REGGIO CALABRIA - Il più infaticabile è Francesco Cannizzaro, giovane consigliere regionale del centrodestra che di poltrone ne occupa quattro. Ma anche altri sei suoi colleghi, di entrambi gli schieramenti, non sono da meno. Tutti stakanovisti della politica, di volta in volta premiati a suon di preferenze, ma nessuno disposto a dimettersi dall'incarico precedentemente conquistato. Lo scranno ottenuto con campagne elettorali spesso infuocate e all'ultimo voto non lo vogliono proprio mollare. A costo di fare il doppio, triplo e persino il quadruplo lavoro.
Il caso di Cannizzaro, eletto nella lista della Casa delle Libertà, di cui è anche capogruppo, è balzato agli onori della cronaca per un'interrogazione parlamentare di Demetrio Battaglia e Nicodemo Oliverio, entrambi del Pd, che hanno chiesto spiegazioni ai ministri dell'Ambiente e dell'Agricoltura sulla sua nomina nel direttivo del Parco Nazionale d'Aspromonte. Un caso d'incompatibilità, secondo i due deputati, cui i ministeri competenti dovrebbero porre immediatamente rimedio. Conti alla mano è poi saltato fuori che Cannizzaro, oltre a sedere a Palazzo Campanella, sede dell'assemblea regionale, è anche consigliere comunale di Santo Stefano d'Aspromonte e consigliere della Provincia di Reggio Calabria. Una sovrapposizione di ruoli, ben quattro, che l'interessato spiega in questi termini: "Ho ovviamente rinunciato agli emolumenti previsti e non mi sono dimesso semplicemente perché al Comune, dove sono stato assessore per nove anni, si vota tra soli due mesi. Stessa scelta anche per la Provincia che sarà abolita il prossimo anno. Ovviamente se risultasse l'incompatibilità con il ruolo di amministratore del Parco non esiterei a dimettermi immediatamente". Insomma nulla di strano, solo la volontà di rimanere "più vicino possibile al territorio e agli elettori".
Non è però un caso isolato quello di Cannizzaro, tutt'altro. Su 30 consiglieri regionali eletti a novembre scorso altri sei hanno almeno una seconda poltrona. Domenico Battaglia, Francesco D'Agostino e Giuseppe Neri (tutti di area Pd) sono infatti anche consiglieri provinciali a Reggio Calabria, così come lo stesso ruolo ha anche Giovanni Nucera di Sel. Poi ci sono quelli che sono rimasti legati alle rispettive città d'origine. E' il caso di Domenico Tallini rieletto a Palazzo Campanella e allo stesso tempo capogruppo di Forza Italia al comune di Catanzaro. Situazione analoga a quella di Flora Sculco, giovane consigliera regionale del Pd e contemporaneamente consigliera comunale di Crotone.
Di dimissioni insomma neppure l'ombra a meno che non vengano richieste esplicitamente dalla legge. In altri termini di lavorare a tempo pieno per la Regione, vista anche la condizione calabrese disastrosa, non se ne parla.
Il caso di Cannizzaro, eletto nella lista della Casa delle Libertà, di cui è anche capogruppo, è balzato agli onori della cronaca per un'interrogazione parlamentare di Demetrio Battaglia e Nicodemo Oliverio, entrambi del Pd, che hanno chiesto spiegazioni ai ministri dell'Ambiente e dell'Agricoltura sulla sua nomina nel direttivo del Parco Nazionale d'Aspromonte. Un caso d'incompatibilità, secondo i due deputati, cui i ministeri competenti dovrebbero porre immediatamente rimedio. Conti alla mano è poi saltato fuori che Cannizzaro, oltre a sedere a Palazzo Campanella, sede dell'assemblea regionale, è anche consigliere comunale di Santo Stefano d'Aspromonte e consigliere della Provincia di Reggio Calabria. Una sovrapposizione di ruoli, ben quattro, che l'interessato spiega in questi termini: "Ho ovviamente rinunciato agli emolumenti previsti e non mi sono dimesso semplicemente perché al Comune, dove sono stato assessore per nove anni, si vota tra soli due mesi. Stessa scelta anche per la Provincia che sarà abolita il prossimo anno. Ovviamente se risultasse l'incompatibilità con il ruolo di amministratore del Parco non esiterei a dimettermi immediatamente". Insomma nulla di strano, solo la volontà di rimanere "più vicino possibile al territorio e agli elettori".
Non è però un caso isolato quello di Cannizzaro, tutt'altro. Su 30 consiglieri regionali eletti a novembre scorso altri sei hanno almeno una seconda poltrona. Domenico Battaglia, Francesco D'Agostino e Giuseppe Neri (tutti di area Pd) sono infatti anche consiglieri provinciali a Reggio Calabria, così come lo stesso ruolo ha anche Giovanni Nucera di Sel. Poi ci sono quelli che sono rimasti legati alle rispettive città d'origine. E' il caso di Domenico Tallini rieletto a Palazzo Campanella e allo stesso tempo capogruppo di Forza Italia al comune di Catanzaro. Situazione analoga a quella di Flora Sculco, giovane consigliera regionale del Pd e contemporaneamente consigliera comunale di Crotone.
Di dimissioni insomma neppure l'ombra a meno che non vengano richieste esplicitamente dalla legge. In altri termini di lavorare a tempo pieno per la Regione, vista anche la condizione calabrese disastrosa, non se ne parla.