ROMA - La lotta contro la corruzione, la criminalità, contro ogni forma di schiavitù. Azioni che dovrebbero rappresentare le linee guida dell'azione di ogni governo. Perchè solo così è possibile che la politica rispetti il suo compito: colmare "le disparità economiche e le divaricazioni sociali". Giorgio Napolitano scrive a Papa Francesco all'indomani del messaggio del pontefice per la Giornata Mondiale della Pace. Una lettera che arriva dopo il discorso di fine anno del presidente. Un testo in cui il Capo dello Stato invita a una dura lotta contro tutte le forme di riduzione della dignità dell'essere umano. Indicando come sia priorità dei governi trasformare la globalizzazione in una "forza positiva" e non in una dinamica in grado di accrescere i malesseri sociali. E nella stessa giornata il presidente scrive anche a Fidel Castro.
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E Napolitano inizia dal "fenomeno drammatico della schiavitù, solo apparentemente lontano da noi, nel tempo e nello spazio. Al contrario, e malgrado la quotidiana condanna sul piano del diritto e le reiterate dichiarazioni di principio, sono ancora oggi troppo frequenti e diffuse molteplici forme di privazione della libertà e dignità degli esseri umani". Non è un caso, continua il presidente, "che alcune delle riflessioni contenute nel messaggio di Vostra Santità siano al centro dell'agenda politica nazionale ed europea, a partire dal tema dell'accoglienza per i migranti ed i richiedenti asilo, sul quale Vostra Sanità ha voluto, sin dal principio del Suo Pontificato, attirare l'attenzione dell'opinione pubblica mondiale".
Poi una considerazione che somiglia più un invito alla politica tout court: "Istituzioni e Governi devono agire sulle cause sociali ed economiche che portano alcuni esseri umani ad abusare di altri, attraverso forme di costrizione fisica e psicologica mentre, sul piano politico, l'attenzione deve essere rivolta in primo luogo alle politiche del lavoro e all'istruzione, che costituiscono gli strumenti fondamentali per costruire una società più giusta e rispettosa dell'uomo". Un lavoro a cui deve essere affiancato "lo sforzo nella lotta alla criminalità nelle sue svariate forme, dallo sfruttamento della prostituzione alla pratica del lavoro nero, dalla corruzione al traffico di esseri umani".
Non mancano, nelle parole del presidente, ammirazione per il lavoro delle tante associazioni di volontariato, sia religiose che laiche, attive in questi campi, spesso a costo di grandi sacrifici personali da parte dei loro membri". Un esempio: "La loro quotidiana fatica deve costituire uno sprone per i responsabili della vita politica, affinché si impegnino al loro fianco per garantire a tutti condizioni di vita migliori". Infine, prima degli auguri finali, la ricezione di un invito di Papa Francesco: "Mi permetta, Santità, di condividere il Suo invito a trasformare il fenomeno, per molti aspetti controverso, della globalizzazione in una forza positiva e coinvolgente 'di solidarietà e di fratellanza', che possa avvicinare soggetti diversi e non contribuire invece a rendere ancor più difficili da colmare le disparità economiche e le divaricazioni sociali oggi esistenti".
La lettera a Castro. "Cuba ha appena contribuito a una decisione di portata storica, che apre una fase completamente nuova delle relazioni con gli Stati Uniti, ormai da decenni bloccate a un livello non confacente alle loro potenzialità e prospettive". Lo scrive il presidente Napolitano in una lettera inviata a Fidel Castro: "Sono certo che dalla distensione e dall'auspicabile progressivo sviluppo dei rapporti tra Washington e l'Avana discenderanno conseguenze feconde non soltanto per Cuba e gli Stati Uniti, ma per l'intero continente americano".
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E Napolitano inizia dal "fenomeno drammatico della schiavitù, solo apparentemente lontano da noi, nel tempo e nello spazio. Al contrario, e malgrado la quotidiana condanna sul piano del diritto e le reiterate dichiarazioni di principio, sono ancora oggi troppo frequenti e diffuse molteplici forme di privazione della libertà e dignità degli esseri umani". Non è un caso, continua il presidente, "che alcune delle riflessioni contenute nel messaggio di Vostra Santità siano al centro dell'agenda politica nazionale ed europea, a partire dal tema dell'accoglienza per i migranti ed i richiedenti asilo, sul quale Vostra Sanità ha voluto, sin dal principio del Suo Pontificato, attirare l'attenzione dell'opinione pubblica mondiale".
Poi una considerazione che somiglia più un invito alla politica tout court: "Istituzioni e Governi devono agire sulle cause sociali ed economiche che portano alcuni esseri umani ad abusare di altri, attraverso forme di costrizione fisica e psicologica mentre, sul piano politico, l'attenzione deve essere rivolta in primo luogo alle politiche del lavoro e all'istruzione, che costituiscono gli strumenti fondamentali per costruire una società più giusta e rispettosa dell'uomo". Un lavoro a cui deve essere affiancato "lo sforzo nella lotta alla criminalità nelle sue svariate forme, dallo sfruttamento della prostituzione alla pratica del lavoro nero, dalla corruzione al traffico di esseri umani".
Non mancano, nelle parole del presidente, ammirazione per il lavoro delle tante associazioni di volontariato, sia religiose che laiche, attive in questi campi, spesso a costo di grandi sacrifici personali da parte dei loro membri". Un esempio: "La loro quotidiana fatica deve costituire uno sprone per i responsabili della vita politica, affinché si impegnino al loro fianco per garantire a tutti condizioni di vita migliori". Infine, prima degli auguri finali, la ricezione di un invito di Papa Francesco: "Mi permetta, Santità, di condividere il Suo invito a trasformare il fenomeno, per molti aspetti controverso, della globalizzazione in una forza positiva e coinvolgente 'di solidarietà e di fratellanza', che possa avvicinare soggetti diversi e non contribuire invece a rendere ancor più difficili da colmare le disparità economiche e le divaricazioni sociali oggi esistenti".
La lettera a Castro. "Cuba ha appena contribuito a una decisione di portata storica, che apre una fase completamente nuova delle relazioni con gli Stati Uniti, ormai da decenni bloccate a un livello non confacente alle loro potenzialità e prospettive". Lo scrive il presidente Napolitano in una lettera inviata a Fidel Castro: "Sono certo che dalla distensione e dall'auspicabile progressivo sviluppo dei rapporti tra Washington e l'Avana discenderanno conseguenze feconde non soltanto per Cuba e gli Stati Uniti, ma per l'intero continente americano".