ROMA - Area Riformista, la corrente di minoranza del Pd che nei giorni scorsi ha lanciato un appello per la modifica dell'Italicum, ha deciso: all'assemblea del gruppo del Pd di domani sera voterà contro l'Italicum se il premier-segretario Matteo Renzi non aprirà alle modifiche richieste. La posizione da tenere poi in Aula verrà poi decisa successivamente. Tuttavia gli esponenti di Area riformista in Commissione Affari costituzionali della Camera contrari all'Italicum chiederanno di essere sostituiti per evitare di votare in maniera difforme dalle indicazioni del gruppo. Lo ha riferito Matteo Mauri, a margine della riunione. "In Commissione - ha ricordato Mauri - la delegazione del gruppo deve riflettere la posizione ufficiale, mentre in Aula il discorso è diverso ed ogni deputato decide per proprio conto" per il principio dell'assenza del vincolo di mandato.
Pier Luigi Bersani prende tempo: "Sspettiamo, domani sera vedremo".
Ma se la minoranza dem punta i piedi, Matteo Renzi? sembra deciso a tirare dritto per la sua strada. Il premier conferma che "entro l'anno il grande processo di riforma del paese", riforma costituzionale, legge elettorale, fisco, pa, lavoro e giustizia, "sarà portato a compimento". E più tardi parlando all'inaugurazione del salone del Mobile a Milano, aggiunge: "L'iter delle riforme e dell'Italicum in particolare non è il Monopoli", "non si può ricominciare e tornare a Vicolo corto. Ora si decide - assicura- dopo anni e mesi di dibattiti e discussioni".
Segnali di apertura arrivano da Gianni Cuperlo, presidente dell'Associazione Sinistradem - Campo aperto: "Sì a una buona riforma. No ai pregiudizi di qualunque segno. Domani sera ascolterò la relazione del premier e spero ancora di trovare nelle sue parole quella volontà di ascolto che può aiutare tutti a tagliare il traguardo di una buona legge elettorale. L'alternativa non è tra l'Italicum com'è adesso o il ricominciare daccapo. Continuo a credere che alcune modifiche possono migliorare la legge, allargare la maggioranza a suo sostegno, unire tutto il Pd e favorire l'approvazione di quella riforma costituzionale destinata, a sua volta, a essere perfezionata dal Senato. Proviamoci ancora".
Ma il presidente del Consiglio deve fare i conti non solo con le grane interne. Il fronte del no comprende anche Forza Italia, il cui direttivo ha deciso all'unanimità di respingere una legge elettorale "blindata" e di presentare "pochi, ma forti e determinati, emendamenti nei quali tutto il gruppo possa riconoscersi". In un tweet il capogruppo alla Camera Renato Brunetta sintetizza:
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Sul piede di guerra anche Sel e M5S, a lavoro sugli emendamenti per cambiare "una pessima" legge elettorale. In particolare i Cinque Stelle sembrano tendere la mano alla minoranza Pd: "Se la minoranza Pd vuole, in commissione possiamo ribaltare la legge elettorale", afferma la capogruppo M5s alla Camera, Fabiana Dadone. "Noi siamo aperti e si dall'inizio fermi a migliorare questo provvedimento soprattutto nella parte che riguarda le preferenze. Ci aspettiamo che in Commissione la minoranza Pd sia coerente e non si autosospenda" aggiunge.
Intanto spunta a sorpresa il "lodo Boccia". Il deputato democratico Francesco Boccia, esponente della minoranza del partito, propone, infatti, una mediazione: approvare contestualmente, entro luglio, legge elettorale e riforme costituzionali per arrivare a una mediazione politica dentro al Pd che non provochi lacerazioni magari introducendo 'aggiustamenti' condivisi nei testi. "Chi dice di avere le idee chiare adesso- spiega- rischia il pregiudizio".
Pier Luigi Bersani prende tempo: "Sspettiamo, domani sera vedremo".
Ma se la minoranza dem punta i piedi, Matteo Renzi? sembra deciso a tirare dritto per la sua strada. Il premier conferma che "entro l'anno il grande processo di riforma del paese", riforma costituzionale, legge elettorale, fisco, pa, lavoro e giustizia, "sarà portato a compimento". E più tardi parlando all'inaugurazione del salone del Mobile a Milano, aggiunge: "L'iter delle riforme e dell'Italicum in particolare non è il Monopoli", "non si può ricominciare e tornare a Vicolo corto. Ora si decide - assicura- dopo anni e mesi di dibattiti e discussioni".
Segnali di apertura arrivano da Gianni Cuperlo, presidente dell'Associazione Sinistradem - Campo aperto: "Sì a una buona riforma. No ai pregiudizi di qualunque segno. Domani sera ascolterò la relazione del premier e spero ancora di trovare nelle sue parole quella volontà di ascolto che può aiutare tutti a tagliare il traguardo di una buona legge elettorale. L'alternativa non è tra l'Italicum com'è adesso o il ricominciare daccapo. Continuo a credere che alcune modifiche possono migliorare la legge, allargare la maggioranza a suo sostegno, unire tutto il Pd e favorire l'approvazione di quella riforma costituzionale destinata, a sua volta, a essere perfezionata dal Senato. Proviamoci ancora".
Ma il presidente del Consiglio deve fare i conti non solo con le grane interne. Il fronte del no comprende anche Forza Italia, il cui direttivo ha deciso all'unanimità di respingere una legge elettorale "blindata" e di presentare "pochi, ma forti e determinati, emendamenti nei quali tutto il gruppo possa riconoscersi". In un tweet il capogruppo alla Camera Renato Brunetta sintetizza:
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Sul piede di guerra anche Sel e M5S, a lavoro sugli emendamenti per cambiare "una pessima" legge elettorale. In particolare i Cinque Stelle sembrano tendere la mano alla minoranza Pd: "Se la minoranza Pd vuole, in commissione possiamo ribaltare la legge elettorale", afferma la capogruppo M5s alla Camera, Fabiana Dadone. "Noi siamo aperti e si dall'inizio fermi a migliorare questo provvedimento soprattutto nella parte che riguarda le preferenze. Ci aspettiamo che in Commissione la minoranza Pd sia coerente e non si autosospenda" aggiunge.
Intanto spunta a sorpresa il "lodo Boccia". Il deputato democratico Francesco Boccia, esponente della minoranza del partito, propone, infatti, una mediazione: approvare contestualmente, entro luglio, legge elettorale e riforme costituzionali per arrivare a una mediazione politica dentro al Pd che non provochi lacerazioni magari introducendo 'aggiustamenti' condivisi nei testi. "Chi dice di avere le idee chiare adesso- spiega- rischia il pregiudizio".