Politica

Giustizia, cdm: per i fatti lievi possibile non fare il processo. Ma per i furti in casa le pene raddoppiano

Il governo ha inoltre avviato l'esame della riforma della Rai. Renzi: "Cda dovrebbe essere eletto dal Parlamento in seduta comune. Una rete senza pubblicità dedicata alla cultura". Election day: regionali e comunali il 31 maggio

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ROMA - Il Consiglio dei ministri che ha varato la riforma della scuola ha anche approvato misure di ordine pubblico. È stato dato l'ok in via definitiva allo schema di decreto legislativo recante disposizioni "in materia di non punibilità per particolare tenuità del fatto", a norma dell'articolo 1, comma 1, lettera m) della legge 28 aprile 2014, n. 67.

Il principio alla base delle nuove norme, si legge nel comunicato diffuso al termine della riunione dell'esecutivo, prevede che quando l'offesa sia tenue e segua ad un comportamento non abituale lo Stato possa decidere di non punire e demandare alla sede civile la relativa tutela. La risposta sanzionatoria dovrà quindi tener conto dell'entità dell'offesa, delle circostanze del fatto, della personalità dell'autore e della natura del bene tutelato.

Pene doppie per i furti in casa. Viceversa raddoppiano le pene per i furti in casa, come ha scritto su Twitter il ministro dell'Interno Angelino Alfano: "Le pene per i furti in appartamento raddoppiano. Deciso in #cdm. Ora la legge su #cittàsicure" . Una norma anticipata oggi su Repubblica.

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Al tweet del titolare del Viminale è seguito poco dopo quello della Capogruppo di Ap alla Camera Nunzia De Girolamo:
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Le linee guida della riforma Rai. Il governo ha inoltre avviato l'esame della riforma della Rai. "Abbiamo cominciato la discussione sul disegno di legge e lo illustreremo nel prossimo consiglio dei ministri - ha detto il presidente del Consiglio Matteo Renzi nella conferenza stampa tenuta al termine della riunione - Noi pensiamo alla Rai come a una azienda che deve essere la più grande azienda culturale d'Europa, vogliamo che possa competere nello scenario europeo con sempre più forza".

"Non vi deve essere una contiguità coi partiti e le forze politiche che porti tutti i giorni, tutte le settimane a dover discutere e valutare le scelte sentendo magari il membro della commissione di vigilanza o i segretari di partito", ha aggiunto il premier. E ancora: "Leggo stravaganti modalità di comunicazione: 'Renzi vuole mettere le mani sulla Rai'. Se davvero lo volessimo, basterebbe attendere la scadenza di questo cda perché in base alla legge Gasparri già ora il governo ha la possibilità di individuare la maggioranza del cda Rai. Non vogliamo mettere le mani sulla Rai, ma spalancare la Rai e permetterle di competere a livello internazionale. Dare ossigeno all'anima dei cittadini che possono averne un arricchimento culturale".
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Renzi ha sostanzialmente delineato le linee guida della riforma, a cominciare dalla nomina del cda e del presidente. Fuori la politica dalla Rai "non vuol dire che chi ha responsabilità politiche si debba tirare fuori dal controllo e dalla vigilanza, per questo non siamo per il sorteggio che è l'abdicazione della politica: i più bravi devono guidare la Rai", ha detto rispondendo al Movimento 5 Stelle. Per raggiungere questo obiettivo, ha proseguito il presidente del Consiglio, "non immaginiamo che il governo possa nominare da solo il cda, pur essendo titolare al 99,8 per cento" della proprietà. "Immaginiamo un cda più ristretto rispetto a quello di oggi di nove persone, la cui maggioranza sia eletta dal Parlamento, a nostro avviso, in seduta comune. Pensiamo che il governo abbia il dovere più che il diritto di individuare il capo azienda che deve passare dal voto di conferma del cda. E che debba esserci spazio per i dipendenti della Rai. L'idea che un lavoratore possa sedere in cda ci pare interessante. Quello che è importante è che il capo azienda possa decidere senza perdere tempo in mediazioni su mediazioni ed un numero pletorico di direttori". Nei piani del governo c'è anche una rete "senza pubblicità" destinata "alla cultura non in senso noioso e passatista ma come arricchimento della persona umana". E per la riforma della Rai, così come per quella della scuola, "serve un chiaro progetto culturale e politico, il governo offrirà valutazioni ma il Parlamento sarà decisivo".

Election day. Sette Regioni e oltre mille comuni potranno andare al voto con l'election day del 31 maggio: il Consiglio dei ministri su proposta del ministro degli Interni, Angelino Alfano, ha approvato, infatti, questa sera, un decreto legge che fissa l'election day e stabilisce che la prima domenica utile è il 31 maggio 2015 per le attese elezioni regionali e amministrative.

Le Regioni per le quali si andrà alle urne sono: Veneto, Liguria, Toscana, Marche, Umbria, Campania, Puglia. In tutto si tratterà di poco più di 17 milioni di italiani, il cui voto, inevitabilmente, verrà letto in termini di tenuta degli schieramenti e delle alleanze politiche a livello nazionale e del peso del Governo.

Nella stessa giornata di maggio, destinata ad essere election day, si voterà anche per il rinnovo di consigli e sindaci di 1.089 Comuni (il 13,5% del totale dei comuni italiani), tra cui 18 città capoluogo (di cui 2 con meno di 15.000 abitanti), guidate idealmente da Venezia, in mano al commissario dopo lo scioglimento del comune in seguito alle dimissioni del sindaco di centrosinistra Giorgio Orsoni per il suo coinvolgimento nell'inchiesta sul Mose. Gli altri comuni capoluogo chiamati al rinnovo sono: Enna, Agrigento, Vibo Valentia, Matera, Andria, Chieti, Macerata, Arezzo, Rovigo, Trento, Bolzano, Mantova, Lecco, Aosta, Nuoro, Sanluri, Tempio Pausania.

Leggi regionali. Il segretario del Pd lombardo ha reso noto che il Consiglio dei ministri ha anche impugnato la legge della Regione Lombardia sui nuovi luoghi di culto, nota come legge "anti-moschee".
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