ROMA - Sul nuovo Senato, Forza Italia conferma il voto contrario ma rinuncia all'Aventino mentre il Movimento 5 Stelle annuncia la propria mossa: il gruppo non si limiterà al pollice verso, domani uscirà dall'aula. Alla vigilia del voto sul riordino costituzionale alla Camera, dopo la rottura annunciata da Silvio Berlusconi, gli azzurri hanno provato a ricompattarsi attorno al leader sul no alle riforme. Renato Brunetta, capogruppo di Fi a Montecitorio, ha ribadito su Twitter la posizione del partito: "Le cronache narrano di un Matteo Renzi nervoso con la sua minoranza e con Forza Italia per voto contrario a riforme e chiede aiuto a Verdini. Che paura, brrr". E ancora. "Riforme costituzionali, Matteo Renzi: 'Puntiamo a referendum'. Brunetta-Fassina-Gotor: 'deriva plebiscitaria'. Alto Colle glielo faccia notare".
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Gianfranco Rotondi ha annunciato invece di votare a favore ed è probabile che una ventina di dissidente faranno altrettanto, non solo tra i fedelissimi di Verdini e Fitto. Alla riunione di gruppo convocata da Brunetta si sono presentati in trenta su settanta deputati. Dubbi sulla linea del no sono stati espressi anche da Daniela Santanché.
Giovanni Toti, europarlamentare e consigliere politico di Fi: " Renzi ha sempre detto di essere autosufficiente nelle sue scelte, anche se il percorso delle riforme ha detto che si faceva insieme. Fi voterà compattamente secondo le indicazioni di Berlusconi, perché il voto è conseguente al fatto che Renzi ha violato il principio di condivisione. Dopo, se c'è qualche sensibilità diversa nei gruppi parlamentari, è legittimo un voto diverso". Una presa di posizione che farà dire al leghista Roberto Maroni che, se così sarà, "potrebbe cambiare la prospettiva politica" sulle alleanze nel perimetro del centrodestra.
Il Movimento 5 Stelle, intanto, fa sapere che domani i suoi deputati usciranno dall'aula anche domani quando l'assemblea di Montecitorio si esprimerà nel terzo passaggio parlamentare.
Sul fronte Pd, invece, alle parole di Berlusconi ha replicato in una intervista al Qn il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Graziano Delrio: ""Abbiamo la maggioranza. Che poi Berlusconi si sottragga al voto dopo aver approvato la riforma risulta difficile da capire, ma ce ne faremo una ragione".
"Il Paese ha bisogno di quelle riforme e noi andremo avanti", ha detto il ministro per l'Ambiente Gian Luca Galletti, a Firenze per partecipare ad un evento organizzato da Cia, ai giornalisti che gli chiedevano se temesse dei rallentamenti dell'iter delle riforme. "Credo che questo governo stia dimostrando la forza e la tenacia con il quale persegue l'obiettivo delle riforme - ha concluso Galletti - il lavoro dei ministeri continua con la stessa intensità e con la stessa volontà di risolvere i problemi".
Agitazione e dubbi arrivano invece dalla minoranza dem. Dal suo blog, Pippo Civati fa sapere che non voterà la riforma: ""Come hanno fatto Chiti e Tocci al Senato. Così voterò anche io alla Camera. Non darò il mio voto alla riforma costituzionale. Lo faccio in ragione di una posizione 'di merito' che accompagna le mie azioni dal gennaio del 2013. Lo faccio senza pensare alla questione delle correnti del Pd e ai rapporti con la segreteria, perchè questa è la costituzione"." Vincenzo Vita - prosegue Civati - mi fa notare che la proposta sulla Rai del governo, se è quella anticipata da Repubblica, in verità è una controriforma. In sintesi: via i partiti (chissà) e dentro fino in fondo il governo nella gestione diretta dell'azienda. Le lancette dell'orologio tornano indietro di quarant'anni. Vale a dire a prima della legge 103 del 1975, una delle grandi riforme italiane"
Critiche al premier arrivano anche da Cesare Damiano: "Sulle riforme Renzi fa male a non tornare indietro, la minoranza dovrebbe dire quello che ha conquistato, non è tutto quello che volevamo ma vanno apprezzati i passi avanti". Rispetto al comportamento della minoranza Pd domani in aula, Damiano ha aggiunto: "La minoranza - aggiunge - è plurale, io quello che non farò è votare contro o uscire dall'aula. O mi astengo o voto sì".
In una intervista al Corriere della Sera, Miguel Gotor ha invitato Renzi a compattare il Pd: "Il punto non è votare insieme a Berlusconi, a favore o contro la riforma. Il punto è che il Pd deve essere unito e deve essere all'altezza delle sue responsabilità. Renzi ci ha sempre detto: sono d'accordo con voi ha aggiunto Gotor - ma l'accordo con Berlusconi mi impedisce di intervenire sulle riforme. Ora decida: o recupera il patto oppure, se è finito, non può pensare di riformare la Costituzione facendo a meno di noi e raccattando i voti sparsi dei verdiniani".
