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Italicum, governo ottiene anche la terza fiducia. Aventino delle opposizioni

Con 342 sì e 15 no l'aula di Montecitorio ha dato il via libera all'articolo 4 della riforma. In mattinata la seconda fiducia. Voto finale lunedì. Anche nella terza votazione 37 'dissidenti' nel Pd. Civati pronto a lasciare. Fi-Sel-M5S: ok a referendum abrogativo. Forza Italia e Lega contro Boldrini
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ROMA - Dopo aver superato agevolmente in mattinata il secondo voto di fiducia, il governo ha ottenuto questo pomeriggio il terzo voto di fiducia sull'Italicum, relativo all'articolo 4 della legge elettorale in discussione alla Camera. I sì sono stati 342, i no 15, un solo astenuto.

Duro scontro con le opposizioni che hanno scelta la strada dell'Aventino e, dopo una serie di contatti tra i capigruppo di Fi, Lega, M5s, Fdi e Sel, hanno deciso di boicottare la votazione pomeridiana e rivedersi nei prossimi giorni, in vista del voto finale sull'Italicum, per decidere una linea unitaria. Le opposizioni si dicono pronte a raccogliere le firme per il referendum abrogativo. L'ultimo atto, secondo quanto deciso dalla Conferenza dei capogruppo, sarà lunedì sera.

Sembra perdere quota l'ipotesi del voto segreto che potrebbe alla fine favorire la maggioranza e trasformarsi in un boomerang per l'opposizione. "Il vero motivo per cui le opposizi…
ROMA - Dopo aver superato agevolmente in mattinata il secondo voto di fiducia, il governo ha ottenuto questo pomeriggio il terzo voto di fiducia sull'Italicum, relativo all'articolo 4 della legge elettorale in discussione alla Camera. I sì sono stati 342, i no 15, un solo astenuto.

Duro scontro con le opposizioni che hanno scelta la strada dell'Aventino e, dopo una serie di contatti tra i capigruppo di Fi, Lega, M5s, Fdi e Sel, hanno deciso di boicottare la votazione pomeridiana e rivedersi nei prossimi giorni, in vista del voto finale sull'Italicum, per decidere una linea unitaria. Le opposizioni si dicono pronte a raccogliere le firme per il referendum abrogativo. L'ultimo atto, secondo quanto deciso dalla Conferenza dei capogruppo, sarà lunedì sera.

Sembra perdere quota l'ipotesi del voto segreto che potrebbe alla fine favorire la maggioranza e trasformarsi in un boomerang per l'opposizione. "Il vero motivo per cui le opposizioni non stanno votando è che molti di loro se ne sono già andati, e quindi non votare è l'unico modo per non far vedere che i loro numeri calano", attacca il vicecapogruppo Pd a Montecitorio Ettore Rosato. Anche nella terza votazione 'resistono' i 37 dissidenti Pd che si erano registrati nella seconda votazione. Rispetto al secondo voto di fiducia, tuttavia, la maggioranza perde 8 voti. Sono quelli di due Popolari per l'Italia, due di Scelta Civica, e sei di Area popolare.

Soddisfatto il vicesegretario del Pd Debora Serracchiani che considera "archiviata l'era del porcellum". Poi l'auspicio: "Siamo vicini al traguardo e auspico che nel voto finale si ritrovino anche coloro che hanno approvato questo testo nei precedenti passaggi parlamentari".

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In mattinata la seconda fiducia. Nella seconda votazione, che si è svolta in mattinata, sono leggermente calati i voti favorevoli rispetto a ieri, scesi da 352 a 350. Ma sono scesi anche i no, da 207 a 193. Un solo astenuto. In tutto hanno votato 16 deputati in meno rispetto alla prima fiducia.

Ieri l'esecutivo guidato da Matteo Renzi aveva incassato la prima fiducia con 352 sì e 207 no, ma si era registrato lo strappo della minoranza Pd, con 38 deputati che non avevano partecipato al voto. Dato quasi identico a quello di questa mattina: secondo Emanuele Fiano, responsabile Riforme del Pd, oggi sono stati 37 i 'dissidenti': "Dato politico identico a ieri", sottolinea l'esponente Pd. Scorrendo l'elenco, i nomi di coloro che non hanno votato sono gli stessi di ieri, tra cui Bersani, Letta, Cuperlo, Bindi, Fassina, Epifani. Secondo i calcoli fatti dal Pd, i 'dissidenti' risultano essere gli stessi di ieri, in quanto dall'elenco dei 38 'non giustificati' che non hanno partecipato al voto per motivi politici, andrebbe tolto Vaccaro, che stando a quanto spiegano dal Pd, non sarebbe assente per dissenso verso la linea del gruppo.

