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ROMA - Sul disegno di legge che istituisce le unioni civili, il governo prova ad accelerare. Ma è ormai inevitabile che la discussione slitti all'autunno. La decisione di Strasburgo dimostra che siamo sulla strada giusta  -  è il ragionamento di palazzo Chigi  -  e che è il momento di chiudere. "Valgono più i diritti umani o la finanziaria?", chiede Monica Cirinnà, relatrice del ddl ora all'esame della commissione Giustizia del Senato.

"Se la Bilancio ci dà il parere sulle coperture  -  spiega  -  nulla osta a cominciare a votare. Possiamo riunirci anche tre volte al giorno". In realtà, il parere del ministero dell'Economia che la commissione Bilancio dovrà vagliare è già filtrato e  -  rivelano fonti del governo  -  "non ci sono problemi né dal punto di vista fiscale né da quello previdenziale". I miliardi che secondo il leader Ncd Angelino Alfano sarebbero serviti a coprire le pensioni di reversibilità per gli omosessuali sono in realtà una cifra che si aggira tra i 5 e i 10 milioni. Del tutto sostenibile.

Per questo, ieri sera, i parlamentari pd delle commissioni Giustizia di Camera e Senato si sono riuniti in assemblea: l'incontro era stato fissato il giorno prima. Il tentativo, spinto dal governo, è quello di ottenere un consenso ampio rispetto al testo che si sta formando, in modo da impedire la cosiddetta navetta, e cioè che  -  una volta approvata a palazzo Madama  -  la legge venga ancora modificata alla Camera e debba poi ripassare nell'altro ramo del Parlamento.

La riunione serviva a capire se questo è possibile e a rassicurare sulla volontà diproseguire nonostante i probabili slittamenti. L'ingorgo di leggi ora al Senato, infatti, non fa intravedere lapossibilità di scatti in avanti. Il sottosegretario alle Riforme Ivan Scalfarotto, provato da 20 giorni di sciopero della fame, considera l'impegno preso da Matteo Renzi a Milano molto importante: "Promettere di portare in aula il ddl nella finestra tra riforme e legge di stabilità, a settembre-ottobre, è il riconoscimento che questa è un'urgenza. Ci saranno molti voti segreti, ci sarà una maggioranza trasversale com'è successo con il divorzio e l'aborto, ma il Parlamento deve darsi una mossa. Strasburgo ha certificato la nostra figuraccia internazionale".

Il senatore pd Giorgio Tonini, che lavora al progetto in commissione Giustizia, dice fermo: "Il treno è lento, ma sicuro". Sembra chiedere di non avere fretta, perché in realtà quel che i democratici hanno cercato di fare finora è tenere dentro la discussione anche l'Ncd, che al Senato ha rappresentanti agguerriti come Carlo Giovanardi e Maurizio Sacconi. Il partito di Alfano aveva due scelte: fare una battaglia di bandiera, spingendo i democratici a cercare una maggioranza alternativa, con Sel e 5 Stelle. O partecipare alle modifiche e a quella che  -  di fatto  -  è una trattativa. Il cui primo frutto è il preambolo scritto per rassicurare la parte più conservatrice dell'ala cattolica del Parlamento. Sottolineando che le unioni civili sono un istituto "originario", che quindi nulla hanno a che fare con il matrimonio. C'è poi chi spinge per cambiare la parte che riguarda le adozioni "interne" alla coppia, quelle dei figli che hanno come genitore uno dei due omosessuali uniti civilmente. Sono le uniche consentite e  -  per alcuni  -  potrebbero essere trasformate in un semplice affido.

"Ma noi restiamo fermi sulla mediazione annunciata da Renzi  -  spiega Tonini  -  sì alle adozioni dei figli naturali, no a quelle dei minori abbandonati. Non torniamo indietro rispetto a questo, così come non possiamo accettare che si neghino diritti sociali come la reversibilità". A vedere le centinaia di emendamenti presentati da Giovanardi, e a sentire i toni che in queste ore usa il capogruppo Ncd alla Camera Maurizio Lupi, sembra difficile che la maggioranza possa restare unita su un testo del genere. "Alfano ha detto che il governo non entrerà in crisi per questo  -  dice Scalfarotto  -  e allora, andiamo avanti con chi ci sta". Ci sono 1600 emendamenti da scalare. E però, spiega un senatore di lungo corso come Tonini, "davanti a una maggioranza determinata, l'ostruzionismo frena, non ferma". A questo punto, saranno la determinazione e l'unità  -  soprattutto del Pd  -  a decidere la partita.
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