Se Berlusconi parla di deriva autoritaria "dev'essere impazzito ". Matteo Renzi è irritato per le accuse dell'ex premier. Un conto sono le minacce al patto del Nazareno per tenere unito un "partito spaccato in quattro pezzi". Un altro sono le insinuazioni sulla natura democratica delle riforme e del governo. "Non saprei dire se certi riferimenti sono più ridicoli o più gravi ", dice Renzi ai suoi interlocutori. "È una vera follia, anche perché quei provvedimenti Forza Italia li ha difesi e votati più di una volta". Si verificherà nei prossimi giorni fino a che punto il leader di Fi vuole tirare la corda. Palazzo Chigi non ha intenzione di strappare la tela costruita nell'ultimo anno. "Lo conosciamo bene. Cambierà di nuovo idea. Aspettiamo di vedere come va a finire la loro faida interna".
Renzi continua a non capire quale alternativa abbiano i forzisti. "Forse pensano di ricucire i rapporti con Salvini - dice il premier - . Ma così ci regalano definitivamente Alfano". Da Arcore la squadra renziana ha altri segnali: è un momento difficile per la destra ma passerà e gli impegni verranno rispettati. Sono questi i messaggi dei fedelissimi dell'ex Cavaliere. Però l'uscita sull'autoritarismo è un salto di qualità nella lunga serie di effetti collaterali all'elezione di Sergio Mattarella al Colle. "L'unica preoccupazione di Berlusconi sono i capolista bloccati e nell'Italicum ci sono - ragiona Renzi -. Mi sembra impossibile che corra il rischio di veder rispuntare le preferenze. O peggio ancora i collegi che tra l'altro restano la mia soluzione preferita". Ecco la minaccia rivolta ad Arcore. Su questo cambiamento alla legge elettorale, il premier avrebbe dalla sua parte tutto il Pd e potrebbe modificare la norma alla Camera, dove sarà esaminata tra un mese, e farla approvare in fotocopia al Senato, sebbene lì i numeri siano meno certi. Ma senza il dissenso della minoranza del Pd i pericoli sono ridotti al minimo.
Certo, la rottura può invece fermare invece o rallentare l'abolizione del Senato. Una riforma che però già domani torna in aula a Montecitorio e non ha problemi di voti anche in assenza di quelli di Forza Italia. Così verrebbe approvata in seconda lettura. Può allora Berlusconi far saltare il tavolo con una strada in discesa determinata proprio dal patto del Nazareno?
Questa è la domanda che si fanno nel governo e la cui risposta sembra scontata: no, non può, perderebbe la faccia. Gli ostacoli alla legge costituzionale però non sono irrilevanti. Anche con l'Italicum approvato, l'esecutivo avrebbe il problema di un possibile voto con due sistemi diversi: maggioritario alla Camera e proporzionale al Senato. Un pasticcio. Per questo Renzi sta mettendo in campo tutta la forza dei diktat, degli ultimatum e delle notizie sui nuovi arrivi in casa Pd, ossia della campagna acquisti in Scelta civica come la chiamano i più diffidenti.
Il clima comunque è caldo. Il vicesegretario Debora Serracchiani usa il sarcasmo: "Deriva autoritaria? Berlusconi è quasi commovente", scrive su Twitter. L'altro vice Lorenzo Guerini, l'uomo del patto sempre presente agli incontri con Berlusconi, insiste sulle riforme e non si fa spaventare dalle minacce azzurre. "Berlusconi è incoerente tra ciò che dice e ciò che ha votato. Mi sembrano dichiarazioni un po' fuori controllo e registro, fatte per tenere insieme il proprio partito piuttosto che espressione di valutazioni di merito reale", dice. E sia chiaro: "Noi andiamo avanti e siamo al miglio conclusivo delle riforme. Quanto alla deriva autoritaria, Berlusconi a volte dichiara senza capire il senso delle cose che dice".
Fare da soli è uno slogan che risuona ormai da qualche giorno nelle stanze del Pd. È un po' tattica, un po' strumento di pressione per gli alleati, un po' propaganda. Ma è vero che le conseguenze politiche del voto per il Quirinale rafforzano Renzi e la transumanza dei parlamentari di Scelta civica lo dimostra. In un certo modo annacqua anche la rivendicazione di una vittoria della minoranza nel metodo Mattarella. Il ministro Maria Elena Boschi spiega che con l'ingresso degli ex Sc "l'assetto del governo non cambia. Scelta Civica è già parte della maggioranza e molti suoi esponenti entreranno nel Pd già membri del Governo con ruoli importanti". Come dire: non ci sono ribaltoni. E in fondo non cambiano nemmeno i numeri per la maggioranza in Parlamento, sia per le riforme, sia per le leggi ordinarie.
La Boschi nobilita il passaggio dei parlamentari da una formazione all'altra: "È una scelta politica, è sicuramente la volontà di alcuni senatori e deputati di partecipare ancora in modo più forte e più integrato a questo processo di rinnovamento del Paese che il Pd sta portando avanti e che sta guidando ". Ma se non cambia l'assetto del governo e dei numeri, a Palazzo Chigi ragionano sulle conseguenze di una rottura vera e non recitata del patto del Nazareno. Diventerebbe necessario per esempio ricucire in modo serio e strutturale con il partito di Alfano, l'Ncd. Non ci sarebbe più una rete di protezione rispetto alle iniziative dei dissidenti dem. Per le riforme, la soluzione è semplice: dare ai bersaniani quello che vogliono e che piace anche a Renzi: un rapporto diretto tra gli elettori e gli eletti. Su altri provvedimenti, come stava per succedere con il Jobs Act, il peso dei ribelli aumenterebbe. Quindi Renzi non molla l'osso, vuole sfruttare la scia del voto presidenziale, i suoi inevitabili effetti sugli equilibri delle Camere e continuare ad attirare nell'orbita del Pd altre forze, altri parlamentari.