Ed è il vicesegretario dem, Lorenzo Guerini, a tentare di richiamare tutti all'ordine al termine della riunione dei parlamentari Pd col premier Renzi: "Mi aspetto il sostegno con impegno da parte di tutti. Spero che la riforma costituzionale possa vedere in aula la presenza di tutti i gruppi politici", ha aggiunto Guerini a proposito dell'annunciata 'diserzione' da parte dei 5 Stelle: "Vedremo domani. Se qualcuno decide di chiamarsi fuori, ne prenderemo atto, ne sarei dispiaciuto". Infine, a proposito della riunione della minoranza dem, questo pomeriggio, Guerini ha sottolineato che "la proposta che arriva in aula è il frutto di una discussione molto serrata" nel partito "e di un dibattito molto articolato".
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Gianfranco Rotondi ha annunciato invece di votare a favore ed è probabile che una ventina di dissidente faranno altrettanto, non solo tra i fedelissimi di Verdini e Fitto. Alla riunione di gruppo convocata da Brunetta si sono presentati in trenta su settanta deputati. Dubbi sulla linea del no sono stati espressi anche da Daniela Santanché.
Giovanni Toti, europarlamentare e consigliere politico di Fi: " Renzi ha sempre detto di essere autosufficiente nelle sue scelte, anche se il percorso delle riforme ha detto che si faceva insieme. Fi voterà compattamente secondo le indicazioni di Berlusconi, perché il voto è conseguente al fatto che Renzi ha violato il principio di condivisione. Dopo, se c'è qualche sensibilità diversa nei gruppi parlamentari, è legittimo un voto diverso". Una presa di posizione che farà dire al leghista Roberto Maroni che, se così sarà, "potrebbe cambiare la prospettiva politica" sulle alleanze nel perimetro del centrodestra.
Il Movimento 5 Stelle, intanto, fa sapere che domani i suoi deputati usciranno dall'aula anche domani quando l'assemblea di Montecitorio si esprimerà nel terzo passaggio parlamentare.
Sul fronte Pd, invece, alle parole di Berlusconi ha replicato in una intervista al Qn il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Graziano Delrio: ""Abbiamo la maggioranza. Che poi Berlusconi si sottragga al voto dopo aver approvato la riforma risulta difficile da capire, ma ce ne faremo una ragione".
"Il Paese ha bisogno di quelle riforme e noi andremo avanti", ha detto il ministro per l'Ambiente Gian Luca Galletti, a Firenze per partecipare ad un evento organizzato da Cia, ai giornalisti che gli chiedevano se temesse dei rallentamenti dell'iter delle riforme. "Credo che questo governo stia dimostrando la forza e la tenacia con il quale persegue l'obiettivo delle riforme - ha concluso Galletti - il lavoro dei ministeri continua con la stessa intensità e con la stessa volontà di risolvere i problemi".
Agitazione e dubbi arrivano invece dalla minoranza dem. Dal suo blog, Pippo Civati fa sapere che non voterà la riforma: ""Come hanno fatto Chiti e Tocci al Senato. Così voterò anche io alla Camera. Non darò il mio voto alla riforma costituzionale. Lo faccio in ragione di una posizione 'di merito' che accompagna le mie azioni dal gennaio del 2013. Lo faccio senza pensare alla questione delle correnti del Pd e ai rapporti con la segreteria, perchè questa è la costituzione"." Vincenzo Vita - prosegue Civati - mi fa notare che la proposta sulla Rai del governo, se è quella anticipata da Repubblica, in verità è una controriforma. In sintesi: via i partiti (chissà) e dentro fino in fondo il governo nella gestione diretta dell'azienda. Le lancette dell'orologio tornano indietro di quarant'anni. Vale a dire a prima della legge 103 del 1975, una delle grandi riforme italiane"
Critiche al premier arrivano anche da Cesare Damiano: "Sulle riforme Renzi fa male a non tornare indietro, la minoranza dovrebbe dire quello che ha conquistato, non è tutto quello che volevamo ma vanno apprezzati i passi avanti". Rispetto al comportamento della minoranza Pd domani in aula, Damiano ha aggiunto: "La minoranza - aggiunge - è plurale, io quello che non farò è votare contro o uscire dall'aula. O mi astengo o voto sì".
In una intervista al Corriere della Sera, Miguel Gotor ha invitato Renzi a compattare il Pd: "Il punto non è votare insieme a Berlusconi, a favore o contro la riforma. Il punto è che il Pd deve essere unito e deve essere all'altezza delle sue responsabilità. Renzi ci ha sempre detto: sono d'accordo con voi ha aggiunto Gotor - ma l'accordo con Berlusconi mi impedisce di intervenire sulle riforme. Ora decida: o recupera il patto oppure, se è finito, non può pensare di riformare la Costituzione facendo a meno di noi e raccattando i voti sparsi dei verdiniani".
Ed è il vicesegretario dem, Lorenzo Guerini, a tentare di richiamare tutti all'ordine al termine della riunione dei parlamentari Pd col premier Renzi: "Mi aspetto il sostegno con impegno da parte di tutti. Spero che la riforma costituzionale possa vedere in aula la presenza di tutti i gruppi politici", ha aggiunto Guerini a proposito dell'annunciata 'diserzione' da parte dei 5 Stelle: "Vedremo domani. Se qualcuno decide di chiamarsi fuori, ne prenderemo atto, ne sarei dispiaciuto". Infine, a proposito della riunione della minoranza dem, questo pomeriggio, Guerini ha sottolineato che "la proposta che arriva in aula è il frutto di una discussione molto serrata" nel partito "e di un dibattito molto articolato".