Cittadini web, come cambia la democrazia
Marco Bracconi, di MARCO BRACCONINel libro di Luigi Ceccarini "La cittadinanza online" le opportunità, i rischi e le complessità di uno spazio pubblico ridefinito ogni giorno dalle nuove tecnologie
CHE cittadini siamo? Anzi, che cittadini saremo? La risposta è complessa, tanto quanto è complicato lo snodo culturale in cui si trovano le democrazie. Ma una cosa si può dare per certa. Mai dare il concetto di cittadinanza per scontato. Perché la cittadinanza è una idea che cambia con il cambiamento dei sistemi. Una percezione collettiva e individuale che muta interagendo con la realtà. E' uno spazio che si allarga o restringe. Una prassi sottoposta alle trasformazioni economiche, sociali e tecnologiche. La cittadinanza insomma vive nel tempo. E con il tempo cambia.
Chiedersi oggi chi sono i nuovi cittadini, come si autopercepiscono e relazionano con la società e le istituzioni, non può che portare a una risposta aperta, dove per comprendere diventa necessario tenere alla giusta distanza le visioni cyberottimiste e - specularmente - quelle apocalittiche. Meglio un approccio realista, e dunque problematico,…
Chiedersi oggi chi sono i nuovi cittadini, come si autopercepiscono e relazionano con la società e le istituzioni, non può che portare a una risposta aperta, dove per comprendere diventa necessario tenere alla giusta distanza le visioni cyberottimiste e - specularmente - quelle apocalittiche. Meglio un approccio realista, e dunque problematico,…
CHE cittadini siamo? Anzi, che cittadini saremo? La risposta è complessa, tanto quanto è complicato lo snodo culturale in cui si trovano le democrazie. Ma una cosa si può dare per certa. Mai dare il concetto di cittadinanza per scontato. Perché la cittadinanza è una idea che cambia con il cambiamento dei sistemi. Una percezione collettiva e individuale che muta interagendo con la realtà. E' uno spazio che si allarga o restringe. Una prassi sottoposta alle trasformazioni economiche, sociali e tecnologiche. La cittadinanza insomma vive nel tempo. E con il tempo cambia.
Chiedersi oggi chi sono i nuovi cittadini, come si autopercepiscono e relazionano con la società e le istituzioni, non può che portare a una risposta aperta, dove per comprendere diventa necessario tenere alla giusta distanza le visioni cyberottimiste e - specularmente - quelle apocalittiche. Meglio un approccio realista, e dunque problematico, a una serie di fenomeni di natura culturale che contengono in sé nuove potenzialità e altrettanti rischi di disgregazione.
E' il punto di vista scelto da Luigi Ceccarini, docente di Scienza politica a Urbino e ricercatore di Demos, ne La cittadinanza online (Il Mulino, 229 pg.). Un saggio che affronta il tema prismatico e complesso della cittadinanza alla luce della mutazione più o meno genetica dei sistemi democratici e del loro funzionamento. Un lavoro che poggia sull'accurata ricognizione di teorie e interpretazioni del delicato passaggio dalla democrazia tradizionale a quella del mondo globale e connesso in tempo reale; e che passando per la crisi delle appartenenze, la ridefinizione dello spazio pubblico, il ruolo dimezzato dei partiti in quanto agenzie privilegiate delle dinamiche di rappresentanza punta alla definizione di un quadro nel quale appartenenza, rappresentanza e spazio pubblico non muoiono ma si ridefiniscono sulla base di comportamenti inediti e nuove categorie culturali.
Nel saggio di Ceccarini lo sviluppo di Internet, e in particolare il web 2.0, coniugandosi alla perdita di presa dei partiti e delle istituzioni in genere e alla nascita di nuove forme di socializzazione, allarga e stravolge il concetto tradizionale di spazio pubblico, nel quale si vanno costruendo da sé forme di partecipazione profondamente diverse da quelle che abbiamo conosciuto finora. Una cittadinanza non più ricondotta unicamente alla logica di gruppi sociali e culturali definiti in partenza, non più mediata dai soli mezzi di informazione tradizionali e svincolata dalla funzione assolta quasi esclusivamente dai partiti del Novecento.
Una idea dell'essere parte che sperimenta forme di disintermediazione sempre più accentuate, con esiti ancora incerti da prevedere. Dove il new citizen partecipa in modo "individualizzato", paradigma da non intendersi (o almeno non solo) come sinonimo di isolamento dal corpo sociale. E nel quale il capitale sociale - laddove c'è - si coagula e trasmette attraverso modalità liquide ma non per questo necessariamente meno efficaci.
Stiamo però parlando - e Ceccarini lo sottolinea spesso - di processi non lineari né definiti da nette cesure. Sono due mondi - off e on line - che si sovrappongono, come le generazioni politiche e i relativi habitat culturali. E che si ibridano a vicenda, come ibrida è la cittadinanza del terzo millennio. Suggestioni, e non solo, di controdemocrazia, intesa non come antipolitica ma come monitoraggio prima cognitivo e poi critico e dunque come completamento della democrazia stessa.
Deperimento, metamorfosi, arricchimento della democrazia? Illusione di partecipazione oppure appropriazione di strumenti più efficaci di intervento sulla realtà politica e sociale? Il dibattito è aperto, e lo resterà a lungo non solo perché è impossibile chiuderlo in termini ideologici, ma soprattutto in ragione del dinamismo cui qualsiasi interpretazione è oggi obbligata dalla rapidità dei cambiamenti e dalla crescita perfino contraddittoria delle opportunità tecnologiche. Così come resta aperto a ogni esito il dibattito su come i partiti possano reggere all'urto del cambiamento, avendo perduto la loro funzione di rappresentanza permanente ma conservato quella di luoghi ancora decisivi nelle campagne elettorali e nella vita parlamentare.
