ROMA - Questa volta il Pd non può fallire. Lo ha ribadito ieri il premier segretario Matteo Renzi nel corso della direzione del partito. E ha dettato la linea: per l'elezione del successore di Giorgio Napolitano si parla con tutte le forze politiche e il 28 gennaio verrà formalizzata la proposta del Pd. Sulla partita tutta da giocare è già iniziata la corsa a ostacoli, tra prove di larga intesa, cene fra correnti interne ai partiti e mediazioni legate alla nuova legge elettorale. Perché, come ha riaffermato oggi il presidente Matteo Orfini "in questi 15 giorni il Pd si gioca tutto, forse è il passaggio decisivo". Nelle prossime due settimane "si deve concludere il percorso delle riforme alla Camera e al Senato e c'è l'elezione del nuovo capo dello Stato".
"Serve un nuovo presidente della Repubblica che sia all'altezza di Napolitano - ha continuato Orfini nel suo intervento ad apertura dei lavori del corso di formazione promosso dal partito su Città metropolitane e nuove province - che abbia un profilo di garante delle istituzioni e che abbia forza e autorevolezza internazionali nel rappresentare l'Italia". Per il presidente Pd, alla scelta del successore di Napolitano bisogna "arrivarci attraverso un percorso che individui una soluzione con il massimo di condivisione, con un confronto a 360 gradi, abbandonando i giochetti".
IL TOTONOMI / INTERATTIVO: LE FORZE IN CAMPO
Soddisfatto dell'impostazione di Renzi è anche il capogruppo Pd alla Camera Roberto Speranza: "Quella di ieri è stata una direzione importante. Penso che con questo metodo potremo avere fin dalle prime votazioni un ottimo risultato".
Ottimisti sull'elezione del nuovo capo dello Stato anche alcuni esponenti del Nuovo Centrodestra, come Nunzia De Girolamo che su Facebook ha affermato: "Per Brunetta il nuovo presidente della Repubblica non deve essere un comunista, per Cuperlo non deve essere per forza della 'ditta'. Noi di Ncd abbiamo sempre detto entrambe le cose: direi che siamo sulla buona strada".
E anche il ministro dell'Interno e segretario di Ncd Angelino Alfano ha ribadito: "Crediamo di dovere molto rispetto ai grandi elettori del Pd, che sono la maggioranza anche molto ampia, ma allo stesso tempo chiediamo che la scelta del presidente della Repubblica non si risolva in un conclave interno al partito, come se fossero le primarie del Pd".
"Noi vogliamo un presidente che sia consapevole di non svolgere funzioni onorarie - ha aggiunto il leader Ncd - consapevole del fatto che presiedere il Csm o il Consiglio della difesa non sia un compito onorario. Vogliamo un presidente che abbia la forza di svolgere la sua funzione sull'attività legislativa". Questo mentre è in corso un avvicinamento tra Ncd e Forza Italia, che dovrebbe culminare in un colloquio tra Silvio Berlusconi e Alfano.
Un profilo autorevole, possibilmente con esperienze internazionali ed europee e che mastichi economia è quello auspicato dal mondo della finanza. Nelle sale operative e negli uffici studi il ragionamento è quasi sempre lo stesso: se è vero che il ruolo del capo dello Stato non ha il peso sui mercati che può avere un presidente del Consiglio, è però altrettanto vero che la scelta di una persona magari valida, ma sconosciuta, potrebbe suscitare nei partner stranieri sorrisi di sufficienza e alimentare pregiudizi in un momento in cui sono massimi gli sforzi mondiali per uscire dalla crisi.
Sull'altro fronte, l'opposizione annuncia battaglia. Matteo Salvini, segretario della Lega, ha affernato a Radio Padania che il Carroccio non voterà per un candidato sostenuto sia dal Pd che da Forza Italia: "Se uscirà un nome che va bene ad uno e all'altro difficilmente sarà un nome che va bene per gli italiani, e quindi la Lega sarà dall'altra parte".
Sul fronte Cinque Stelle, ha parlato prima Luigi Di Maio che si è dissociato dal toto-nomi: "Qualsiasi dichiarazione venga fatta ora è solo una distrazione di massa". L'esponente pentastellato vuole "un presidente della Repubblica che la smetta di firmare schifezze come la legge Fornero, come il decreto che ha trasferito sette miliardi e mezzo alle banche, il lodo Alfano".
Poi è stata la volta di Beppe Grillo: "C'è un 'cerchietto magico' per le presidenziali, si chiama Mediolanum. Insieme all'agibilità politica, che gli verrebbe garantita con la grazia attraverso la "manina" di Renzie, è il prezzo per i voti di FI per il Quirinale", ha scritto in un post sul suo blog dal titolo "Il mercato delle vacche presidenziali".
