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Diritto all'aborto, il 9 vota l'Europarlamento. Appello ginecologi a centrosinistra: "Non tradite le donne"

L'allarme dell'associazione Laiga: "Preoccupati per quello che sta per succedere in ambito europeo sulla libertà di aborto. Il Pd non ripeta gli errori del passato"

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"Non possiamo permettere che il Pd tradisca nuovamente le donne". Silvana Agatone, presidente di Laiga (Libera Associazione Italiana Ginecologi per Applicazione Legge 194/78), teme che il 9 marzo, quando l'Europarlamento sarà chiamato ad esprimersi sulla mozione Tarabella, riguardante la libertà di aborto e contraccezione, il Pd ripeta "gli errori del passato". Errori che hanno una collocazione temporale precisa, dato che nel dicembre del 2013 la risoluzione presentata dall'eurodeputata socialista Edite Estrela, dal titolo "Salute e diritti sessuali e riproduttivi", fu bocciata per soli 7 voti: 334 contro 327.

Il 9 marzo sarà dunque, per l'Europa, una data importante. Che cadrà proprio il giorno dopo la Festa della donna e la data simbolo di battaglie su battaglie a favore dell'emancipazione femminile in tutto il mondo: "Sì, è una data fondamentale  -  spiega Elisabetta Canitano, presidente di 'Vita di Donna', altra realtà impegnata sul fronte della difesa della 194  -  perché comunque si parla di donne. Il ministro della salute francese si chiama ministro degli affari sociali, della salute e dei Diritti delle donne. Le parole sono pietre. La D di diritti è maiuscola".

Parlando di diritti riconosciuti e diritti negati, l'obiezione di coscienza è in continuo aumento in tutta Europa così come nel nostro Paese, tanto che ci sono Regioni in cui la percentuale dei medici che assumono questa posizione di chiusura rispetto all'aborto sfiora il 91%. "La politica italiana  -   afferma Giovanna Scasselati, ginecologa responsabile dell'applicazione della 194 nel Lazio - è condizionata dalla Chiesa Cattolica, una realtà molto più organizzata dello Stato italiano. La Chiesa Cattolica mal digerisce l'autonomia dello Stato Italiano, e pretende di governarne le leggi e i comportamenti".

Ma cosa dice esattamente la Risoluzione Tarabella? "Il Parlamento europeo (...) insiste sul fatto che le donne debbano avere il controllo dei loro diritti sessuali e riproduttivi, segnatamente attraverso un accesso agevole alla contraccezione e all'aborto; sostiene pertanto le misure e le azioni volte a migliorare l'accesso delle donne ai servizi di salute sessuale e riproduttiva e a meglio informarle sui loro diritti e sui servizi disponibili; invita gli Stati membri e la Commissione a porre in atto misure e azioni per sensibilizzare gli uomini sulle loro responsabilità in materia sessuale e riproduttiva". Dunque un voto importantissimo su cui vigilare, secondo Laiga. "L'importanza di una normativa europea adeguata in materia è vitale: rappresenta l'ultimo baluardo al quale le donne possono appellarsi per il riconoscimento dei propri diritti sessuali e riproduttivi", afferma la presidente. Soprattutto alla luce del fatto che l'obiezione di coscienza è invocata anche quando, in base alla legge 194/78, non sarebbe prevista, come nel caso di somministrazione di contraccettivi (anche quelli d'emergenza, come la pillola del giorno dopo).

Ecco perché l'associazione chiede al centrosinistra che rappresenta l'Italia in Europa di non tradire le speranze delle donne che vivono in Italia: "Sei di quei voti, voglio ricordarlo ancora una volta - afferma Agatone - erano degli eurodeputati Pd: si tratta di Silvia Costa, Franco Frigo, Mario Pirillo, Vittorio Prodi, Patrizia Toia, e David Sassoli. Quest'ultimo, in quella occasione, disse anche che aveva votato così 'per difendere la legge 194'".
Dal punto di vista procedurale, spiega ancora Agatone, la risoluzione Estrela non fu votata "perché si esaminò un ordine del giorno del PPE appoggiato da tutti i gruppi clericali, reazionari e neonazisti dell'emiciclo di Strasburgo, che passò per sette voti con l'astensione degli eurodeputati sopra citati. Di fatto impedendo che la risoluzione approdasse in aula".

Già prima della risoluzione Estrela c'era stato un altro tentativo di regolamentazione della materia da parte dell'Europarlamento: la laburista inglese Christine McCafferty aveva infatti presentato, nel 2010, al Consiglio d'Europa, una proposta "contro l'uso sregolato dell'obiezione di coscienza", che nel 2012 fu profondamente modificata, per poi approvare, al suo posto, un documento "che tutela ancora di più il diritto all'obiezione di coscienza", puntualizza Agatone.

Sul fronte antiabortista, la Federazione delle Associazioni Familiari Cattoliche (FAFCE), utilizzando lo slogan "No all'aborto", si è attivata nei giorni scorsi raccogliendo circa 50mila firme e dichiarando così la propria opposizione al testo introdotto da Tarabella. "Dopo questa grande mobilitazione, il rischio che i deputati del Pd votino contro è alto  -  spiega la presidente di Laiga - e non è difficile intuire, come si legge su Avvenire, che l'obiettivo della Fafce è ora sollecitare i membri del Parlamento europeo a riaffermare, nel voto atteso per il prossimo mese di marzo, la posizione già adottata nel dicembre 2013, quando essi rigettarono la cosiddetta "Risoluzione Estrela" sulla salute e i diritti sessuali e riproduttivi".

"A volte mi chiamano ragazze che vogliono abortire  -  spiega Canitano, che con Vita di Donna mette a disposizione un numero telefonico attivo tutti i giorni per offrire aiuto e consulenza gratuita alle donne in difficoltà -  perché nel loro ospedale di riferimento trovano solo porte chiuse, né vengono indicate loro altre strutture dove fare l'interruzione volontaria di gravidanza. Vengono abbandonate a loro stesse. Anche se il feto è affetto da malattie gravissime o è destinato a morire subito dopo il parto".

"Non ci sono politiche di sostegno alla maternità che parlino di diritti. Ci sono elemosine, una tantum, premi. Ci si dimentica  -  prosegue - che serve il lavoro alle donne, e che i contratti atipici hanno completamente cancellato i diritti delle madri lavoratrici così come erano stati strutturati negli anni '70. Le donne giovani, e per giovani intendiamo ahimè il decennio fra i 30 e i 40 anni, devono scegliere se precipitare nella povertà facendo figli o rinunciare e mantenersi. Le nostre diplomate e le nostre laureate scelgono spessissimo la seconda opzione, impoverendo questo Paese e le sue generazioni future".

La Legge 194/78 prevede, in teoria, una rete di assistenza alle donne, che in questa cornice potrebbero contare sul sostegno dello Stato e della collettività, per fare le proprie scelte, a beneficio dell'intera nazione. "Le donne sono state invece lasciate sole. Sole nel cercarsi un ospedale per abortire  -  conclude Canitano - magari facendo la fila all'alba. Sole nel decidere se fare o no un figlio senza il sostegno della collettività. Sole nel dover sopravvivere a stento".
 
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