Con un'altra sola certezza, che dopo la lettura di questo saggio appare direttamente conseguente all'assunto di partenza. Se è vero che la cittadinanza è una idea storicamente in movimento, allora il destino di questo nuovo essere parte è nelle mani di tutti noi. Politici, burocrazie, corpi intermedi, opinione pubblica, singoli cittadini. Ognuno chiamato ad assumersi la responsabilità di costruire un presente dove i new citizen siano uomini e donne che sfruttano il loro nuovo habitat per arricchire il senso del loro stare in mezzo agli altri, e non per sostituirlo con una metafora o un simulacro digitale. Magari da usare come alibi per divincolarsi non solo dal diritto, ma anche dalla fatica di essere, appunto, cittadini.
Chiedersi oggi chi sono i nuovi cittadini, come si autopercepiscono e relazionano con la società e le istituzioni, non può che portare a una risposta aperta, dove per comprendere diventa necessario tenere alla giusta distanza le visioni cyberottimiste e - specularmente - quelle apocalittiche. Meglio un approccio realista, e dunque problematico, a una serie di fenomeni di natura culturale che contengono in sé nuove potenzialità e altrettanti rischi di disgregazione.
E' il punto di vista scelto da Luigi Ceccarini, docente di Scienza politica a Urbino e ricercatore di Demos, ne La cittadinanza online (Il Mulino, 229 pg.). Un saggio che affronta il tema prismatico e complesso della cittadinanza alla luce della mutazione più o meno genetica dei sistemi democratici e del loro funzionamento. Un lavoro che poggia sull'accurata ricognizione di teorie e interpretazioni del delicato passaggio dalla democrazia tradizionale a quella del mondo globale e connesso in tempo reale; e che passando per la crisi delle appartenenze, la ridefinizione dello spazio pubblico, il ruolo dimezzato dei partiti in quanto agenzie privilegiate delle dinamiche di rappresentanza punta alla definizione di un quadro nel quale appartenenza, rappresentanza e spazio pubblico non muoiono ma si ridefiniscono sulla base di comportamenti inediti e nuove categorie culturali.
Nel saggio di Ceccarini lo sviluppo di Internet, e in particolare il web 2.0, coniugandosi alla perdita di presa dei partiti e delle istituzioni in genere e alla nascita di nuove forme di socializzazione, allarga e stravolge il concetto tradizionale di spazio pubblico, nel quale si vanno costruendo da sé forme di partecipazione profondamente diverse da quelle che abbiamo conosciuto finora. Una cittadinanza non più ricondotta unicamente alla logica di gruppi sociali e culturali definiti in partenza, non più mediata dai soli mezzi di informazione tradizionali e svincolata dalla funzione assolta quasi esclusivamente dai partiti del Novecento.
Una idea dell'essere parte che sperimenta forme di disintermediazione sempre più accentuate, con esiti ancora incerti da prevedere. Dove il new citizen partecipa in modo "individualizzato", paradigma da non intendersi (o almeno non solo) come sinonimo di isolamento dal corpo sociale. E nel quale il capitale sociale - laddove c'è - si coagula e trasmette attraverso modalità liquide ma non per questo necessariamente meno efficaci.
Stiamo però parlando - e Ceccarini lo sottolinea spesso - di processi non lineari né definiti da nette cesure. Sono due mondi - off e on line - che si sovrappongono, come le generazioni politiche e i relativi habitat culturali. E che si ibridano a vicenda, come ibrida è la cittadinanza del terzo millennio. Suggestioni, e non solo, di controdemocrazia, intesa non come antipolitica ma come monitoraggio prima cognitivo e poi critico e dunque come completamento della democrazia stessa.
Deperimento, metamorfosi, arricchimento della democrazia? Illusione di partecipazione oppure appropriazione di strumenti più efficaci di intervento sulla realtà politica e sociale? Il dibattito è aperto, e lo resterà a lungo non solo perché è impossibile chiuderlo in termini ideologici, ma soprattutto in ragione del dinamismo cui qualsiasi interpretazione è oggi obbligata dalla rapidità dei cambiamenti e dalla crescita perfino contraddittoria delle opportunità tecnologiche. Così come resta aperto a ogni esito il dibattito su come i partiti possano reggere all'urto del cambiamento, avendo perduto la loro funzione di rappresentanza permanente ma conservato quella di luoghi ancora decisivi nelle campagne elettorali e nella vita parlamentare.
Con un'altra sola certezza, che dopo la lettura di questo saggio appare direttamente conseguente all'assunto di partenza. Se è vero che la cittadinanza è una idea storicamente in movimento, allora il destino di questo nuovo essere parte è nelle mani di tutti noi. Politici, burocrazie, corpi intermedi, opinione pubblica, singoli cittadini. Ognuno chiamato ad assumersi la responsabilità di costruire un presente dove i new citizen siano uomini e donne che sfruttano il loro nuovo habitat per arricchire il senso del loro stare in mezzo agli altri, e non per sostituirlo con una metafora o un simulacro digitale. Magari da usare come alibi per divincolarsi non solo dal diritto, ma anche dalla fatica di essere, appunto, cittadini.