ROMA. I "toni trionfalistici" del summit tra Matteo Renzi e Barack Obama andavano "evitati ". Per il resto, Pippo Civati non sente di dover puntare il dito contro il premier. "Provo solo dispiacere per l'accaduto. Per come è stata trattata l'Italia. La colpa, se la ricostruzione sarà confermata, è degli Stati Uniti. Il nostro governo, spiazzato, sembra cadere dalle nuvole: stavolta non c'è da essere puntuti, semplicemente dispiace".
Il New York Times scrive che Obama era a conoscenza del destino di Lo Porto, ma non comunicò nulla a Renzi durante la visita alla Casa Bianca.
"Non ho mai polemizzato sulla politica estera. E lo sa perché? Perché mi rendo conto delle difficoltà di questa fase storica e del ruolo di rappresentanza che ricopre Renzi".
A molti è sembrato uno schiaffo degli Usa al governo di Roma. A lei no?
"La reticenza, stando alle indiscrezioni giornalistiche, è della Casa Bianca. Non può essere imputato questo aspetto al nostro premier. All'Italia può essere imputato un atteggiamento un po' troppo accondiscendente verso l'alleato, soprattutto perché adesso ci ritroviamo con un colpo basso del genere. Non è bello e non è rispettoso dell'Italia".
Questo incidente rappresenta un segnale di debolezza della nostra politica estera?
"Se c'è una critica che muovo al governo è quella di usare anche in politica estera toni troppo spinti, trionfalistici, enfatici. Penso ad esempio alla Libia, tra droni, bombardamenti e soluzioni troppo simili a scorciatoie. Su questi dossier, sulla guerra bisognerebbe essere molto più cauti. Quanto all'incontro tra Renzi e Obama...".
Dica.
"Il N-YT mette in discussione tutta la ricostruzione dell'incontro tra i due leader. Sembrava un summit alla pari, così è stato presentato. Ma queste rivelazioni - se confermate - smontano questa percezione e mettono in difficoltà il nostro Paese sul piano della politica estera. Però, ripeto: solidarietà a Renzi, al netto dei toni trionfalistici usati dopo il vertice. Il punto è questo: si passa da una vittoria in trasferta, con l'Italia a pieno titolo sulla scena mondiale, a un episodio che riduce e ridimensiona questa sensazione. E fa pensare che gli Usa non ci considerino a sufficienza".
Il nodo, insomma, è soprattutto nell'atteggiamento della Casa Bianca?
"Quello di Obama sembra una mancanza di rispetto, ma non c'è da esultare. Doveva comunicare la notizia a Renzi, è imbarazzante che non l'abbia fatto in quella sede. Dispiace per il premier, al quale non ho mai risparmiato nulla ma che da questo punto di vista non ha colpe. Lui di solito è sfrontato, stavolta i ruoli si sono ribaltati. Gli Stati Uniti devono chiarire al meglio questi fatti".
Non salva nulla, in questa triste storia?
"L'unico aspetto positivo è che Obama ha detto pubblicamente, attribuendosi la responsabilità di quanto accaduto, che si è trattato di una delle cose più dolorose che gli sono accadute. Per il resto, soltanto vicinanza alla famiglia di Lo Porto per il dolore che stanno vivendo".
Il New York Times scrive che Obama era a conoscenza del destino di Lo Porto, ma non comunicò nulla a Renzi durante la visita alla Casa Bianca.
"Non ho mai polemizzato sulla politica estera. E lo sa perché? Perché mi rendo conto delle difficoltà di questa fase storica e del ruolo di rappresentanza che ricopre Renzi".
A molti è sembrato uno schiaffo degli Usa al governo di Roma. A lei no?
"La reticenza, stando alle indiscrezioni giornalistiche, è della Casa Bianca. Non può essere imputato questo aspetto al nostro premier. All'Italia può essere imputato un atteggiamento un po' troppo accondiscendente verso l'alleato, soprattutto perché adesso ci ritroviamo con un colpo basso del genere. Non è bello e non è rispettoso dell'Italia".
Questo incidente rappresenta un segnale di debolezza della nostra politica estera?
"Se c'è una critica che muovo al governo è quella di usare anche in politica estera toni troppo spinti, trionfalistici, enfatici. Penso ad esempio alla Libia, tra droni, bombardamenti e soluzioni troppo simili a scorciatoie. Su questi dossier, sulla guerra bisognerebbe essere molto più cauti. Quanto all'incontro tra Renzi e Obama...".
Dica.
"Il N-YT mette in discussione tutta la ricostruzione dell'incontro tra i due leader. Sembrava un summit alla pari, così è stato presentato. Ma queste rivelazioni - se confermate - smontano questa percezione e mettono in difficoltà il nostro Paese sul piano della politica estera. Però, ripeto: solidarietà a Renzi, al netto dei toni trionfalistici usati dopo il vertice. Il punto è questo: si passa da una vittoria in trasferta, con l'Italia a pieno titolo sulla scena mondiale, a un episodio che riduce e ridimensiona questa sensazione. E fa pensare che gli Usa non ci considerino a sufficienza".
Il nodo, insomma, è soprattutto nell'atteggiamento della Casa Bianca?
"Quello di Obama sembra una mancanza di rispetto, ma non c'è da esultare. Doveva comunicare la notizia a Renzi, è imbarazzante che non l'abbia fatto in quella sede. Dispiace per il premier, al quale non ho mai risparmiato nulla ma che da questo punto di vista non ha colpe. Lui di solito è sfrontato, stavolta i ruoli si sono ribaltati. Gli Stati Uniti devono chiarire al meglio questi fatti".
Non salva nulla, in questa triste storia?
"L'unico aspetto positivo è che Obama ha detto pubblicamente, attribuendosi la responsabilità di quanto accaduto, che si è trattato di una delle cose più dolorose che gli sono accadute. Per il resto, soltanto vicinanza alla famiglia di Lo Porto per il dolore che stanno vivendo".