Politica

Forza Italia divisa sul Colle, Renzi in allarme

Le condizioni del ribelle berlusconiano Fitto: prima l'elezione del Presidente poi il varo dell'Italicum. L'agenda del segretario in una lettera ai democratici: "Dopo Napolitano un arbitro equilibrato"

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ROMA - A Palazzo Chigi la chiamano "la prova dell'8". Matteo Renzi spiega ai collaboratori: "In Forza Italia c'è una certa anarchia. Quando giovedì si comincia a votare l'Italicum al Senato capiremo se il patto del Nazareno regge. E se per l'elezione del presidente della Repubblica vengono pericoli da quella parte". Il premier continua a chiedersi se Berlusconi e Verdini controllano ancora il partito azzurro. O se invece Raffaele Fitto sta facendo proseliti, se può superare l'attuale soglia di 18 senatori fittiani mettendo in crisi la legge elettorale e di conseguenza la partita del Quirinale. Perché l'ex governatore pugliese è stato chiaro con i renziani che lo hanno avvicinato: vuole le preferenze contro i capolista bloccati, l'entrata in vigore nel 2017 per scalare il centrodestra e scegliere il capo dello Stato prima del via libera all'Italicum.

Sono tre condizioni che sconvolgono i piani di Renzi e che già giovedì 8 misureranno la loro forza a Palazzo Madama. Basta un emendamento per mandare un messaggio al governo. Che vale sia per la legge sia per il Colle. A questo punto l'ex sindaco di Firenze è più preoccupato di uno scherzetto dalla destra che dai movimenti della minoranza Pd. "Mi aspetto un confronto anche duro, ma alla fine una piena assunzione di responsabilità dei nostri parlamentari", dice il vicesegretario Lorenzo Guerini. Renzi è convinto che trovando il nome giusto saranno evitate vendette e ripicche, anche solo personali. Come dice Ugo Sposetti, "ogni grande elettore al momento di eleggere il presidente della Repubblica si sente finalmente protagonista. Ha in mano una matita e un foglietto e anche da lui dipende una scelta cruciale. Bimassa che Renzi giochi anche sul fattore psicologico". Il premier invece crede che la vicenda dei 101 pesi ancora sulle spalle di ogni democratico. Che i parlamentari non possono permettersi un altro passo falso. Che la base non perdonerebbe nessuno senza fare distinzioni tra leali e franchi tiratori.

Non è un caso che ieri abbia fatto partire una lettera all'indirizzo degli iscritti del Pd ("quei pochi rimasti...", commenta Sposetti) che rappresenta un richiamo all'orgoglio di partito. "Noi saremo decisivi nello scegliere insieme a tutti un arbitro equilibrato e saggio, il garante super partes del- le istituzioni". Il passaggio appare "delicato e difficile", perché non è semplice succedere a un "grande italiano" come Giorgio Napolitano", ma secondo il capo dell'esecutivo il Pd riuscirà comunque a risolvere il rebus del Colle. È l'abbozzo di un identikit, anche se non c'è niente di definito. Semmai la lettera fa capire che il collegamento tra Italicum e voto per il Quirinale è inevitabile. "Perché sarà decisivo il clima in cui arriveremo alla fine del mese", ripete Renzi in privato. "Chiuderemo già dalle prossime settimane la legge elettorale. Rottameremo le liste bloccate e l'inciucismo. La sera delle elezioni sapremo chi ha vinto, senza ricatti dei partitini ", annuncia il premier nel messaggio ai militanti. Alcune modifiche al meccanismo di voto sono in cantiere, il presidente del Consiglio ne anticipa qualcuna: "Eravamo divisi tra chi voleva i collegi (modello Mattarellum) e chi le preferenze. Avremo gli uni e gli altri ". Non è solo il sistema elettorale, ma anche il ddl Boschi a intravedere il traguardo: "Nel 2015  -  è la promessa  -  porteremo a termine l'iter parlamentare. Trovare un punto di equilibrio non sarà una passeggiata ma è un nostro preciso impegno davanti agli elettori".
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