Politica

Riforme, respinta richiesta stop a lavori. Opposizioni insorgono

Lega, Sel e M5s avevano chiesto un rinvio fino all'elezione del nuovo presidente: "Irragionevole irrigidimento del ministro Boschi e del governo"

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ROMA - Fermare l'esame alla Camera del ddl costituzionale fino all'elezione del nuovo presidente della Repubblica: è la richiesta che l'opposizione aveva avanzato alla conferenza dei capigruppo di Montecitorio. Invece niente sospensione dei lavori: la domanda è stata respinta e l'iter è ripreso nel pomeriggio. Sel, M5s, Fdi e Lega accusano il governo di "forzatura" e di "atteggiamento irresponsabile" e annunciano battaglia: "Siamo davanti a un irragionevole irrigidimento del ministro Boschi e del governo" e parlano di "forzatura incomprensibile e inaccettabile", minacciando ostruzionismo.

"La maggioranza tira la corda, da qui al 29 gennaio le riforme non le porteranno a casa", dice il capogruppo del M5S Andrea Cecconi, a cui fa eco su Twitter il vicepresidente M5S della commissione Affari Costituzionali della Camera, Danilo Toninelli: "Abbiamo chiesto stop riforme fino a elezione prossimo presidente Repubblica. Inammissibile cambiare Costituzione in assenza del suo garante".
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la Lega, invece, insiste per accelerare i tempi dell'elezione: "La Lega Nord chiede di anticipare la convocazione delle Camere riunite per l'elezione del nuovo presidente della Repubblica", scrive in una nota il capogruppo della Lega Nord alla Camera, Massimiliano Fedriga. "L'articolo 86 della Costituzione prevede la convocazione entro quindici giorni, dunque non c'è alcun termine minimo. Le regioni potrebbero designare i grandi elettori nel fine settimana e il Parlamento iniziare subito dopo le votazioni. In questo modo si eviterebbero intrecci pericolosi tra 'accordi nazareni' sulle riforme e l'elezione della prima carica dello Stato. Altrimenti sarebbe palese la volontà di mercificare l'elezione del capo dello Stato, fatto gravissimo che non garantirebbe l'imparzialità della figura", conclude.

Anche il capogruppo di Forza Italia, Renato Brunetta, alla fine di dicembre aveva sottolineato l'opportunità di una sospensione dei lavori sulle riforme. Per Silvio Berlusconi dire sì alle riforme è una questione di coerenza: "C'è tanta confusione in giro" sul Patto del Nazareno, "noi abbiamo fatto delle riforme nel 2005 e se queste riforme ci vengono proposte dalla sinistra non possiamo dire di no perché siamo coerenti e siamo patriottici e vogliamo il bene dell'Italia".

La presidente della Camera, Laura Boldrini, secondo quanto riferito, ha assicurato flessibilità e disponibilità verso le esigenze dei diversi partiti, se i lavori d'Aula procederanno ordinatamente e senza interruzioni continue.

Botta e risposta. Duro botta e risposta in Aula tra la presidente della Camera e M5s: ''Siete la vergogna della Repubblica italiana", ha detto Boldrini. "E lei signora presidente è complice di questo macello. Si vergogni anche lei'', è stata la replica del deputato 5 stelle Davide Tripiedi. Ironica la replica della Boldrini: ''La ringrazio onorevole. Ci pensero'...''.

Riunione straordinaria Conferenza delle regioni. Intanto, il presidente Sergio Chiamparino, che ha rivolto a Napolitano "un ringraziamento sincero per il mandato svolto in questi nove anni da Presidente della Repubblica", ha convocato una seduta straordinaria della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome per domani alle 10.30. All'ordine del giorno tre questioni: le iniziative da assumere sulla Legge di Stabilità 2015, la preparazione dell'incontro sulle riforme costituzionali con il ministro Maria Elena Boschi (incontro previsto sempre per domani alle ore 13,30), infine una informativa del Comitato di settore Regioni-sanità sull'atto di indirizzo per il rinnovo della convenzione con le farmacie.

Ultimatum minoranza Pd: "Se nominati a rischio voto riforma".
La minoranza Pd non indietreggia e, alla vigilia dell'assemblea del gruppo con Matteo Renzi, non solo i civatiani, ma anche i riformisti dem, insistono sul fatto che la norma sui capolista bloccati va cambiata.
Bisogna consentire che siano i cittadini a scegliere la maggior parte dei deputati e che non accada il contrario, dicono. Se quindi domani, in assemblea, prevarrà la logica del muro contro muro, l'intenzione sarebbe non solo quella di non votare la norma in questione, ma addirittura l'intero provvedimento. Oltre una ventina i senatori che la penserebbero così e che si unirebbero ai malumori di altre aree della maggioranza, ad esempio Ncd. A quel punto, vista la contrarietà di M5S sul provvedimento messo a punto dalla maggioranza, sarebbe chiaro che la riforma sarebbe approvata solo grazie al patto del Nazareno, che tiene in conto più Forza Italia che il partito. Uno strappo politico forte quello che si determinerebbe dentro il Partito democratico.

Costituzionalisti: "Iter riforme non compromesso". Per i costituzionalisti, però, la sede vacante del preseidente non compromette l'iter delle riforme: "Dal punto di vita costituzionale -spiega l'ex presidente della Consulta, Antonio Baldassarre- le riforme camminano per conto loro, e dunque il fatto che al Quirinale ci sia un supplente non ne modifica l'indirizzo". "Da un punto di vista politico - prosegue il giurista- il sostegno che dà un presidente della Repubblica in carica è più forte di quello di un supplente, anche per questo auspichiamo che venga al più preso eletto il successore di Napolitano. In questa situazione - rimarca Baldassarre- al Colle ci vuole una figura che rappresenti tutti e per storia personale dia garanzie di imparzialità. L'Italia ha bisogno di unità".

Anche per il giurista Enzo Cheli, ordinario di Diritto costituzionale all'Università di Firenze, "la sede vacante non incide sul percorso delle riforme, che ha tempi più lunghi e vanno oltre l'elezione del nuovo Presidente della Repubblica. Non c'è un'incidenza diretta o un impedimento formale perché il percorso delle riforme viva uno 'stand-by'. E anche se si fosse nella fase conclusiva del processo riformatore, rispetto alla procedura legislativa il supplente del Capo dello Stato ha tutti i poteri". Quanto all'incidenza che il prossimo inquilino del Colle potrebbe avere nelle riforme, Cheli sottolinea: "Abbiamo avuto due grandi Presidenti, Ciampi e Napolitano. Ora serve una figura che prosegua quella linea e quella interpretazione della Costituzione".



 
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