
Si tratta ancora una volta di Romano Prodi, vittima due anni fa della congiura dei 10, e oggi ancora tra i 'papabili' per il ruolo di Capo dello Stato. Un nome che potrebbe guadagnare consensi tra i dissidenti dem e creare più di qualche problema ad un eventuale candidato figlio del patto del Nazareno.
Pippo Civati, il primo della lista, rilancia la lettera inviata ieri al gruppo Pd nel quale propone, senza mezzi termini, di "ripartire da Prodi". Sulla stessa linea anche Corradino Mineo, senatore super-critico della linea di Renzi, pronto ad appoggiare Prodi fin dalle prime votazioni "qualora ci fosse una significativa convergenza".
Anche due fedelissimi del professore hanno riposto alla richiesta di Grillo e Casaleggio. Si tratta di Franco Monaco e Sandra Zampa: secondo Monaco "Prodi è un galantuomo e soprattutto è la personalità più autorevole e con il più elevato standing internazionale di cui dispone il nostro Paese". Poi ribadisce che la sua preferenza va al professore e sottolinea: "Spero di avere modo di proporlo anche al mio partito". La pensa allo stesso modo Sandra Zampa, ex portavoce di Prodi, che lancia l'ex premier al Colle dopo averne tessuto le lodi: "So quanto è stimato e conosciuto all'estero. Conosco la sua onestà e la sua autonomia dai poteri. Il suo rispetto per le istituzioni. Che vuole che le risponda? Per me è Prodi". La Zampa tuttavia sottolinea di non averne parlato con l'ex premier.
Rispondono, ma senza indicare nomi, Roberto Rampi e Stefano Esposito. Quest'ultimo, renziano doc e salito agli onori delle cronache per l'emendamento all'Italicum ribatezzato 'Espositum', respinge la richiesta dei vertici Cinque Stelle senza troppi complimenti: "Vai a zappare la vigna caro Beppe".