Politica

Amministratori locali minacciati: quasi tre denunce al giorno

L'anticipazione di Repubblica.it: i dati forniti dalla Commissione d'inchiesta del Senato rivelano un fenomeno in costante crescita che non riguarda soltanto le regioni del Sud. E smontano il pregiudizio generalizzato secondo cui "sono tutti collusi, implicati, compromessi". Aggressioni e intimidazioni non vengono più soltanto dalla criminalità organizzata

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Sparano contro il portone delle loro case, danno fuoco alle loro macchine, spediscono pallottole e messaggi di morte, li aspettano agli angoli delle strade per pestarli a sangue, minacciano le loro mogli e i figli. A volte li ammazzano. Nel 2013 si sono contati 870 diversi episodi, e il fenomeno è in crescita costante. Nei primi quattro mesi del 2014, infatti, gli amministratori locali finiti del mirino sono stati 395. In soli sedici mesi ci sono stati complessivamente 1.265 atti intimidatori nei confronti di sindaci, assessori, consiglieri comunali e dipendenti pubblici. Una media di 2,6 denunce al giorno. Sono questi i numeri messi assieme in dieci mesi di lavoro dalla Commissione d'inchiesta straordinaria del Senato sul "Fenomeno delle intimidazioni nei confronti degli amministratori locali". Dati messi nero su bianco in una relazione che è stata approvata all'unanimità nei giorni scorsi, anticipata da Repubblica.it, che sarà illustrata ufficialmente dalla presidente Doris Lo Moro.

Poco più di 200 pagine che analizzano segnalazioni, inchieste, denunce, o che sono il frutto di decine di audizioni nelle quali sono stati sentiti prefetti, magistrati, esponenti delle forze dell'ordine e le stesse vittime. Alla fine ne è emerso un quadro allarmante che non riguarda soltanto le regioni del Sud, ma che più in generale si va diffondendo a macchia d'olio in tutto il Paese.

Ad essere interessati ben l'8% dei Comuni italiani, non soltanto piccoli municipi ma anche grandi città. L'Italia, secondo quanto emerge dalla relazione, dovrebbe essere più attenta rispetto a un fenomeno poco conosciuto. Scrive infatti la Commissione: "C'è un'altra storia dell'Italia. Una storia che attende ancora di essere scritta. Una storia sommersa fatta di nomi, di luoghi, di sofferenze, che ci appartiene per intero e che è giusto conoscere. E' quella delle centinaia di amministratori locali uccisi, feriti, intimiditi, minacciati, costretti a vivere sotto tutela oppure ad arrendersi di fronte a pressioni insostenibili". Il 35% delle minacce arriva ai sindaci, il 17% agli assessori, un altro 17% ai consiglieri comunali e poi, via via, tutti gli altri. Fino ai dirigenti delle municipalizzate o anche ai semplici dipendenti degli uffici. E', quella delle amministrazioni locali, una vera e propria frontiera, una trincea nella quale si combatte ogni giorno. Analizzando i dati si è scoperto che se è vero che in molti casi gli amministratori sono collusi, corrotti o complici, in moltissimi altri si dimostrano dei veri baluardi di legalità. "Il coraggio e l'integrità di molti amministratori - si legge nella relazione - sono stati offuscati da connivenze e complicità di altri, facendo prevalere un pregiudizio spesso generalizzato: tutti collusi, implicati, compromessi". In realtà esiste una bella politica, sia al Sud che al Nord, trasversale ai singoli partiti, fatta di uomini e donne che amministrano con coraggio e spesso in situazioni difficilissime.

LE INCHIESTE Vita da sindaci in trincea


Non sono solo i Comuni del Sud ad essere sotto assedio. Alle tradizionali Sicilia, Calabria e Campania, si aggiungono i numeri inquietanti di Puglia, Sardegna, Lazio e, negli ultimi anni, il fenomeno è in forte espansione in Toscana, Emilia Romagna, Veneto, Lombardia e Piemonte. Le regioni immuni sono solo tre (Friuli, Trentino, Molise). Per il resto è uno stillicidio. La relazione della Commissione d'inchiesta tiene conto solo di amministratori ed esclude, ad esempio, i politici di tutti i partiti che pure risultano essere nel mirino in più di una realtà. Tra l'altro si tratta soltanto dei casi denunciati, mentre il timore è che molti siano stati costretti, per paura, al silenzio. Non è un caso, dicono i commissari, che succeda di assistere a dimissioni di amministratori, o interi consigli comunali, senza apparenti ragioni.

Inoltre, un tempo le aggressioni arrivavano quasi esclusivamente dalla criminalità organizzata. Ora invece, nel periodo di tempo preso in esame, è affiorato che solo il 13,7% dei casi sono chiaramente riconducibili al fenomeno mafioso. E il resto? Il resto delle aggressioni e delle intimidazioni sono figlie della volontà di "condizionare l'attività amministrativa" in termini più generali. Gli aggressori sono a volte disperati, bisognosi, gente che protesta e che vuole risposte immediate. E' insomma un fenomeno sociale complesso. E', in altri termini, la rabbia che esplode, improvvisa e violenta. Rabbia che viene indirizzato a chi lo Stato lo rappresenta sul territorio.
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