ROMA - Rispettando la scadenza del 31 luglio, l'aula del Senato ha approvato il disegno di legge di riforma della Rai con 142 voti a favore, 92 contrari e nessun astenuto. Il testo emerso dopo l'esame dei singoli articoli vede il via libera all'emendamento del governo che conferisce al prossimo direttore generale, nominato con la legge Gasparri, i poteri previsti per l'amministratore delegato nella riforma, a partire dalla sua entrata in vigore. Passato, con alcune modifiche, anche l'art.2 con le nuove regole per la governance. Ma il passaggio più turbolento si è avuto sul voto all'art.4, quando l'approvazione di emendamenti di opposizione e minoranza Dem, con il parere negativo di governo e relatore, hanno affossato l'importante delega all'esecutivo per la revisione della normativa sul canone. Opposizione che già era insorta due giorni fa, quando il ministro dell'Economia Pier Carlo Padoan aveva scritto alla Commissione di vigilanza Rai per chiedere di nominare il nuovo Cda dell'azienda, in scadenza, velocemente e secondo l'ancora vigente legge Gasparri.
Il fuoco amico della minoranza Pd, coi suoi 19 contrari, ha pesato drammaticamente perché il governo sull'art.4 è andato sotto per soli tre voti. Su quel passaggio parlamentare diventato un nervo scoperto, per il Pd ma soprattutto per la maggioranza, Matteo Renzi è tornato dopo il via libera al ddl in Senato. "La legge di riforma della Rai è stata approvata in prima lettura, con qualche incidente ieri e il voto negativo su un emendamento che però non ha pregiudicato la conclusione del Senato. Vedremo se e come correggere alla Camera il testo". "Il segnale è politico, ma non ci preoccupa - spiega il premier e segretario Dem in conferenza stampa a Palazzo Chigi -. Una parte del Pd ha voluto approfittare di molte assenze per dare un messaggio, ma il nostro obiettivo non è passare il tempo a dare messaggi ma risposte ai cittadini".
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Quanto alle polemiche seguite alla richiesta di Padoan, "il rinnovo (del cda Rai con la Gasparri, ndr) si fa perchè lo prescrive la legge. Trovo surreali le polemiche nei nostri confronti. Bisogna abituarsi a rispettare le regole. La cosa scorretta sarebbe continuare con la proroga. La Rai è una grande azienda, non la si può lasciare senza una governance". Per la nomina del presidente e del direttore generale della Rai "offriremo i nomi più autorevoli e competenti che ci possano essere", aggiunge Renzi al termine del Cdm, "la Rai dovrà avere un modello alla Bbc", di "assoluta indipendenza" del servizio pubblico dalla politica.
Un incidente, il decisivo voto contrario della minoranza Pd, "nulla di grave", come aveva commentato a caldo Maria Elena Boschi alla Festa dell'Unità di Roma, perché "è già successo, colpa delle assenze e il testo potrà essere cambiato alla Camera". Ma Boschi non aveva negato l'esistenza del problema: "Avere una parte del Pd che vota contro il Pd". Mentre il leader della minoranza dem Roberto Speranza rinnova il suo appello all'unità in un tweet:
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Dopo l'approvazione, ancora Boschi esprime la soddisfazione dell'esecutivo: "Sono soddisfatta, è un primo passo importante. Il lavoro non finisce qui e probabilmente ci saranno altre modifiche alla Camera. Ma è un primo passo e sono soddisfatta". Per "modifiche alla Camera", Boschi auspica evidentemente la reintroduzione della delega al governo sulla regolamentazione del finanziamento pubblico Rai, il canone. Auspicio condiviso dal sottosegretario alle Telecomunicazioni, Antonello Giacomelli, che in conclusione del dibattito in aula ha dichiarato: "Ho la sensazione che ci rivedremo".
Il Day After della lacerazione dem coincide con il giorno in cui il Senato vota sul ddl della riforma. Maurizio Gasparri, dopo aver dedotto una rivalutazione implicita della legge che porta il suo nome dalla lettera di Padoan alla Commissione di vigilanza, rincara in aula annunciando il voto contrario di Forza Italia. "La legge che facemmo nel 2004 resterà in vigore, ne stiamo modificando soltanto un articolo" attacca Gasparri, ricordando poi come "per il rinnovo del Cda martedì si applica la mia legge anche se Renzi aveva detto in mille occasioni che con una legge simile mai si sarebbe andati avanti". A seguire, stilettata alla consigliera uscente Rai Benedetta Tobagi che su Repubblica ha criticato proprio la legge Gasparri che le ha permesso di essere eletta: "Se non la condivideva poteva dimettersi".
