Politica

Antonello Giacomelli: "Via i partiti dalla Rai? Non si può, lo dice la Corte costituzionale"

Il sottosegretario con delega alle Comunicazioni risponde alle critiche piovute in questi giorni sulla riforma della tv pubblica approvata dal Senato

1 minuti di lettura
ROMA - "In autunno apriremo una discussione sulla mission del servizio pubblico. Ma io ho il terrore di un Parlamento che pretende di decidere quante reti deve avere la Rai e come deve organizzarle. La politica può indicare gli obiettivi, sta a chi amministra decidere come raggiungerli. Da quando siamo al governo, abbiamo sempre difeso l'autonomia della televisione pubblica". Il sottosegretario con delega alle Comunicazioni Antonello Giacomelli risponde alle critiche piovute in questi giorni sulla riforma approvata dal Senato. "Vorrei dire, decidetevi: non si può dire che l'ad ha troppo potere e contemporaneamente che la Rai deve diventare un'azienda normale".

Il comun denominatore di ogni critica è che non si è sottratta la Rai all'influenza dei partiti. Eppure lo avevate annunciato. Come risponde?
"Che non è vero. Noi ci siamo mossi seguendo due presupposti. Il primo è rispettare l'impostazione della Corte Costituzionale che stabilisce un nesso preciso tra servizio pubblico e Parlamento. Il secondo è fare in modo che questo rapporto non sia quotidiana commistione tra partiti e azienda".

E come lo eviterete?
"La riduzione dei consiglieri da 9 a 7 non è un caso: eleggendone 2 alla Camera e 2 al Senato non sarà possibile l'attuale meccanismo per cui ognuno si elegge il proprio. Ci sarà invece una spinta a cercare la persona più autorevole".

Siamo ai desiderata.
"No, perché la selezione avverrà attraverso curricula pubblici e con un'attenzione mediatica che inevitabilmente sposterà la scelta verso l'alto".

Ma perché non creare un organismo indipendente cui demandare la scelta?
"Fa molto fico invocare organismi indipendenti, ma vorrei capire cosa si intende. Le authority sono indipendenti? Ricordo a tutti che a eleggerle è sempre il Parlamento. E se creassimo una Rai indipendente dal Parlamento, la Corte sanzionerebbe. Vorrei che non si sfuggisse alla complessità del tema".

Per non fuggirla voi avete ridato al cda eletto dai partiti la facoltà di discutere le scelte dell'ad.
"Non è così, vale solo per i direttori di testata. E il parere contrario del cda per essere vincolante deve essere espresso dai due terzi dei consiglieri. Serve a fugare l'idea che il governo voglia un'occupazione manu militari dell'azienda. E su tutte le altre nomine l'ad decide in totale autonomia".

E il ruolo del servizio pubblico? Ve ne occuperete?
"La convenzione scade nel 2016. Il governo ha già approvato un documento in cui Mentana e Garimberti, se avessero fatto la fatica di leggerlo, avrebbero trovato tutte le risposte. Possiamo anticipare la discussione all'autunno, la porteremo in Parlamento. Poi faremo la riforma del canone in Finanziaria".
I commenti dei lettori