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Impresentabili, Bindi: "Accuse inaccettabili, offesa l'Antimafia"

La Commissione torna a occuparsi della vicenda che ha scatenato un terremoto politico. La presidente: "Nessuna black list". E il plenum è con lei
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ROMA - La questione degli "impresentabili" continua ad animare il dibattito politico e a essere motivo di scontro. E' tornata a occuparsene la Commissione Antimafia, il cui plenum ha fatto quadrato attorno alla presidente Rosy Bindi, oggetto per giorni di polemiche per la lista degli "impresentabili" alle regionali. Solo il segretario il socialista Marco Di Lello ha provato ad attaccare e ha fatto verbalizzare, al termine della seduta, la propria contestazione alla ricostruzione fornita dalla Bindi, ma è rimasto sostanzialmente isolato. Va  comunque segnalato che come stabilito in precedenza oggi si poteva intervenire soltanto sulle comunicazioni della presidente e che il dibattito è stato rinviato a una prossima seduta.

Dal canto suo, Bindi si è tolta più di un sassolino dalle scarpe: "Le offese che ci sono state rivolte non sono un fatto personale ma toccano il cuore delle istituzioni. Si dovrà meditare per il fut…
ROMA - La questione degli "impresentabili" continua ad animare il dibattito politico e a essere motivo di scontro. E' tornata a occuparsene la Commissione Antimafia, il cui plenum ha fatto quadrato attorno alla presidente Rosy Bindi, oggetto per giorni di polemiche per la lista degli "impresentabili" alle regionali. Solo il segretario il socialista Marco Di Lello ha provato ad attaccare e ha fatto verbalizzare, al termine della seduta, la propria contestazione alla ricostruzione fornita dalla Bindi, ma è rimasto sostanzialmente isolato. Va  comunque segnalato che come stabilito in precedenza oggi si poteva intervenire soltanto sulle comunicazioni della presidente e che il dibattito è stato rinviato a una prossima seduta.

Dal canto suo, Bindi si è tolta più di un sassolino dalle scarpe: "Le offese che ci sono state rivolte non sono un fatto personale ma toccano il cuore delle istituzioni. Si dovrà meditare per il futuro su come affrontare il nostro ruolo nell'indagare su mafia e politica". Quindi ha sottolineato che, "prima ancora che infondate, le accuse di 'aver dato vita a un'iniziativa sul piano umano volgare e diffamatoria, sul piano politico infame e sul piano costituzionale eversiva' sono semplicemente inaccettabili".

A Vincenzo De Luca, il presidente eletto della Regione Campania che l'ha attaccata frontalmente per essere stato inserito nella lista degli impresentabili, pur non citandolo espressamente, Bindi ha mandato a dire che "è singolare che chi addirittura abbia lamentato la violazione della Costituzione e presentato denunce penali, sebbene si sia candidato a cariche politiche regionali, non riponga la stessa fiducia né nella massima istituzione rappresentativa, il Parlamento, né nelle informazioni acquisite presso l'Autorità giudiziaria". La presidente dell'Antimafia ha poi sottolineato come questo lavoro sia stato "il frutto di un'iniziativa largamente condivisa dai gruppi parlamentari". "Lo spirito - ha affermato - non è stato e non è quello di creare indebite black list né, tantomeno, improprie white list, bensì solamente quello di assolvere ad un compito della Commissione, stabilito dalla legge".

Per Peppe De Cristofaro (Sel), la ricostruzione della presidente "è stata ineccepibile su come si sono svolti i fatti: ne prendiamo atto". Concorde sul percorso anche Francesco D'Uva (M5S), mentre il senatore Cinque Stelle Michele Giarrusso ha sostenuto che "questa commissione ha il compito di indagare, non deve fare una ricerca bibliografica". Per il capogruppo Pd, Franco Mirabelli, "sarà in futuro un'altra la strada da seguire: l'Antimafia del resto queste liste non le ha mai fatte e un motivo ci sarà". Il senatore Enrico Buemi (gruppo 'Per le Autonomie - Psi - Maie') ha contestato a Bindi il fatto che, quando le ha chiesto se nell'elenco c'era il nome di De Luca, lei ha risposto "al momento no". Ma Bindi ha spiegato che la Procura della Repubblica presso il Tribunale di Salerno solo il 27 maggio ha fornito un riscontro relativo al caso De Luca, e che, per la sua delicatezza, lei ha inteso acquisire personalmente un ulteriore riscontro diretto la mattina di venerdì 29 maggio.

La vicenda della lista ha suscitato polemiche anche all'interno del Pd. A quanto si è appreso Bindi nei giorni scorsi aveva inviato una lettera alla Direzione del partito per ribadire la propria versione dei fatti, forse prevedendo l'affondo di De Luca che è poi arrivato. Ma quella lettera sarebbe rimasta nei cassetti di chi l'ha ricevuta.