Particolarmente e prevedibilmente duro il Movimento 5 stelle. "Per non morire la Rai aveva bisogno di tre cose: indipendenza, onorabilità e competenza - premette il senatore Alberto Airola -. La Rai che volevamo e che non arriverà aveva bisogno di una rivoluzione completa fatta con competenza", perché il problema è un "sistema di informazione completamente asservito, anche per Mediaset e Sky". "Sui nomi d'alto profilo - aggiunge Airola riguardo i membri del nuovo Cda che saranno scelti la prossima settimana - ho sentito parlare di Todini, ma basta, vogliamo persone capaci e che la tv l'hanno fatta". "Quando saremo al Governo", conclude il senatore pentastellato, "proporremo una nostra soluzione per un servizio pubblico indipendente e non questo mostro, questo blob che tutto ingloba e non produce niente se non un popolo ancora più servo e disinformato".
Nelle dichiarazioni si manifesta da subito la contrarietà dei Conservatori e riformisti di Fitto, che con la senatrice Cinzia Bonfrisco accusa la riforma di continuare a "garantire la lottizzazione politica" e un "duopolio di carattere economico" che "nulla ha a che vedere con l'art.21 della Costituzione". Contraria anche Gal, che invece imputa a Renzi di aver "umiliato le istituzioni costringendo il Senato a votare fino a notte fonda una riforma deleteria e inconsistente, ma soprattutto inutile, perchè il nuovo Cda Rai sarà nominato con la vecchia legge Gasparri", dichiara la senatrice e copresidente dei Verdi, Paola De Pin.
Voto contrario annunciato dal senatore Jonny Crosio per la Lega Nord su un "provvedimento ancora più fallimentare di quanto si poteva presumere" ed è "impensabile - aggiunge - che siano le opposizioni a salvarlo quando TeleRenzi è stata oscurata dallo stesso Pd". La presidente del gruppo Misto-Sel, Loredana De Petris, accusa il governo di essersi ispirato al "modello bulgaro" nell'immaginare la nuova Rai, perché "questa riforma viola il principio di indipendenza e del pluralismo dell'informazione", quando "lo slogan iniziale era liberare la Rai dai partiti". E invece, prosegue De Petris, il ddl "non solo non dà una nuova mission al servizio pubblico, ma si concentra sulla governance, svelando un modello che mette la Rai in mano a governo e maggioranza".
A favore del ddl Alleanza popolare, che "voterà questo provvedimento sapendo che questo è solo il primo passaggio di una riforma importante" afferma la senatrice Laura Bianconi. Critico, ma favorevole, il Psi che con il senatore Enrico Buemi (gruppo autonomie), che è stato anche relatore del provvedimento, auspica un "ritorno al Senato" del testo, dopo il passaggio alla Camera, in un percorso necessario di approfondimento e di confronto sul "merito del testo", facendo una scelta che guardi la "qualità", "affinchè si possa ridefinire meglio l'assetto dell'azienda, che superi le aree grige, di non trasparenza".
Il fuoco amico della minoranza Pd, coi suoi 19 contrari, ha pesato drammaticamente perché il governo sull'art.4 è andato sotto per soli tre voti. Su quel passaggio parlamentare diventato un nervo scoperto, per il Pd ma soprattutto per la maggioranza, Matteo Renzi è tornato dopo il via libera al ddl in Senato. "La legge di riforma della Rai è stata approvata in prima lettura, con qualche incidente ieri e il voto negativo su un emendamento che però non ha pregiudicato la conclusione del Senato. Vedremo se e come correggere alla Camera il testo". "Il segnale è politico, ma non ci preoccupa - spiega il premier e segretario Dem in conferenza stampa a Palazzo Chigi -. Una parte del Pd ha voluto approfittare di molte assenze per dare un messaggio, ma il nostro obiettivo non è passare il tempo a dare messaggi ma risposte ai cittadini".
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Quanto alle polemiche seguite alla richiesta di Padoan, "il rinnovo (del cda Rai con la Gasparri, ndr) si fa perchè lo prescrive la legge. Trovo surreali le polemiche nei nostri confronti. Bisogna abituarsi a rispettare le regole. La cosa scorretta sarebbe continuare con la proroga. La Rai è una grande azienda, non la si può lasciare senza una governance". Per la nomina del presidente e del direttore generale della Rai "offriremo i nomi più autorevoli e competenti che ci possano essere", aggiunge Renzi al termine del Cdm, "la Rai dovrà avere un modello alla Bbc", di "assoluta indipendenza" del servizio pubblico dalla politica.