Dal canto suo Berlusconi rassicura Renzi: "Per quanto riguarda le riforme necessarie a rendere governabile il Paese abbiamo preso degli impegni che intendiamo rispettare, come sempre abbiamo rispettato la parola data. E questo vale anche per i tempi e le procedure. Stia tranquillo perciò il presidente Renzi: nessuno farà 'guerra' sulle riforme, ma la sinistra non si faccia illusioni sul resto, perché troverà da parte nostra una opposizione rinnovata, forte e intransigente".
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"Serve un nuovo presidente della Repubblica che sia all'altezza di Napolitano - ha continuato Orfini nel suo intervento ad apertura dei lavori del corso di formazione promosso dal partito su Città metropolitane e nuove province - che abbia un profilo di garante delle istituzioni e che abbia forza e autorevolezza internazionali nel rappresentare l'Italia". Per il presidente Pd, alla scelta del successore di Napolitano bisogna "arrivarci attraverso un percorso che individui una soluzione con il massimo di condivisione, con un confronto a 360 gradi, abbandonando i giochetti".
IL TOTONOMI / INTERATTIVO: LE FORZE IN CAMPO
Soddisfatto dell'impostazione di Renzi è anche il capogruppo Pd alla Camera Roberto Speranza: "Quella di ieri è stata una direzione importante. Penso che con questo metodo potremo avere fin dalle prime votazioni un ottimo risultato".
Ottimisti sull'elezione del nuovo capo dello Stato anche alcuni esponenti del Nuovo Centrodestra, come Nunzia De Girolamo che su Facebook ha affermato: "Per Brunetta il nuovo presidente della Repubblica non deve essere un comunista, per Cuperlo non deve essere per forza della 'ditta'. Noi di Ncd abbiamo sempre detto entrambe le cose: direi che siamo sulla buona strada".
E anche il ministro dell'Interno e segretario di Ncd Angelino Alfano ha ribadito: "Crediamo di dovere molto rispetto ai grandi elettori del Pd, che sono la maggioranza anche molto ampia, ma allo stesso tempo chiediamo che la scelta del presidente della Repubblica non si risolva in un conclave interno al partito, come se fossero le primarie del Pd".
"Noi vogliamo un presidente che sia consapevole di non svolgere funzioni onorarie - ha aggiunto il leader Ncd - consapevole del fatto che presiedere il Csm o il Consiglio della difesa non sia un compito onorario. Vogliamo un presidente che abbia la forza di svolgere la sua funzione sull'attività legislativa". Questo mentre è in corso un avvicinamento tra Ncd e Forza Italia, che dovrebbe culminare in un colloquio tra Silvio Berlusconi e Alfano.
Un profilo autorevole, possibilmente con esperienze internazionali ed europee e che mastichi economia è quello auspicato dal mondo della finanza. Nelle sale operative e negli uffici studi il ragionamento è quasi sempre lo stesso: se è vero che il ruolo del capo dello Stato non ha il peso sui mercati che può avere un presidente del Consiglio, è però altrettanto vero che la scelta di una persona magari valida, ma sconosciuta, potrebbe suscitare nei partner stranieri sorrisi di sufficienza e alimentare pregiudizi in un momento in cui sono massimi gli sforzi mondiali per uscire dalla crisi.
Sull'altro fronte, l'opposizione annuncia battaglia. Matteo Salvini, segretario della Lega, ha affernato a Radio Padania che il Carroccio non voterà per un candidato sostenuto sia dal Pd che da Forza Italia: "Se uscirà un nome che va bene ad uno e all'altro difficilmente sarà un nome che va bene per gli italiani, e quindi la Lega sarà dall'altra parte".
Sul fronte Cinque Stelle, ha parlato prima Luigi Di Maio che si è dissociato dal toto-nomi: "Qualsiasi dichiarazione venga fatta ora è solo una distrazione di massa". L'esponente pentastellato vuole "un presidente della Repubblica che la smetta di firmare schifezze come la legge Fornero, come il decreto che ha trasferito sette miliardi e mezzo alle banche, il lodo Alfano".
Poi è stata la volta di Beppe Grillo: "C'è un 'cerchietto magico' per le presidenziali, si chiama Mediolanum. Insieme all'agibilità politica, che gli verrebbe garantita con la grazia attraverso la "manina" di Renzie, è il prezzo per i voti di FI per il Quirinale", ha scritto in un post sul suo blog dal titolo "Il mercato delle vacche presidenziali".
Dal canto suo Berlusconi rassicura Renzi: "Per quanto riguarda le riforme necessarie a rendere governabile il Paese abbiamo preso degli impegni che intendiamo rispettare, come sempre abbiamo rispettato la parola data. E questo vale anche per i tempi e le procedure. Stia tranquillo perciò il presidente Renzi: nessuno farà 'guerra' sulle riforme, ma la sinistra non si faccia illusioni sul resto, perché troverà da parte nostra una opposizione rinnovata, forte e intransigente".
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