Opposizioni pronte al referendum abrogativo. L'idea lanciata ieri sera dal Cinque Stelle Danilo Toninelli di raccogliere le firme per un referendum abrogativo dell'Italicum sta riscuotendo successo tra le opposizioni che si stanno organizzando per spostare fuori dalle aule parlamentari la battaglia contro la riforma elettorale. Oggi al M5S si uniscono Sel e Forza Italia, pronti a raccogliere le firme per cancellare quella che definiscono una "legge truffa". "Ora inizierà la nostra battaglia fuori dalle aule. Ci auguriamo che questo disegno di legge salti, ma se dovesse passare metteremo in campo iniziative molto serie nel Paese contro questa legge", ha affermato il capogruppo di Sel alla Camera, Arturo Scotto.

Civati pronto a lasciare il Pd, Orlando e Guerini provano a ricucire con minoranza dem. La rottura di questi giorni tra Renzi e la minoranza Pd potrebbe provocare la prima scissione nel partito. A parlarne apertamente è proprio Pippo Civati, da messi in contrasto con la dirigenza dem e con il premier, che oggi ha rotto gli indugi: "A qualcuno tocca farlo per primo, e se non la fa qualcuno per primo gli altri non lo faranno". Il deputato potrebbe lasciare il Pd la prossima settimana. "Se fossimo in 100, avrebbe avuto senso impegnarsi in una battaglia dall'interno. Io ho sperato fino all'ultimo che Renzi cambiasse, ma ora tocca prendere atto una volta di più che non è così. In settimana ci vedremo, con un gruppo di 'coraggiosi', e discuteremo se rimanere o meno in questo Pd". Civati si dice pronto anche a raccogliere le firme per il referendum abrogativo insieme alle opposizioni: "Quello che i parlamentari non hanno potuto fare, cioè votare i necessari miglioramenti dell'Italicum, lo potranno fare i cittadini con un bel referendum".

Lo strappo tra Renzi e la minoranza dem resta difficile da ricucire. Lavorano a questo il ministro della Giustizia Andrea Orlando e il vicesegretario dem Lorenzo Guerini che a SkyTg24 ha sottolineato: "Lavoreremo nei prossimi giorni per recuperare la compattezza. Ce lo chiedono gli elettori e militanti. Il tema è come si sta insieme. Se le scelte approvate a larghissima maggioranza non vengono prese in considerazione è un problema. Non c'è il diritto di una esigua minoranza di porre dei veti".

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Intanto il vicecapogruppo vicario del gruppo Pd alla Camera Ettore Rosato ha reso noto che la prossima settimana si terrà l'assemblea del gruppo Pd alla Camera per l'elezione del nuovo capogruppo che prenderà il posto di Roberto Speranza, leader della corrente 'Area Riformista', dimissionario dopo la scelta della fiducia sulla legge elettorale da parte del governo.

Forza Italia e Lega nord contro la Boldrini. La scelta della conferenza dei capigruppo di arrivare al voto finale lunedì sera ha provocato l'ira di Forza Italia e Lega: i presidenti dei due gruppi hanno lasciato anzitempo la conferenza per protestare contro la gestione della presidente Laura Boldrini. "Il calendario se lo facciano Renzi e la Boldrini", ha detto il capogruppo della Lega, Massimiliano Fedriga. "Boldrini si dimetta così farebbe una figura migliore e aiuterebbe il Parlamento a riacquisire una sua dignità", ha aggiunto.  "Continua l'egemonia del Pd che, non contento di riassumere in sè i ruoli di opposizione e minoranza, replica questa dialettica all'interno dalla capigruppo e la presidente Boldrini, mi dispiace dirlo, non fa altro che svolgere il ruolo di notaio di questa situazione", ha detto il capogruppo azzurro Renato Brunetta.

In mattinata la presidente della Camera Laura Boldrini aveva respinto le accuse che le sono piovute dalle opposizioni in questi giorni in un lettera a Repubblica: "Come presidente non posso certamente farmi guidare dai miei convincimenti di merito o da valutazioni di opportunità. Prima viene il rispetto delle regole di funzionamento della Camera". ha affermato la terza carica dello Stato che ha aggiunto: "Ho sottolineato in varie uscite pubbliche la necessità di trovare un punto di equilibrio che, al di là di ciò che le norme permettono, evitasse una nuova lacerazione" e "mi sembra di essere stata molto chiara. Poi ciascuno si assume le responsabilità delle proprie scelte". Infine cita l'articolo 116 del Regolamento della Camera che elenca le materie sulle quali non può essere posta la questione di fiducia, "e tra queste materie - sottolinea - non figura quella elettorale".

Alfano difende il premier. Oggi a difendere la scelta di Renzi ci ha pensato il ministro dell'Interno e leader Ncd Angelino Alfano. "Riguardo le polemiche sulla fiducia - dice - quello che penso è che chi vuole utilizzare il voto segreto, magari per far cadere il governo o per metterlo in difficoltà, non si deve poi meravigliare che il governo usi la fiducia, perchè la fiducia è la risposta all'uso e l'abuso del voto segreto". "Ora - aggiunge il titolare del Viminale - si apre una fase nuova, quindi noi chiediamo al governo e alla maggioranza di modificare la riforma costituzionale, quella del Senato, e abbiamo una proposta che ha portato avanti il nostro senatore Quagliariello, che secondo noi potrebbe dare ai cittadini una possibilità maggiore di esprimersi in riferimento al Senato".