Un incidente, il decisivo voto contrario della minoranza Pd, "nulla di grave", come aveva commentato a caldo Maria Elena Boschi alla Festa dell'Unità di Roma, perché "è già successo, colpa delle assenze e il testo potrà essere cambiato alla Camera". Ma Boschi non aveva negato l'esistenza del problema: "Avere una parte del Pd che vota contro il Pd". Mentre il leader della minoranza dem Roberto Speranza rinnova il suo appello all'unità in un tweet:
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Dopo l'approvazione, ancora Boschi esprime la soddisfazione dell'esecutivo: "Sono soddisfatta, è un primo passo importante. Il lavoro non finisce qui e probabilmente ci saranno altre modifiche alla Camera. Ma è un primo passo e sono soddisfatta". Per "modifiche alla Camera", Boschi auspica evidentemente la reintroduzione della delega al governo sulla regolamentazione del finanziamento pubblico Rai, il canone. Auspicio condiviso dal sottosegretario alle Telecomunicazioni, Antonello Giacomelli, che in conclusione del dibattito in aula ha dichiarato: "Ho la sensazione che ci rivedremo".
Il Day After della lacerazione dem coincide con il giorno in cui il Senato vota sul ddl della riforma. Maurizio Gasparri, dopo aver dedotto una rivalutazione implicita della legge che porta il suo nome dalla lettera di Padoan alla Commissione di vigilanza, rincara in aula annunciando il voto contrario di Forza Italia. "La legge che facemmo nel 2004 resterà in vigore, ne stiamo modificando soltanto un articolo" attacca Gasparri, ricordando poi come "per il rinnovo del Cda martedì si applica la mia legge anche se Renzi aveva detto in mille occasioni che con una legge simile mai si sarebbe andati avanti". A seguire, stilettata alla consigliera uscente Rai Benedetta Tobagi che su Repubblica ha criticato proprio la legge Gasparri che le ha permesso di essere eletta: "Se non la condivideva poteva dimettersi".
Particolarmente e prevedibilmente duro il Movimento 5 stelle. "Per non morire la Rai aveva bisogno di tre cose: indipendenza, onorabilità e competenza - premette il senatore Alberto Airola -. La Rai che volevamo e che non arriverà aveva bisogno di una rivoluzione completa fatta con competenza", perché il problema è un "sistema di informazione completamente asservito, anche per Mediaset e Sky". "Sui nomi d'alto profilo - aggiunge Airola riguardo i membri del nuovo Cda che saranno scelti la prossima settimana - ho sentito parlare di Todini, ma basta, vogliamo persone capaci e che la tv l'hanno fatta". "Quando saremo al Governo", conclude il senatore pentastellato, "proporremo una nostra soluzione per un servizio pubblico indipendente e non questo mostro, questo blob che tutto ingloba e non produce niente se non un popolo ancora più servo e disinformato".
Nelle dichiarazioni si manifesta da subito la contrarietà dei Conservatori e riformisti di Fitto, che con la senatrice Cinzia Bonfrisco accusa la riforma di continuare a "garantire la lottizzazione politica" e un "duopolio di carattere economico" che "nulla ha a che vedere con l'art.21 della Costituzione". Contraria anche Gal, che invece imputa a Renzi di aver "umiliato le istituzioni costringendo il Senato a votare fino a notte fonda una riforma deleteria e inconsistente, ma soprattutto inutile, perchè il nuovo Cda Rai sarà nominato con la vecchia legge Gasparri", dichiara la senatrice e copresidente dei Verdi, Paola De Pin.
Voto contrario annunciato dal senatore Jonny Crosio per la Lega Nord su un "provvedimento ancora più fallimentare di quanto si poteva presumere" ed è "impensabile - aggiunge - che siano le opposizioni a salvarlo quando TeleRenzi è stata oscurata dallo stesso Pd". La presidente del gruppo Misto-Sel, Loredana De Petris, accusa il governo di essersi ispirato al "modello bulgaro" nell'immaginare la nuova Rai, perché "questa riforma viola il principio di indipendenza e del pluralismo dell'informazione", quando "lo slogan iniziale era liberare la Rai dai partiti". E invece, prosegue De Petris, il ddl "non solo non dà una nuova mission al servizio pubblico, ma si concentra sulla governance, svelando un modello che mette la Rai in mano a governo e maggioranza".
A favore del ddl Alleanza popolare, che "voterà questo provvedimento sapendo che questo è solo il primo passaggio di una riforma importante" afferma la senatrice Laura Bianconi. Critico, ma favorevole, il Psi che con il senatore Enrico Buemi (gruppo autonomie), che è stato anche relatore del provvedimento, auspica un "ritorno al Senato" del testo, dopo il passaggio alla Camera, in un percorso necessario di approfondimento e di confronto sul "merito del testo", facendo una scelta che guardi la "qualità", "affinchè si possa ridefinire meglio l'assetto dell'azienda, che superi le aree grige, di non trasparenza".