Renzi continua a non capire quale alternativa abbiano i forzisti. "Forse pensano di ricucire i rapporti con Salvini - dice il premier - . Ma così ci regalano definitivamente Alfano". Da Arcore la squadra renziana ha altri segnali: è un momento difficile per la destra ma passerà e gli impegni verranno rispettati. Sono questi i messaggi dei fedelissimi dell'ex Cavaliere. Però l'uscita sull'autoritarismo è un salto di qualità nella lunga serie di effetti collaterali all'elezione di Sergio Mattarella al Colle. "L'unica preoccupazione di Berlusconi sono i capolista bloccati e nell'Italicum ci sono - ragiona Renzi -. Mi sembra impossibile che corra il rischio di veder rispuntare le preferenze. O peggio ancora i collegi che tra l'altro restano la mia soluzione preferita". Ecco la minaccia rivolta ad Arcore. Su questo cambiamento alla legge elettorale, il premier avrebbe dalla sua parte tutto il Pd e potrebbe modificare la norma alla Camera, dove sarà esaminata tra un mese, e farla approvare in fotocopia al Senato, sebbene lì i numeri siano meno certi. Ma senza il dissenso della minoranza del Pd i pericoli sono ridotti al minimo.
Certo, la rottura può invece fermare invece o rallentare l'abolizione del Senato. Una riforma che però già domani torna in aula a Montecitorio e non ha problemi di voti anche in assenza di quelli di Forza Italia. Così verrebbe approvata in seconda lettura. Può allora Berlusconi far saltare il tavolo con una strada in discesa determinata proprio dal patto del Nazareno?
Questa è la domanda che si fanno nel governo e la cui risposta sembra scontata: no, non può, perderebbe la faccia. Gli ostacoli alla legge costituzionale però non sono irrilevanti. Anche con l'Italicum approvato, l'esecutivo avrebbe il problema di un possibile voto con due sistemi diversi: maggioritario alla Camera e proporzionale al Senato. Un pasticcio. Per questo Renzi sta mettendo in campo tutta la forza dei diktat, degli ultimatum e delle notizie sui nuovi arrivi in casa Pd, ossia della campagna acquisti in Scelta civica come la chiamano i più diffidenti.
Il clima comunque è caldo. Il vicesegretario Debora Serracchiani usa il sarcasmo: "Deriva autoritaria? Berlusconi è quasi commovente", scrive su Twitter. L'altro vice Lorenzo Guerini, l'uomo del patto sempre presente agli incontri con Berlusconi, insiste sulle riforme e non si fa spaventare dalle minacce azzurre. "Berlusconi è incoerente tra ciò che dice e ciò che ha votato. Mi sembrano dichiarazioni un po' fuori controllo e registro, fatte per tenere insieme il proprio partito piuttosto che espressione di valutazioni di merito reale", dice. E sia chiaro: "Noi andiamo avanti e siamo al miglio conclusivo delle riforme. Quanto alla deriva autoritaria, Berlusconi a volte dichiara senza capire il senso delle cose che dice".
Fare da soli è uno slogan che risuona ormai da qualche giorno nelle stanze del Pd. È un po' tattica, un po' strumento di pressione per gli alleati, un po' propaganda. Ma è vero che le conseguenze politiche del voto per il Quirinale rafforzano Renzi e la transumanza dei parlamentari di Scelta civica lo dimostra. In un certo modo annacqua anche la rivendicazione di una vittoria della minoranza nel metodo Mattarella. Il ministro Maria Elena Boschi spiega che con l'ingresso degli ex Sc "l'assetto del governo non cambia. Scelta Civica è già parte della maggioranza e molti suoi esponenti entreranno nel Pd già membri del Governo con ruoli importanti". Come dire: non ci sono ribaltoni. E in fondo non cambiano nemmeno i numeri per la maggioranza in Parlamento, sia per le riforme, sia per le leggi ordinarie.
La Boschi nobilita il passaggio dei parlamentari da una formazione all'altra: "È una scelta politica, è sicuramente la volontà di alcuni senatori e deputati di partecipare ancora in modo più forte e più integrato a questo processo di rinnovamento del Paese che il Pd sta portando avanti e che sta guidando ". Ma se non cambia l'assetto del governo e dei numeri, a Palazzo Chigi ragionano sulle conseguenze di una rottura vera e non recitata del patto del Nazareno. Diventerebbe necessario per esempio ricucire in modo serio e strutturale con il partito di Alfano, l'Ncd. Non ci sarebbe più una rete di protezione rispetto alle iniziative dei dissidenti dem. Per le riforme, la soluzione è semplice: dare ai bersaniani quello che vogliono e che piace anche a Renzi: un rapporto diretto tra gli elettori e gli eletti. Su altri provvedimenti, come stava per succedere con il Jobs Act, il peso dei ribelli aumenterebbe. Quindi Renzi non molla l'osso, vuole sfruttare la scia del voto presidenziale, i suoi inevitabili effetti sugli equilibri delle Camere e continuare ad attirare nell'orbita del Pd altre forze, altri parlamentari.