CATANZARO - E' iniziata con una telefonata tra la direzione nazionale del Pd e il governatore. E' finita con le parole dure della Lanzetta, condìte da un certo sconcerto per il comportamento del governo.
Mario Oliverio dice che l'idea di chiamare la ministra Maria Carmela Lanzetta in Calabria è stata una sua iniziativa e che è stato lui a proporlo a Matteo Renzi. In tanti invece sono convinti che sia accaduto il contrario e che il premier una decina di giorni addietro, attraverso il sottosegretario Graziano Delrio e il numero due del Pd Lorenzo Guerini, abbia colto l'occasione per liberare la casella del dicastero degli Affari Regionali da una presenza "non apprezzata". Il tutto, naturalmente all'insaputa della diretta interessata che fino a venerdì pomeriggio giurava "di non sapere nulla del suo impegno come assessore regionale della Calabria" e assicurava che anche i vertici del partito e del governo le avevano fatto intendere di cadere dalle nuvole.
Poi sabato la svolta con la telefonata di Oliverio alla Lanzetta che si era presa del tempo per decidere, senza tuttavia nascondere un certo disappunto per come l'intera partita era stata gestita, in assenza di un suo coinvolgimento diretto e di confronto nel governo e nel Pd. In serata l'ok di Lanzetta al presidente della Calabria. Quindi l'annuncio delle dimissioni dal dicastero.
Domenica sera l'accelerazione. Oliverio affida alle agenzie una nota nella quale annuncia di aver presentato la sua mini giunta, composta da soli quattro assessori, da completare nel giro di alcuni mesi. Il caso scoppia quando i giornali di lunedì ricordano al governatore che uno degli assessori nominati, Nino De Gaetano, è stato sfiorato da un'inchiesta per voto di scambio politico-mafioso. Ieri la replica a muso duro di Oliverio che, in conferenza stampa, seduto accanto ai suoi assessori (ad esclusione della Lanzetta) ha affermato: "Sul fronte della legalità e della trasparenza non vi saranno tentennamenti".
Un'autocertificazione che evidentemente non è bastata a Graziano Delrio, il quale si sarebbe fatto sentire per chiedere chiarimenti al presidente della Calabria sulla composizione della giunta e, in particolare, sulla vicenda di De Gaetano "non sufficientemente chiarita". Apriti cielo. Poche ore dopo interviene anche Lanzetta che in una nota annuncia l'intenzione di non entrare in giunta, sia pure confermando la volontà di dimettersi dal dicastero degli Affari Regionali. Per lei, con una storia di ex sindaco di Monasterace (Rc) finita sotto scorta, non è possibile che vi siano dubbi sul fronte della legalità.
"Io presenterò formalmente le dimissioni da ministro - ha detto all'Ansa - venerdì mattina dopo aver presieduto l'osservatorio sulle Regioni e la conferenza Stato-Regioni. Dopo avere parlato con Matteo Renzi e dopo aver approfondito la questione con Graziano Delrio riguardo all'accettazione della mia presenza nella Giunta regionale della Calabria, ringraziando fortemente Mario Oliverio, ho deciso di non fare parte dell'Esecutivo. Non c'è chiarezza sulla posizione di Nino De Gaetano, pur avendolo conosciuto come assessore regionale impegnato nella difesa dei lavoratori precari".
Una tegola sulla testa del neo governatore Oliverio che ora è a Roma per l'elezione del presidente della Repubblica. Un'occasione per cercare una soluzione "condivisa" che riesca a tirarlo fuori dalle secche imbarazzanti in cui si è infilato.
Mario Oliverio dice che l'idea di chiamare la ministra Maria Carmela Lanzetta in Calabria è stata una sua iniziativa e che è stato lui a proporlo a Matteo Renzi. In tanti invece sono convinti che sia accaduto il contrario e che il premier una decina di giorni addietro, attraverso il sottosegretario Graziano Delrio e il numero due del Pd Lorenzo Guerini, abbia colto l'occasione per liberare la casella del dicastero degli Affari Regionali da una presenza "non apprezzata". Il tutto, naturalmente all'insaputa della diretta interessata che fino a venerdì pomeriggio giurava "di non sapere nulla del suo impegno come assessore regionale della Calabria" e assicurava che anche i vertici del partito e del governo le avevano fatto intendere di cadere dalle nuvole.
Poi sabato la svolta con la telefonata di Oliverio alla Lanzetta che si era presa del tempo per decidere, senza tuttavia nascondere un certo disappunto per come l'intera partita era stata gestita, in assenza di un suo coinvolgimento diretto e di confronto nel governo e nel Pd. In serata l'ok di Lanzetta al presidente della Calabria. Quindi l'annuncio delle dimissioni dal dicastero.
Domenica sera l'accelerazione. Oliverio affida alle agenzie una nota nella quale annuncia di aver presentato la sua mini giunta, composta da soli quattro assessori, da completare nel giro di alcuni mesi. Il caso scoppia quando i giornali di lunedì ricordano al governatore che uno degli assessori nominati, Nino De Gaetano, è stato sfiorato da un'inchiesta per voto di scambio politico-mafioso. Ieri la replica a muso duro di Oliverio che, in conferenza stampa, seduto accanto ai suoi assessori (ad esclusione della Lanzetta) ha affermato: "Sul fronte della legalità e della trasparenza non vi saranno tentennamenti".
Un'autocertificazione che evidentemente non è bastata a Graziano Delrio, il quale si sarebbe fatto sentire per chiedere chiarimenti al presidente della Calabria sulla composizione della giunta e, in particolare, sulla vicenda di De Gaetano "non sufficientemente chiarita". Apriti cielo. Poche ore dopo interviene anche Lanzetta che in una nota annuncia l'intenzione di non entrare in giunta, sia pure confermando la volontà di dimettersi dal dicastero degli Affari Regionali. Per lei, con una storia di ex sindaco di Monasterace (Rc) finita sotto scorta, non è possibile che vi siano dubbi sul fronte della legalità.
"Io presenterò formalmente le dimissioni da ministro - ha detto all'Ansa - venerdì mattina dopo aver presieduto l'osservatorio sulle Regioni e la conferenza Stato-Regioni. Dopo avere parlato con Matteo Renzi e dopo aver approfondito la questione con Graziano Delrio riguardo all'accettazione della mia presenza nella Giunta regionale della Calabria, ringraziando fortemente Mario Oliverio, ho deciso di non fare parte dell'Esecutivo. Non c'è chiarezza sulla posizione di Nino De Gaetano, pur avendolo conosciuto come assessore regionale impegnato nella difesa dei lavoratori precari".
Una tegola sulla testa del neo governatore Oliverio che ora è a Roma per l'elezione del presidente della Repubblica. Un'occasione per cercare una soluzione "condivisa" che riesca a tirarlo fuori dalle secche imbarazzanti in cui si è infilato.