovo Centrodestra Maurizio Sacconi chiede che "la riforma del lavoro venga applicata anche al pubblico impiego". Le motivazioni: "Quando presentammo questo criterio di delega fummo indotti a ritirarlo dal governo in quanto esso considerava già vigente l'impegno ad omologare lavoro pubblico e lavoro privato". Ma in serata arriva la precisazione del ministero del Lavoro: il Jobs Act e il decreto attuativo sul contratto a tutele crescenti non è applicabile ai lavoratori del pubblico impiego. "La discussione sulla legge delega è stata fatta sul lavoro privato, mentre sul lavoro pubblico c'è in Parlamento una legge delega sulla Pubblica Amministrazione, nell'ambito della quale si potranno eventualmente affrontrare tali tematiche". Nota alla quale si aggiungono le parole dello stesso ministro Poletti: "Tutta la discussione sulla legge delega è stata fatta sul lavoro privato e quindi non è applicabile al pubblico impiego".  La controreplica - ancora in quota Scelta Civica - viene dall'interno del governo. E' del sottosegretario all'Economia Zanetti: "Questo affannarsi di alcuni ministri per negare l'applicabilità delle norme al pubblico impiego - dice - è sconcertante e configura una ingiusta discriminazione vero i lavoratori privati".

Grillo attacca Renzi, Napolitano e Berlusconi. E in un post pubblicato sul suo blog, Beppe Grillo si lancia in un'apologia dell'Uomo Onesto. Di colui che "ogni tanto, si chiede chi glielo fa fare, poi pensa ai figli, all'idea di un mondo migliore e non si fa scoraggiare. La sua adrenalina sono i discorsi di fine anno di Napolitano che raccoglie religiosamente e usa come una droga nei momenti di sconforto, sono le minchiate quotidiane di Renzie e la faccia di Berlusconi".
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