Politica

Fazio: "Finalmente la 'Liberazione' in prima serata"

Un grande racconto corale con Saviano e Paolini per festeggiare il compleanno della libertà

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ROMA. Fabio Fazio sceglie due parole, "coraggio " e "gratitudine" per riassumere lo spirito dello spettacolo "Viva il 25 aprile!", in diretta stasera su RaiUno da piazza del Quirinale, con un saluto del presidente della Repubblica Sergio Mattarella. "Non è uno show" spiega il conduttore "piuttosto un grande racconto corale, uno spettacolo di impianto teatrale costruito attraverso il contributo di immagini e testimonianze. Come filo conduttore i due collegamenti con Roberto Saviano dal cimitero di Montecassino e con Marco Paolini da Sant'Anna di Stazzema". Tantissimi gli ospiti: Margherita Buy, Sergio Castellitto, Christian De Sica, Carmen Consoli, Francesco De Gregori, i Negramaro, Ligabue, Toni Servillo collegato da Varsavia, Antonio Albanese da Alba, Pif da Palermo e in un video il contributo degli attori che non potranno essere presenti. La banda dei carabinieri chiuderà la festa con l'esecuzione dell'inno di Mameli.

Fazio, che effetto le fa condurre uno spettacolo da piazza del Quirinale?
"Una grande emozione. Questa serata, mi fa particolarmente piacere, mi è stata chiesta dal direttore generale della Rai Luigi Gubitosi. Non poteva che avere come sfondo la casa di tutti gli italiani: il Quirinale".

È la prima volta che la Rai festeggia il 25 aprile in prima serata. Perché secondo lei?
"Sono rimasto piacevolmente sorpreso, proprio perché mi ricordo la prudenza di altri anni. Oggi c'è una volontà di pacificazione, di ritrovato orgoglio per quei valori che sono fondativi e di tutti. Il mio slogan è: "La libertà è di tutti"".

Ha scelto come parole chiave "gratitudine" e "coraggio".
"Era inevitabile: persino la libertà di non festeggiare il 25 aprile la dobbiamo a chi ha conquistato questa libertà per noi. "Coraggio" ci sta bene perché quando parliamo di partigiani stiamo parlando di ragazzi che avevano vent'anni. Fa impressione perché hanno avuto la lucidità di aderire a un ideale fino alle conseguenze estreme".

Se dovesse spiegare ai più giovani cos'è il 25 aprile che direbbe?
"Che è la festa di compleanno della libertà".

A lei chi ha raccontato cos'è successo il 25 aprile del '45?
"Sono nato a Savona, la città di Pertini, la città della Resistenza, ho avuto una maestra che è stata partigiana, ho ascoltato i racconti di mio padre e di mio nonno. Non c'è famiglia che non sia stata coinvolta, sono valori in cui sono cresciuto. A Piazza Mameli tutti i giorni alle 18 suona la campana che fa 21 rintocchi per ricordare i caduti, e chi si trova a passare per la piazza  -  a piedi o in auto  -  si ferma".

Come si sfugge alla retorica?
"Questa volta non c'è, la commemorazione è di per sé un'esigenza retorica ma siamo stati attenti all'uso degli aggettivi. A me piacerebbe che ci fossero i politici in piazza, più siamo ad ascoltare e meglio è; la memoria condivisa e collettiva ci unisce. Penso che finalmente  -  come ha sottolineato Mattarella  -  anche la contrapposizione di questi anni recenti stia venendo meno. C'era una sorta di pudore, anche per il revisionismo storico, di ricordare il 25 aprile. Per paradosso, sarebbe come se i francesi si dovessero vergognare a pronunciare "14 luglio". C'è qualcuno che non è d'accordo di festeggiare il 14 luglio?".
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